18 giugno 2019
Aggiornato 02:30
La senteza

Roberto Formigoni in carcere a Bollate. La difesa chiede i domiciliari. E' battaglia sulla «spazzacorrotti»

Erano da poco passate le 10 del mattino quando l'ex governatore lombardo, accompagnato dai suoi legali, ha varcato le porte della casa circondariale

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BOLLATE - Non c'è stato neppure bisogno di eseguire l'ordine di esecuzione della pena firmato nelle prime ore della mattinata dal sostituto procuratore generale Antonio Lamanna. Lui, l'uomo che ha governato ininterrottamente la Regione Lombardia tra il 1995 e il 2013, non poteva sopportare l'umiliazione farsi prelevare in casa dai carabinieri e di essere portato in carcere in manette, come un criminale comune. Così Roberto Formigoni ha scelto di presentarsi spontaneamente nella casa circondariale di Bollate, comune dell'hinterland milanese a Nord Ovest del capoluogo. Una decisione scontata, quella di costituirsi in un carcere «modello» come Bollate (considerato uno dei migliori dell'intero territorio nazionale) dopo la condanna a 5 anni e 10 mesi per corruzione confermata ieri dalla Cassazione nell'ambito del caso Maugeri.

Accompagnato dai suoi Legali

Erano da poco passate le 10 del mattino quando l'ex governatore lombardo, accompagnato dai suoi legali, ha varcato le porte della casa circondariale. Poi sono partite le procedure di rito: fotosegnalamento, raccolta delle impronte digitali, visite mediche e una serie di colloqui con il personale. Infine, nel tardo pomeriggio è stato portato in cella dove sconterà la sua pena insieme ad altri detenuti. E' stata trovata «la soluzione più idonea» per lui, hanno fatto sapere dal carcere.

La difesa chiede i domiciliari

Resta il fatto che Formigoni è il primo detenuto «eccellente» costretto a dover fare i conti con le norme previste dalla cosiddetta legge «spazzacorrotti»: niente benefici penitenziari e nessuna misura alternative alla detenzione ai condannati in via definitiva per reati contro la Pubblica Amministrazione. Non è un caso se già a metà mattinata era partita la controffensiva legale. Mario Brusa, storico difensore dell'ex governatore lombardo, ha infatti depositato alla procura generale richiesta di sospensione dell'esecuzione della pena e di detenzione domiciliare. La difesa chiede in sostanza di concedere all'ex presidente lombardo la possibilità di scontare la sua pena a casa. Due, in particolare, i motivi su cui si basa l'istanza: l'età anagrafica di Formigoni, che ha più di 70 anni (spegnerà le 72 candeline il prossimo 30 marzo) e l'inapplicabilità delle norme previste dalla «spazzacorrotti» che, secondo la difesa, non possono essere interpretate in senso retroattivo. In altre parole, gli avvocati di Formigoni sono convinti che la «spazzacorrotti» non possa essere applicata a chi, come l'ex governatore, è stato condannato per fatti avvenuti prima dell'introduzione della legge.

Opposto il parere del sostituto Procuratore Generale

Opposto il parere del sostituto pg Lamanna che esprimerà parere negativo alla richiesta di detenzione domiciliare. Secondo il magistrato, infatti, la spazzacorrotti è una norma che riguarda soltanto l'esecuzione della pena, materia che rientra nell'ambito dell'ordinamento penitenziario. E poichè, nel caso di Formigoni, l'ordine di esecuzione pena è scattato oggi (dopo il 31 gennaio, giorno di entrata in vigore della «spazzacorrotti»), secondo la procura generale è immediatamente applicabile. Spetterà alla Corte d'Appello di Milano a sciogliere il nodo giuridico: il verdetto dei giudici arriverà dopo un'udienza ancora da fissare.