25 settembre 2021
Aggiornato 23:00
La crisi del Covid

«Possibile vaccini sotto 12 anni a novembre. Paure genitori? Infondate»

Lo afferma Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico e presidente del Consiglio superiore di sanità, in una intervista a La Stampa

«Possibile vaccini sotto 12 anni a novembre. Paure genitori? Infondate»
«Possibile vaccini sotto 12 anni a novembre. Paure genitori? Infondate» Pixabay

«E' importante coprire anche la fascia sotto i 12 anni di età», i bambini con i vaccini sperimentali anti Covid. «La sperimentazione è in fase molto avanzata e la documentazione verrà vagliata delle agenzie regolatorie, Ema, Agenzia europea per i medicinali, e Fda, Food and Drug Administration, da cui deve arrivare l'autorizzazione definitiva. Se la valutazione sarà positiva, potremmo aspettarci l'approvazione entro novembre, anche se si tratta di una stima approssimativa». Lo afferma Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico e presidente del Consiglio superiore di sanità, in una intervista a La Stampa.

Sui bambini «la sperimentazione sta riguardando due vaccini a Rna messaggero, Pfizer e Moderna». Non ha dubbi: le paure dei genitori «sono infondate», perché «la vaccinazione in questa fascia di età con questa tipologia di vaccini è sicura. I benefici sono maggiori dei rischi».

Quanto ai mesi a venire «certamente sarà un autunno diverso da quello del 2020 perché sono state effettuate molte vaccinazioni. Oggi la maggior parte delle persone ricoverate non è vaccinata oppure ha ricevuto una sola dose».

Terza dose, Locatelli «prudente»

Infine sulla terza dose il coordinatore del Cts mostra una certa prudenza. «E' ancora oggetto di riflessione, in quanto non vi sono evidenze di quanto duri la protezione conferita dai vaccini. Non è infatti escluso che la risposta immunitaria superi i dieci mesi. Sono quindi cauto sulla necessità di una terza dose per le persone molto anziane, mentre va raccomandata per i soggetti con una ridotta funzionalità del sistema immunitario, con patologie autoimmuni o pazienti oncologici».

Su questo è invece più convinto Sergio Abrignani, immunologo dell'Università di Milano e membro dello stesso Cts, che in una intervista a La Repubblica afferma: «potrebbe servire a dare un boost, cioè un potenziamento della risposta immunitaria, a chi ha già chiuso il ciclo. Sappiamo, grazie all'esperienza su altri vaccini, come quello contro l'epatite B, che una nuova somministrazione dà un rinforzo rispetto alle prime due dosi».

«Sarà utile ad esempio per chi ha risposto poco al primo ciclo di vaccinazione ma anche per chi ha ancora un'ottima copertura, perché potrebbe servirgli a prolungare la memoria immunologica. Paesi come Israele, Francia, e ora anche gli Usa si stanno muovendo», rileva.