20 maggio 2022
Aggiornato 18:00
Taccuino Quirinale

Quirinale e Sanremo, vite parallele

Alcune votazioni o lo stesso giuramento del nuovo Capo dello Stato potrebbero dunque coincidere con i giorni del Festival, addirittura sovrapporsi nelle stesse ore

Il palazzo del Quirinale
Il palazzo del Quirinale Foto: Quirinale

Per ironia della sorte, l'elezione del Quirinale coincide con il Festival di Sanremo: per il Capo dello Stato si comincerà a votare lunedì prossimo 24 gennaio; il sipario sul torneo canoro comincerà martedì primo febbraio e giovedì 3 febbraio scade il mandato di Mattarella.

Alcune votazioni o lo stesso giuramento del nuovo Capo dello Stato potrebbero dunque coincidere con i giorni del Festival, addirittura sovrapporsi nelle stesse ore (le votazioni in Parlamento dovrebbero concludersi alle 20.30). In quel caso, sarà molto interessate vedere chi vincerà la guerra dell'audience: se lo spoglio delle schede o i gorgheggi dell'Ariston.

Già si notano alcuni parallelismi: per il Quirinale è scesa in campo una «vecchia gloria» come Berlusconi (85 anni) e si vocifera di Amato (83) e Gianni Letta (86); a Sanremo si esibiranno divi stagionati come Gianni Morandi (77 anni) e Massimo Ranieri (70).

C'è poi un'analoga attenzione all'universo femminile: sul Quirinale quasi tutti i politici auspicano (almeno a parole) una presidenza «rosa» e ci sono stati appelli e raccolte di firme di intellettuali come Dacia Maraini o esponenti del mondo economico, come le imprenditrici dell'Aidda.

A Sanremo le donne, a cantanti a parte, saranno addirittura cinque, una per serata, e non si chiameranno più vallette, ma, in omaggio alla parità di genere, «co-conduttrici». Sono state scelte col bilancino del politicamente corretto: una diva baby-boomer come Ornella Muti, una star nazional-popolare come Sabrina Ferilli, una di colore come l'attrice italo-senegalese Lorena Cesarini, una resa famosa dall'interpretazione della detective non vedente Blanca come Maria Chiara Giannetta (attenzione alle disabilità) e addirittura una «non donna» come Drusilla Foer (alias Gianluca Gori, attore fiorentino travestito e platinato) che spopola sui social, in omaggio al movimento Lgbt.

La gloria assicurata da Sanremo (si veda l'exploit globale dei Maneskin, vincitori dell'anno scorso) compete con quella garantita dal Colle e se dovessimo scegliere tra i due allori ci troveremmo in imbarazzo. Del resto, chi ha detto che l'unità nazionale e la Costituzione non si possano servire anche da un palcoscenico?

Pure l'informazione sui due eventi tende a confondersi. Si assiste anzi a una curiosa inversione «stilistica»: le notizie e i commenti sulla corsa al Quirinale, con Berlusconi armato di Dudù e Dudina che tiene in scacco alleati e avversari, sfocia nel gossip e si nutre di espressioni colorite, tratte dall'immaginario dello spettacolo, come «circo equestre» (Toti), «operazione scoiattolo» (Sgarbi) che evoca Cip e Ciop, persino «drive in» (titolo dell'indimenticata trasmissione comica Mediaset con Greggio e D'Angelo) per far votare all'aperto, nel parcheggio di Montecitorio, i grandi elettori contagiati.

Per contro, l'informazione su Sanremo appare più retorica, paludata, addirittura sacrale, con Amadeus che si affaccia alla fine del Tg1 (come una volta Enzo Biagi) per elargire con enfasi oracolare al popolo dei cittadini-teleutenti le sue succulente primizie su cantanti, vallette (pardon: co-conduttrici), cover e superospiti. E se, per uscire dallo stallo politico di queste ore, completassimo l'intreccio dei generi? Basterebbe eleggere Amadeus al Quirinale e far condurre il Festival a Berlusconi. O a Draghi.