17 gennaio 2022
Aggiornato 03:00
Covid-19

Nino Cartabellotta: «Alcuni tamponi rapidi hanno un'affidabilità pari al lancio di una moneta»

Il Presidente della Fondazione Gimbe: «Circolazione virus alta, difficile scuola in presenza. Serve incrementare la copertura vaccinale nelle fasce di età scolari»

Tamponi rapidi
Tamponi rapidi ANSA

I tamponi rapidi sono affidabili come i tamponi molecolari? «La risposta è assolutamente no», così il presidente della fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta che ospite di Rtl 102.5 a Non Stop News ha spiegato: «Il tampone molecolare fatto nel momento giusto ha una sensibilità di identificare il soggetto positivo prossima al 95/97%. L'antigenico o rapido, nella migliore delle situazioni, ha una sensibilità intorno al 70%, quando poi si scende di qualità di prodotto la sensibilità arriva al 50%».

«Il complemento alla sensibilità - ha proseguito il presidente della Fondazione Gimbe - è il falso negativo, è ovvio che noi stiamo utilizzando tanti tamponi rapidi che hanno un'affidabilità nell'identificare i soggetti positivi molto molto bassa, alcuni pari al lancio di una moneta. Questo creerà dei problemi. Sapete bene che quando ci sono numeri così alti è molto difficile riuscire a effettuare tutte quelle che sono le procedure standard in tutte le persone».

«Una cosa che consiglio - ha aggiunto - è che la persona vaccinata, se sta bene e se è asintomatica, non faccia il tampone periodicamente. C'è stata una corsa ai tamponi forse eccessiva nel corso del periodo natalizio, inevitabilmente questo sta saturando anche il problema del testing».

«Circolazione virus alta, difficile scuola in presenza»

«Con questa circolazione virale sarà molto difficile mantenere le classi in presenza», lo ha sottolineato il presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, aggiungendo però che serve incrementare la copertura vaccinale nelle fasce di età scolari.

Cartabellotta ha parlato dell'impennata dei contagi: «Ieri i dati aggiornati al 4 gennaio documentavano un incremento del 153% dei casi rispetto alla settimana precedente, in dettaglio siamo passati da circa 320mila della settimana dal 22 al 28 a 810mila della settimana dal 29 al 4. Questi dati sono scaduti immediatamente perché, sommando i nuovi contagi del 5 e del 6 gennaio, abbiamo già raggiunto 418mila ulteriori nuovi casi, praticamente in due giorni abbiamo fatto quasi la metà dei casi dell'intera settimana precedente. Questo ci dà l'idea che, a prescindere dal numero aumentato dei tamponi, siamo comunque in una fase estremamente diffusiva del contagio nel nostro Paese».

E «lo dice il tasso di positività dei tamponi: il tasso di positività del molecolare è al 24% e quello del tampone antigenico ha superato l'8%. Sono dati che ci dicono che il virus sta circolando tantissimo. Che problema può farci questa circolazione? Vero è che la variante Omicron nel singolo soggetto può dare una malattia meno grave, un 40% in meno di probabilità di ospedalizzazione, ma è anche vero che con questi numeri assoluti, se circa l'1 per cento va in ospedale e l'1 per mille va in terapia intensiva, stiamo discutendo di numeri assoluti molto elevati. Ieri sera avevamo quasi 14mila pazienti in area medica e quasi 1470 in terapia intensiva. L'ondata ospedaliera di questa impennata di contagi la vedremo nelle prossime settimane, in alcune regioni si cominciano già a vedere ospedali da campo, zone nere, insomma una situazione un po' critica».

A fronte di questa circolazione virale, si pone il problema della scuola. «A metà settembre - spiega Cartabellotta - noi pubblicammo il report sulla sicurezza covid nelle scuole, dove c'erano due elementi fondamentali richiesti: investire sui sistemi di areazione e ventilazione, non fatto, e introdurre un sistema di screening sistematici, anche questo non fatto. Diciamo che quello che si doveva fare si sapeva già. Ora si è puntato tutto sulle vaccinazioni, ma per ciò che riguarda la fascia 5/11 anni abbiamo fatto in tre settimane circa 400mila vaccinazioni. Per qualcuno sono tante ma in realtà ci sono ancora 3 milioni e 200mila bambini da vaccinare. Ne rimangono ancora 900mila della fascia 12/19 anni. Questo periodo natalizio doveva essere utilizzato per investire al meglio nella comunicazione e nella vaccinazione di tutta la fascia 5/19 anni che avrebbe ripreso le scuole».

Per Cartabellotta «non si può continuare con lo slogan 'niente Dad, scuola sicura' perché questo di fatto non è possibile in un momento di circolazione di un virus che raddoppia i casi ogni due giorni. È evidente che quello che stanno chiedendo i presidi, ovvero utilizzare queste due settimane per potenziare la vaccinazione, è ragionevole».

«Però - conclude il presidente della Fondazione Gimbe - due settimane di Dad senza nessun intervento di incremento delle coperture vaccinali in queste fasce d'età può lasciare il tempo che trova. È evidente che con questa circolazione virale sarà molto difficile mantenere le classi in presenza».