28 settembre 2021
Aggiornato 00:30
La crisi del Covid

Coronavirus in Italia, il bollettino e le notizie di oggi 9 marzo

Da ieri 19.749 nuovi casi. Effettuati 345.336 tamponi. Si contano 376 decessi. 5.668.373 le dosi di vaccino somministrate in totale. Rezza: «Con 240mila dosi di vaccino al giorno normalità in 7-13 mesi»

Coronavirus in Italia, il bollettino e le notizie di oggi 9 marzo
Coronavirus in Italia, il bollettino e le notizie di oggi 9 marzo ANSA

E' di 19.749 nuovi casi il bilancio delle ultime 24 ore della pandemia in Italia. Con 376 vittime. Sono i dati appena diffusi dal Ministero della Salute che parlano anche di 12.999 guariti. 345.336 i tamponi processati con un tasso di positività al 5,7% (-1,8%). Gli attualmente positivi sono 478.883, 453.734 dei quali si trovano in isolamento domiciliare, 22.393 sono ricoverati con sintomi, mentre 2.756 sono ricoverati in terapia intensiva: 278 gli ingressi nelle ultime 24 ore. 5.668.373 le dosi di vaccino somministrate in totale.

Rezza: «Con 240mila dosi di vaccino al giorno normalità in 7-13 mesi»

«Abbiamo di recente messo a punto con l'Istituto Superiore di Sanità e la Fondazione Bruno Kessler un modello matematico per capire quando potremo tornare a una pseudo-normalità. Se assumiamo che il vaccino protegga dall'infezione almeno per 2 anni, vaccinando 240.000 persone al giorno riusciremmo in 7-13 mesi a tornare alla normalità. A patto che non venga effettuato alcune rilassamento delle misure di distanziamento». Lo ha spiegato Giovanni Rezza, direttore generale della prevenzione del Ministero della Salute, durante in audizione davanti alla Commissione Igiene e Sanità del Senato.

«Certamente i caregiver dovranno avere priorità nelle vaccinazioni. Su questo non ci piove. Anche perchè - ha ricordato - ad esempio nel caso di bambini immunodepressi il vaccino pediatrico non c'è. Quindi necessariamente bisogna vaccinare chi si prende cura dei pazienti. Ma - ha sottolineato - vanno vaccinate prioritariamente tutte quelle persone che hanno rischio maggiore per 'setting', nel senso che si trovano a contatto con persone o situazioni a rischio».

Lo Sputnik V prodotto in Italia da luglio

Firmato il primo accordo in Europa tra il fondo governativo russo e la società ADIENNE Pharma&Biotech per la produzione in Italia del vaccino Sputnik V. Lo fa sapere la Camera di Commercio italo-Russa (CCIR) che, con lo scopo di contribuire allo sviluppo della collaborazione economica, commerciale, tecnica, giuridica, scientifica e culturale tra l'Italia e la Federazione Russa, già dal mese di ottobre 2020, con il supporto dell'Ambasciata Italiana a Mosca, ha promosso incontri tra imprese italiane ed europee con le controparti istituzionali russe per verificare le opportunità in termini di cooperazione relative alla produzione del vaccino russo Sputnik V in Italia.

Negli ultimi mesi del 2020, l'impresa italiana associata Adienne Srl, parte della multinazionale ADIENNE Pharma&Biotech fondata e presieduta da Antonio Francesco Di Naro, con il supporto della Camera di Commercio Italo-Russa, ha promosso un accordo strategico per la produzione in loco del vaccino russo anticovid Sputnik V.

Nelle scorse ore l'amministratore delegato Kirill Dmitriev del Russian Direct Investment Fund (RDIF) ha confermato di aver raggiunto un accordo con l'azienda ADIENNE Pharma&Biotech per la produzione dello Sputnik V in Italia, siglando il primo contratto europeo per la produzione locale del vaccino. La partnership permetterà di avviare la produzione già dal mese di luglio 2021, il processo produttivo innovativo aiuterà a creare nuovi posti di lavoro e permetterà all'Italia di controllare l'intero processo di produzione del preparato. Questo permetterà la produzione di 10 milioni di dosi entro la fine dell'anno.

