20 febbraio 2019
Aggiornato 08:00
Islam

Aggressione alla moschea, Meloni: «Difendiamo le nostre libertà, chi non è d'accordo torni a casa sua»

Abbiamo incontrato Giorgia Meloni a un flash mob organizzato da Fratelli d'Italia di fronte alla moschea romana davanti alla quale sono stati aggrediti due ragazzi che si baciavano. Ecco cosa ha detto ai nostri microfoni

ROMA - Abbiamo incontrato Giorgia Meloni davanti alla moschea (abusiva) di via di S. Vito, nel quartiere di piazza Vittorio, uno dei più multietnici della Capitale. Proprio lì, il giorno prima un ragazzo originario del Mali ha aggredito una coppia che si stava scambiando effusioni di fronte al luogo di culto, evidentemente ritenendo quelle manifestazioni di affetto poco rispettose e fuori luogo. Così, gli attivisti di Fratelli d'Italia, dopo la ben più impegnativa tre giorni romana di Atreju, hanno improvvisato un flash mob intitolato "Baci e abbracci da Roma", per difendere i valori italiani e dire no all'islam radicale in Italia.

No alla sharia in Italia
«La Germania è solo l'ultimo caso di un popolo che si ribella all'islamizzazione forzata dell'Europa, alla politica delle porte aperte. Lo facciamo anche noi qui in Italia, con una manifestazione davanti alla moschea di fronte alla quale ieri sono stati aggrediti due ragazzi perché si scambiavano effusioni in pubblico, per dire che qui non vincerà mai la Sharia», ha detto Meloni. «Noi siamo una nazione laica, libera, e non intendiamo tornare indietro sui valori che abbiamo conquistato», ha aggiunto.

Islamizzazione forzata
Parlando ai nostri microfoni, la presidente di Fratelli d'Italia ha spiegato le ragioni del flash mob, «nel quale simbolicamente abbiamo deciso di scambiarci pubblicamente baci e abbracci» proprio in segno di protesta rispetto alla vicenda dei due ragazzi aggrediti. «Siamo venuti qui per dire che in Italia non vigerà mai la Sharia, che siamo uno Stato laico, che rifiutiamo il processo di islamizzazione forzata dell'Europa, che difendiamo le nostre libertà, le nostri culture e tradizioni, e chi è contrario a quelle libertà, culture e tradizioni può liberamente tornare a casa sua».

Moschee finanziate dall'Arabia saudita
«Io condanno il tentativo di conculcare le nostre libertà, e ovviamente c'è il problema della diffusione nella nostra società di dottrine fondamentaliste che in sé predicano il tentativo di conculcare quelle libertà», ha spiegato. «Noi dimentichiamo che nella gran parte di questi centri culturali e nella gran parte delle moschee che aprono da noi sono finanziate da nazioni come l'Arabia saudita». Meloni ha quindi specificato: «L'Arabia saudita è una nazione in cui vige la dottrine wahabita di interpretazione del Corano che prevede la pena di morte per apostasia, la lapidazione per adulterio, la pena di morte per omosessualità, eccetera», ha ricordato la leader di FdI. «Io non voglio che queste teorie prendano piede a casa mia», ha concluso.