9 dicembre 2022
Aggiornato 04:00
Giustizia

Verbali di Amara, il pm di Milano Paolo Storari assolto. Il gup di Brescia: «Il fatto non costituisce reato»

E' una sentenza di assoluzione il primo verdetto sul caso del passaggio di mano e della successiva diffusione dei verbali segreti dell'avvocato siciliano Piero Amara con le sue rivelazioni sull'esistenza della cosiddetta «Loggia Ungheria»

Verbali di Amara, il pm di Milano Paolo Storari assolto
Verbali di Amara, il pm di Milano Paolo Storari assolto Foto: Massimo Percossi ANSA

BRESCIA - «Il fatto non costituisce reato». E' una sentenza di assoluzione il primo verdetto sul caso del passaggio di mano e della successiva diffusione dei verbali segreti dell'avvocato siciliano Piero Amara con le sue rivelazioni sull'esistenza della cosiddetta «Loggia Ungheria», un'associazione segreta in grado di pilotare nomine nella magistratura e nei più importanti incarichi pubblici. Il gup di Brescia, Federica Brugnara, ha infatti assolto il pm di Milano Paolo Storari dall'accusa di rivelazione del segreto d'ufficio, bocciando la richiesta di condanna a 6 mesi avanzata dai pm Donato Greco e Francesco Milanesi.

Per l'avvocato Paolo Della Sala, difensore del magistrato milanese, è la dimostrazione che «la buona fede di Storari era stata riconosciuta dalla stessa Procura della Repubblica». L'assoluzione, ha puntualizzato ancora il legale, «è la decisione più corretta» e segna il primo punto fermo di una «battaglia veramente difficile». La sua speranza è che questo verdetto «ponga fine a questo calvario a cui Storari è stato sottoposto per aver fatto il proprio dovere».

Storari è il magistrato che a fine 2019 indagava sul finto complotto contro l'ad di Eni Claudio Descalzi che sarebbe stato architettato dallo stesso Amara per screditare - attraverso alcune denunce alle procure di Trani e Siracusa - il lavoro dei magistrati milanesi Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro titolari del fascicolo di indagine sulla presunta maxi corruzione di Eni e Shell in Nigeria. Fu l'avvocato siciliano, in un interrogatorio del dicembre 2019, a parlargli per la prima volta della «Loggia Ungheria», facendo anche i nomi dei presunti componenti dell'associazione segreta. Una rivelazione esplosiva che, secondo il pm Storari, andava verificata con iscrizioni nel registro degli indagati. Ma le sue richieste di procedere tempestivamente con indagini mirate sarebbero state ignorate dai vertici della procura Milano. Così Storari, come forma di «autotutela» di fronte al presunto «immobilismo» dei suoi diretti superiori, nell'aprile 2020 decise di consegnare brevi manu tutti i verbali di interrogatorio di Amara all'allora consigliere del Csm Piercamillo Davigo, ma senza la lettera formale di accompagnamento.

Un passaggio di mano di verbali di interrogatorio coperti da segreto che ha travolto non soltanto Storari e Davigo (prima indagati e poi finiti sotto processo a Brescia, procura competente nelle indagini che coinvolgono «toghe» in servizio a Milano) ma anche i vertici della procura di Milano. Sempre a Brescia era infatti stata avviata anche un'indagine nei confronti dell'ex procuratore Francesco Greco (in pensione dal novembre scorso) non soltanto per la gestione del fascicolo sulla Loggia Ungheria ma anche per quella del procedimento sulla presunta maxi corruzione di Eni e Shell in Nigeria (processo che si è chiuso con l'assoluzione dell'ad di Eni, Claudio Descalzi, del suo predecessore Paolo Scaroni e di tutti agli altri imputati e dove sarebbero stati nascosti video e documenti favorevoli alle difese). Ma il fascicolo che vedeva l'ex capo della procura di Milano indagato per omissione d'atti d'ufficio è stato archiviato su richiesta degli stessi magistrati bresciani. E a Brescia risultano sotto accusa per rifiuto d'atti d'ufficio anche il procuratore aggiunto di Milano, Fabio De Pasquale, e il pm Sergio Spadaro, i due magistrati titolari del fascicolo di indagine Eni Nigeria.

Un caso delicato, dunque, in cui l'assoluzione di Storari rappresenta un primo punto fermo. Resta da capire quanto la sentenza su Storari peserà nel processo che vedrà sul banco degli imputati l'altro protagonista della vicenda, l'ex consigliere del Csm Davigo. Mentre Storari ha infatti scelto il rito abbreviato (processo a porte chiuse basato sugli atti di indagine con sconto di un terzo della pena), il magistrato simbolo della stagione di Tangentopoli ha imboccato la strada del processo ordinario. Per lui il dibattimento prenderà il via il 7 aprile prossimo davanti al Tribunale di Brescia.