3 agosto 2021
Aggiornato 06:30
L'intervista

Gracis: «I medici che curano il Covid esistono, perché il governo li ostacola?»

Il giornalista indipendente Matteo Gracis elenca al DiariodelWeb.it tutti i dubbi emersi in merito alla versione ufficiale sul Covid-19 e sui vaccini

Il Ministro della Salute, Roberto Speranza
Il Ministro della Salute, Roberto Speranza ANSA

Fin dalle prime settimane della pandemia la versione ufficiale sosteneva che il Covid-19 fosse una malattia incurabile e che l'unica soluzione per salvarci fosse il vaccino. Eppure, con il passare dei mesi, sono emersi sempre più dubbi al riguardo. Un numero crescente di medici, molti dei quali abbiamo intervistato proprio qui sul DiariodelWeb.it, hanno raccontato di aver scoperto e sperimentato con ottimi risultati dei protocolli di terapia contro il virus. A mettere in fila queste ricerche e a porre degli interrogativi inquietanti ci ha poi pensato il giornalista indipendente Matteo Gracis. Ecco quello che ci ha detto.

Matteo Gracis, quando ha cominciato ad indagare sul Covid-19?
Me ne occupo da vicino fin dall'inizio. Non tanto perché l'argomento mi ha appassionato, quanto perché da subito ho notato una serie di anomalie nella narrazione ufficiale, che a me non tornavano. Allora ho provato a capirne di più. Naturalmente con i miei limiti: non sono né uno scienziato né un medico, ma ho chiesto il parere di coloro che hanno le competenze.

E che idea si è fatto?
Mi è parso di capire che non si trattasse tanto di una questione sanitaria, come ci è stato detto, quanto più politica ed economica. Anche lo stesso Comitato tecnico scientifico è stato tirato in ballo quando faceva comodo, per giustificare le limitazioni decise dal governo. Altre volte l'esecutivo ha operato in autonomia, contravvenendo alle indicazioni del Cts.

Quali sono le anomalie a cui faceva riferimento?
Ad esempio il dato che nel 2020 l'influenza stagionale è scomparsa. Quando dico questo, mi baso su numeri ufficiali dell'Organizzazione mondiale della sanità. Oppure la nuova esplosione dei contagi in Inghilterra, che pure è uno dei Paesi dove la campagna vaccinale è più avanzata, oltre il 50% della popolazione. O il fatto che non si sia mai parlato dell'importanza del sistema immunitario. O il motivo per cui i governi non si siano mai posti il problema di suddividere le fasce d'età, visto che la media delle persone decedute, secondo l'Istituto superiore di sanità, è di oltre 80enni con una o più patologie. Se sui bambini, gli adolescenti e i giovani questo virus è praticamente innocuo, perché non ci siamo concentrati a tutelare le fasce a rischio, lasciando vivere il resto della popolazione? Io mi chiedo soltanto il perché. Mi pongo domande a cui non ho ancora ricevuto risposte.

La domanda più rilevante è forse quella che riguarda le possibili cure.
Già da marzo dell'anno scorso, dall'inizio di questa pandemia, si diceva che l'unico modo per uscirne era con il vaccino. Come facevano le istituzioni, le autorità, i governi ad avere questa certezza granitica? Eppure da qualche mese sono iniziati ad emergere testimonianze di medici e dottori che curano i malati di Covid. Senza seguire il protocollo nazionale, che prevede la vigile attesa e il paracetamolo.

Alcuni sedicenti cacciatori di bufale hanno smentito che questo sia il protocollo.
Basta chiedere alle persone che si sono ammalate che cosa abbia prescritto loro il medico di famiglia. Quella era l'indicazione generale. Poi certo, i dottori sono liberi di seguire le cure che preferiscono, ma devono assumersene la responsabilità. E quanti sono realmente disposti a farlo?

Invece questi medici, che dichiarano di essere riusciti a curare efficacemente il coronavirus, come si sono comportati?
Curando le persone a casa, con assistenza telefonica o terapia domiciliare. Sono intervenuti subito con gli antinfiammatori, entro cinque giorni, ai primi sintomi. Senza vigile attesa, che rischia di portarti in ospedale. Lo hanno fatto prima in decine, poi in centinaia, ora in migliaia di dottori. Le due associazioni principali sono Ippocrate.org e il Comitato cure domiciliari. Uno dei due riporta un database di 70 mila persone curate nell'ultimo anno. I decessi sono stati solo sette, e tutti e sette perché sono arrivati tardi ad affidarsi a loro, cioè oltre i famosi cinque giorni.

Il governo è stato informato di questo protocollo alternativo che sembra funzionare?
Il governo lo ha ostacolato. Ha fatto ricorso contro questi dottori, che offrivano la soluzione a tutti i problemi. Specialmente a quello del sovraffollamento degli ospedali e delle terapie intensive, che era stato indicato come la criticità principale. Allora pretendo di sapere per quale motivo l'esecutivo abbia ostacolato questi medici, altrimenti devo fare io le mie ipotesi.

A quali ipotesi ha pensato?
Ce ne sono sul banco due, una peggio dell'altra. La prima: se riconoscessero ufficialmente le terapie domiciliari, dovrebbero rispondere di oltre 100 mila morti che, forse, si sarebbero potuti curare. La seconda: gli enti di controllo sui farmaci, sia la Fda negli Stati Uniti sia l'Ema in Europa, impediscono di mettere sul mercato un vaccino con procedura d'urgenza, superando i controlli di sicurezza, a meno che non sia stata trovata nessun'altra cura. Allora devo pensare che il motivo sia quello di non prendersi la responsabilità dei morti o di agevolare il vaccino?

Aleggia il sospetto che dietro ci siano i soliti interessi delle multinazionali farmaceutiche.
Che hanno curriculum da fare invidia a Pablo Escobar. Basta andare a ricercare le vicende giudiziarie di Pfizer, di Johnson & Johnson e di AstraZeneca: vengono i brividi a leggere le accuse e le sentenze. Dovremmo fidarci di aziende del genere? Che peraltro finanziano all'86% l'autorità europea dell'Ema. E dove sarebbe l'imparzialità?

Eppure avanzare dubbi di fronte a queste certezze dogmatiche sembra diventato un comportamento eretico. E dire che porre domande non dovrebbe essere antiscientifico: al contrario, dovrebbe essere il fondamento stesso della scienza.
Infatti i dubbi non fanno paura a chi fa veramente scienza, anzi. Perché permettono di mettere in discussione le ricerche fatte, di farsi domande che non erano venute in mente, di scoprire nuovi dati. L'umanità è sempre progredita così. Invece in questo momento la scienza sembra diventata una religione, in tutto e per tutto. E non lo accetto, perché stiamo parlando della nostra salute.

Quali risposte si aspetta a queste sue domande?
Voglio che il ministro Speranza faccia una conferenza stampa, o riferisca in parlamento, per dirci come mai ha ostacolato le cure domiciliari. Così ognuno avrà i suoi chiarimenti. Ma, fino a quel momento, come fa ad andare avanti a testa bassa, facendo finta di niente?