20 maggio 2022
Aggiornato 19:30
L'intervista

De Toma: «Draghi vada in tv a reti unificate e chieda scusa agli italiani»

L’onorevole Massimiliano De Toma, deputato di Fratelli d’Italia, spiega al DiariodelWeb.it i motivi che hanno indotto il suo partito a manifestare contro il green pass

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi Foto: Palazzo Chigi

Il 20 gennaio è scattato l'ennesimo giro di vite nelle misure restrittive contro il Covid-19: ora il green pass base è obbligatorio per l'ingresso dai barbieri, parrucchieri, estetisti, servizi alla persona, uffici pubblici e per le visite in carcere. Sempre il 20 gennaio è arrivata anche dalla Camera dei deputati l'approvazione definitiva del decreto sul Super green pass. E proprio lo stesso giorno Fratelli d'Italia ha deciso di scendere in piazza Montecitorio per organizzare un flash mob in cui denuncia chiaramente la sua contrarietà alla gestione della pandemia da parte del governo Draghi. Inequivocabile lo slogan: «Bugie, chiusure, contagi alle stelle. Governo un unico commento. Green pass è stato un fallimento». Il DiariodelWeb.it ha raggiunto l'onorevole Massimiliano De Toma, deputato di Fdi.

Onorevole Massimiliano De Toma, Fratelli d'Italia ha definito il green pass come un totale fallimento.
Il flash mob è stato l'atto finale di un percorso iniziato già da qualche tempo. La nostra posizione è stata la stessa fin dall'inizio: siamo d'accordo con il vaccino, ma non con il green pass. Né tantomeno con il super green pass o eventualmente con un mega green pass, mi permetta la battuta. Con le ulteriori restrizioni che sono entrate in vigore in questi giorni, capire quale certificato serva per accedere nelle varie strutture diventa veramente un risiko.

Ma oltre ad essere cervellotiche e discriminatorie, queste norme si stanno rivelando anche inefficaci. L'Oms ha certificato come, in questa fase, l'Italia sia il quarto Paese peggiore al mondo a livello di contagi.
Esatto. E le problematiche che si generano con questo sistema sono vastissime: dalla discriminazione commerciale agli ostacoli amministrativi per le comunicazioni di fine quarantena, che arrivano a distanza di giorni. Il governo fa un grande parlare del tema della digitalizzazione, per quanto riguarda i fondi del Pnrr, ma questi fatti dimostrano quanto in realtà siamo ancora indietro. Per giunta su una questione così importante.

La distanza tra ciò che viene dichiarato e la realtà è siderale. Pensiamo anche al fatto che questo governo si era presentato come quello dei «migliori»...
Da un ruolo di opposizione è fin troppo facile attaccare il governo. Ma è sotto gli occhi di tutti il fatto che l'operato del governo non abbia segnato alcuna discontinuità rispetto al precedente esecutivo Conte. È come se un commerciante ti vendesse una Ferrari e poi, quando scendi in garage, ti accorgi che la macchina non c'è. Il governo sta facendo questo.

Questa operazione ha un nome ben preciso: detta in questi termini, verrebbe da definirla una truffa. Politica, s'intende.
Diciamo che, se non si chiama così, ci si avvicina molto.

In aula lei è stato molto duro: ha chiesto le dimissioni di Speranza e le scuse pubbliche di Draghi.
Sì. Contro il ministro non ho nulla, a livello di persona, ma nel ruolo che ricopre ha manifestato delle difficoltà e non certo da oggi, ma dall'inizio della pandemia. Non dimentichiamoci dei vari passaggi intervenuti nel corso del tempo, di forma ma che fanno sostanza, come il libro che ha scritto e poi ritirato. Insomma, penso che sia del tutto inadeguato.

E il premier?
È una persona di elevata statura, ma anche lui, come chiunque di noi, può sbagliare. Quindi credo che possa tranquillamente presentarsi davanti allo schermo, a reti unificate, e chiedere scusa agli italiani. Scusarsi non è un atto di debolezza, anzi, a volte è un atto di forza.