Parisi (Lincei): «Varianti più contagiose, immunizzare 80% popolazione»

«Le nuove varianti del virus SarsCoV2 sono più contagiose e di conseguenza si può stimare che per raggiungere l'immunità di gregge non basta rendere immune il 60% della popolazione, come si stimava all'inizio dell'epidemia», ma «bisogna arrivare a rendere incapace di trasmettere il contagio l'80% della popolazione». Lo ha detto il presidente dell'Accademia dei Lincei, Giorgio Parisi, in audizione davanti alla Commissione Igiene e Sanità del Senato.

«Le categorie ad alto rischio, sopra gli 80 anni e con patologie vanno vaccinate con vaccini a mRNA, la decisione su quale vaccino assegnare alle altre categorie dipende anche dalle altr misure di contenimento e dall'evoluzione pandemica. Ogni soluzione ha vantaggi e svantaggi - ha sottolineato -. Se l'epidemia si riducesse enormemente in un paio di mesi, la maggiore riduzione di mortalità si otterrebbe vaccinando subito le persone fra i 65 e i 79 anni con qualunque vaccino fosse disponibile. Se l'epidemia continuasse a questo livello per svariati mesi, la maggiore riduzione di mortalità si otterrebbe vaccinando le persone tra i 65 e i 79 anni con Pfizer».

Bisogna «vaccinare tutto il mondo per arrivare ad una immunità di gregge planetaria». E' necessario, ha sottolineato, agire anche negli altri Paesi: «Non è sono un dovere morale bloccare l'epidemia nel terzo mondo: è una questione di pura autodifesa», perché «fino a quando l'epidemia continuerà su larga scala il virus continuerà a mutare, diventando più contagioso».

Bassetti: «Servono siti da 5 o 6 mila dosi al giorno»

«Ci vogliono siti da 5000-6000 dosi di vaccini al giorno che lavorino almeno su 12-14 ore al giorno. Occorre semplificare il consenso informato e la procedura per somministrarlo. Ci vuole meno burocrazia: si faccia un Dpcm su questo non solo sui lockdown più o meno rossi. Ci vuole un cambio radicale nell'organizzazione logistica. Stiamo ancora passeggiando, dobbiamo correre, correre veloci». Lo scrive su Facebook l'infettivologo genovese Matteo Bassetti.

«Mentre in Italia si pensa che l'unica ricetta per arginare il Covid sia il lockdown più o meno duro e qualcuno continua a dire che bisogna fare più tamponi per uscire dall'emergenza - sottolinea il direttore della Clinica di malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova - io guardo ai dati della campagna vaccinale».

«Ad oggi in Italia - spiega Bassetti - abbiamo somministrato 5.560.000 dosi di vaccino, ovvero circa 77.000 dosi al giorno. Abbiamo fatto 8,96 dosi di vaccino Covid ogni 100 abitanti e siamo oltre il 45mo posto della classifica mondiale. Vi sembra che stia funzionando? A me no. Dobbiamo cambiare passo - conclude l'infettivologo - ci vuole più coraggio e pensare che siamo in emergenza».

«Il Covid è come camminare su una lastra di ghiaccio« (lo pneumologo Nava)

Secondo Stefano Nava, pneumologo dell'ospedale Sant'Orsola di Bologna, con il Covid è «come camminare su una lastra di ghiaccio sottile. Con il Covid - spiega Nava in una intervista al Corriere della Sera - non esiste la diagnosi certa. In ogni momento si può virare verso il meglio o il peggio. Avere la febbre alta per 13 giorni di fila non è certo rassicurante. Non lo è stato per me, non lo è per qualsiasi altro malato».

«Oggi - continua Nava spiegando le differenze tra le varie ondate - il malato ti scappa in un tempo molto più veloce. Un giorno ha parametri da dimissione, quello seguente viene intubato. Nella primavera del 2020 c'erano focolai più grandi. La bocciofila di Medicina, il corriere della Bertolini. Adesso invece abbiamo tantissimi cluster familiari. E a causa delle varianti, una età media più bassa di 10-12 anni».