12 aprile 2021
Aggiornato 02:30
L'intervista

Mollicone: «Basta con le limitazioni alla libertà, tornare alla normalità si può»

Federico Mollicone, deputato di Fratelli d'Italia, al DiariodelWeb.it si scaglia contro le misure del governo: dalle restrizioni al lockdown, fino all'obbligo dei vaccini

Il Deputato di Fratelli d'Italia, Federico Mollicone
Il Deputato di Fratelli d'Italia, Federico Mollicone Facebook

Basta con le restrizioni, il 2021 dev'essere l'anno in cui l'Italia torni alla normalità. L'attacco più duro lanciato alla Camera contro la gestione della pandemia adottata dal governo Conte, ma anche in questi primi scampoli di vita dell'esecutivo guidato da Mario Draghi, viene dall'onorevole Federico Mollicone, deputato di Fratelli d'Italia, di cui è responsabile Cultura e Innovazione nonché capogruppo in settima Commissione. Il DiariodelWeb.it lo ha raggiunto per raccogliere il suo punto di vista, drasticamente contrario alle limitazioni della libertà, al lockdown e all'obbligo vaccinale.

Onorevole Federico Mollicone, chi si aspettava un cambio di passo nella gestione sanitaria e politica della pandemia tra il governo Conte e quello Draghi è rimasto subito deluso.
Il governo Draghi, sin dall’inizio, si è posto in forte continuità col governo Conte. Una maggioranza frutto di mille compromessi, nella quale si è dato nuovamente spazio a moltissimi ministri del precedente esecutivo. Ai nostri occhi appare paradossale che si sia garantita una poltrona a chi in passato aveva già dato prova di non saper gestire l’emergenza pandemica. Ed ancor più assurdo è il fatto che, ad un anno dall’inizio delle misure restrittive nazionali, ancora non si sia fatto nulla per garantire la riapertura di ristoranti e palestre. Sono sempre stato in prima linea, e sempre lo sarò, per chiedere rispetto per i gestori di queste attività, ai quali il governo ha voltato le spalle. Come abbiamo sempre detto, Fratelli d’Italia farà una opposizione patriottica, che metta prima di tutto il bene della Nazione: proprio per questo motivo mal tolleriamo qualsiasi governo che colpisce i cittadini e non tutela la salute ed il benessere economico.

L'emergenza Covid-19, se di emergenza si può ancora parlare dopo un anno, può giustificare una compressione così forte alle libertà come quella imposta dal lockdown, dal divieto agli spostamenti e alla vita relazionale?
Siamo stanchi di Dpcm che vanno a togliere ai cittadini i diritti fondamentali. Non si può pensare di vietare la libertà agli italiani, anche perché – come sottolineato da moltissimi esperti – dovremo imparare a convivere col Covid. Emergenza che non si risolverà all’oggi al domani, ma che richiederà anni. Si può combattere questo nemico anche senza limitare le libertà fondamentali.

Alla Camera lei ha detto: il 2021 «dev'essere l'anno del ritorno alla normalità», cioè della convivenza con il virus. Come se lo immagina, o quantomeno come lo auspicherebbe?
Tornare alla normalità si può. Oltre ad un’accelerazione nella campagna vaccinale lo si può fare con un parallelo allentamento delle misure restrittive: ciò non vuol dire non prestare attenzione alla possibile diffusione del virus, ma permettere che dal divieto di spostamento si possa passare a politiche che promuovano comportamenti prudenziali e responsabili. Meno divieti, maggiore sensibilizzazione. La stessa cosa non vale solo per i cittadini, ma anche per tutte le aziende che necessitano di riaprire, prima che sia troppo tardi e che il tessuto economico italiano crolli irreversibilmente.

Quali sono i motivi per i quali la campagna vaccinale procede ancora così a rilento?
I tempi con le quali si sta procedendo, a passo di lumaca, alla campagna vaccinale, sono figli delle lungaggini burocratiche dell’Unione europea. Mentre Paesi come Regno Unito, Israele e Stati Uniti stanno garantendo una campagna vaccinale che possa riportare i cittadini ad una piena normalità nel giro di pochissimi mesi, qua il quadro appare incerto e nebuloso, per colpa di una Commissione europea che ha compiuto numerosi errori nella gestione delle forniture e della logistica. Vogliamo – come sottolineato dal piano presentato da Fdi – un’accelerazione delle pratiche amministrative, che potrebbe passare dalla formazione di un comitato di esperti per valutare il prodotto. In tal modo, come ho già sottolineato sui miei canali di comunicazione e nelle aule parlamentari, si potrebbero prenotare subito le dosi necessarie e predisporre gli impianti di futura produzione di farmaci e vaccini.