Questa gestione della pandemia sta provocando anche conseguenze negative a livello economico per le imprese.
Si è parlato, anche nelle ultime settimane, del famoso rimbalzo del Pil. Ma non dimentichiamoci che venivamo da un momento di estrema difficoltà e chiunque, forse, si sarebbe aspettato un momento di crescita. Se la mia attività era chiusa e la riapro, è normale che l'incasso vada alle stelle.

Partendo da zero...
Appunto. Poi, però, per consolidare questo aumento, mi aspetto che nei prossimi mesi e nei prossimi anni mantengano nella realtà i buoni propositi che hanno affermato. Ci sono imprese che tuttora subiscono chiusure, come quelle legate all'intrattenimento, e non hanno ricevuto in cambio nulla se non degli eventuali, e sottolineo eventuali, ristori, che ancora non si sono visti. Stiamo scherzando sulla pelle di imprenditori che per anni, fino al 2019, hanno ottenuto incassi. Per me il 2020 e il 2021 vanno accantonati e gli aiuti vanno calcolati in base ai tre anni precedenti.

Su questa situazione si innesta anche la bomba ad orologeria del caro bollette.
Su questo sono il parlamentare più coinvolto, perché personalmente ho depositato una risoluzione, che tratta proprio della visione strategica a livello energetico nei prossimi anni. Che passa non solo attraverso il Pnrr, ma anche la volontà di semplificare le licenze. L'Italia non ha materie prime sufficienti per soddisfare il fabbisogno energetico nazionale e il nucleare non lo prendo neanche in considerazione, sia perché il referendum si espresse già decisamente in senso contrario, sia perché anche qualora si decidesse di rimetterlo in campo passeranno comunque molti anni.

E qual è allora la soluzione alternativa?
Siamo tutti d'accordo sulla strada delle rinnovabili e della decarbonizzazione, che è stata intrapresa già da diversi anni. Ma dobbiamo compiere delle scelte drastiche. Non solo potenziare il solare, l'eolico e l'idroelettrico, ma anche pensare al tema del ciclo dei rifiuti. Che può fornire un'ulteriore opportunità per mitigare questa necessità di approvvigionarsi dall'estero di energia.

L'impressione è che, però, l'attenzione del governo alle vostre proposte sia molto scarsa.
Posso essere d'accordo con il governo che, in questa fase emergenziale, servisse un'iniezione di liquidità per abbassare il prezzo delle bollette. Ma, dall'altra parte, negli ultimi anni non ho visto un interesse nei confronti delle soluzioni di lungo periodo. Di risoluzioni ne presentai un'altra già nel 2019, sui carburanti, e l'esecutivo non ha mai risposto a nulla. Noi come Fratelli d'Italia lanciamo un segnale chiaro: bisogna tornare a fare politica, ma con una visione strategica di questo Paese.

Intanto sta entrando nel vivo il conto alla rovescia per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica. Giorgia Meloni ha affermato che, se Berlusconi si facesse da parte, si potrebbero trovare convergenze più ampie. C'è ancora, nel centrodestra, la convinzione che sia lui il candidato giusto?
Sinceramente non saprei rispondere. Quello che vedo è che, con il passare del tempo, la sua posizione non si sta rafforzando. Il centrodestra dev'essere unito su una figura di patriota, che agisca nell'interesse di tutti gli italiani. So che è una frase detta e ridetta, ma è così. Sono convinto che, magari non nei primi giorni, ma negli scrutini successivi, dovrà essere messa in campo la convergenza sulla figura di un uomo o di una donna che rassicuri tutte le forze politiche.

Magari lo stesso Mario Draghi?
Si è parlato anche di questo. Io voglio solo dire che la pandemia ha messo a nudo una serie di problematiche, che noi conoscevamo già. Il prossimo presidente della Repubblica dovrà essere anche una figura smart, come la definisco io. Che capisca l'indirizzo che debba intraprendere questo Paese.