Lei ha evidenziato un'anomalia nel numero di reazioni avverse ai vaccini registrate in Italia. Di cosa si tratta?
Sul sito ufficiale della banca dati europea si può risalire ai dati statistici, aggiornati al 6 marzo, sulle reazioni avverse al vaccino Pfizer. Andando a controllare i dati per singoli Stati non può che risaltare subito che in Italia le reazioni avverse a questo farmaco sono state maggiori che in qualsiasi altro Paese comunitario. È un forte campanello d’allarme per il nostro sistema sanitario, che sta dimostrando di non essere in grado di garantire il rispetto degli standard di conservazione di questo farmaco. Siamo l’anomalia europea e ci perplime il silenzio che sta circondando tutto ciò. Il ministro competente dovrebbe dare maggiori spiegazioni a riguardo, facendo sì che i cittadini possano avere chiare e risposte, che possano togliere le preoccupazioni che circondano l’attuale campagna vaccinale.

L'obbligo vaccinale, magari surrettiziamente imposto tramite il passaporto vaccinale, rischia di rappresentare un'ulteriore limitazione alla libertà, e un grande affare per le multinazionali del farmaco?
Il grande affare è evidente dalla stipulazione dei contratti milionari, subito secretati, che queste aziende hanno firmato con l’Unione europea. Mentre noi stiamo affrontando una crisi pandemica senza precedenti nella società occidentale contemporanea, queste aziende volano in borsa, garantendo enormi profitti agli azionisti. Per quanto riguarda la prima parte della domanda, ribadisco – in linea con la posizione portata avanti da Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia – che ogni cittadino deve essere libero di scegliere il vaccino che ritiene più efficace, Le parole del ministro Speranza, che vanno in direzione opposta a quel che chiediamo, ci fanno allarmare: negare la libertà di scegliere il proprio vaccino genera una maggior sfiducia verso la campagna vaccinale, allontanandoci ancor di più dal raggiungimento dell’obiettivo, e limita le libertà personali.

Settori come quello dello spettacolo, della cultura e dello sport sembrano essere stati dimenticati dal governo, o comunque ritenuti di secondaria importanza, quasi superflui. Lei, invece, ha speso molti appelli a loro favore. Di che cosa avrebbero bisogno in questa fase?
Riaprire questi settori in sicurezza è possibile e necessario. Tutti i cittadini che lavorano in questo campo hanno subìto moltissimi danni economici per colpa delle misure restrittive, e non possiamo permetterci di vessare ulteriormente queste attività. Siamo stati, sin dallo scorso anno, l’unica forza politica ad aver denunciato questa situazione e continueremo ad invocare la riapertura di palestre, centri sportivi, cinema e teatri. Attraverso accordi con la Protezione civile, la Croce rossa italiana e le associazioni di volontariato, si può riaprire in assoluta sicurezza, garantendo il tracciamento ed il distanziamento. Abbiamo presentato un emendamento alla Camera per chiedere la ripresa delle attività nelle zone gialle ma è stato respinto.

Lei ha denunciato l'attribuzione da parte di Draghi di una consulenza sul Recovery Plan alla società McKinsey. Perché ciò rappresenta un'anomalia?
In qualsiasi Stato democratico a dover prendere le decisioni dovrebbero essere sempre le istituzioni elette tramite il voto dei cittadini. Il parlamento deve essere centrale per l’elaborazione del Pnrr e per lo stanziamento dei fondi destinati ai settori dell’innovazione, della cultura, dello sport e dell’editoria. Invece – ponendosi in forte continuità con il precedente governo Conte – Draghi, affidandosi a McKinsey, società privata, ha posto in secondo piano l’importanza delle Camere. Come Fratelli d’Italia non possiamo tollerare che le decisioni di un privato straniero possano valere più di quelle degli eletti dal popolo. Sta al parlamento e alla pubblica amministrazione indirizzare i progetti e le modalità di spesa. E proprio per tali motivi – e per garantire il rispetto della sovranità popolare garantita dalla Costituzione – ho presentato un’interrogazione affinché si faccia luce su questa consulenza.

Teme che il recente inasprimento delle restrizioni possa essere l'anticamera del rinvio delle elezioni amministrative?
I dati del Lazio parlano chiaro, sarebbero da zona arancione. Non vorremmo che fossero utilizzati come giustificazione per il rinvio delle elezioni amministrative. Solo in Italia il Covid ha letteralmente «sospeso» la democrazia.