17 giugno 2021
Aggiornato 00:30
Vaticano

«Non ci sono due Papi. Il Papa è uno solo...»

Lo dice il Papa emerito Benedetto XVI in un colloquio con il Corriere della Sera dal monastero di clausura Mater Ecclesiae, il luogo dove si è ritirato e dove abita lontano da tutto dal marzo del 2013

Papa Francesco con il Papa Emerito, Benedetto XVI
Papa Francesco con il Papa Emerito, Benedetto XVI ANSA

«Non ci sono due Papi. Il Papa è uno solo...». Lo dice il Papa emerito Benedetto XVI in un colloquio con il Corriere della Sera dal monastero di clausura Mater Ecclesiae, il luogo dove si è ritirato e dove abita lontano da tutto dal marzo del 2013.

«E' stata una decisione difficile. Ma - spiega a 8 anni da quei fatti - l'ho presa in piena coscienza, e credo di avere fatto bene. Alcuni miei amici un po' 'fanatici' sono ancora arrabbiati, non hanno voluto accettare la mia scelta. Penso alle teorie cospirative che l'hanno seguita: chi ha detto che è stato per colpa dello scandalo di Vatileaks, chi di un complotto della lobby gay, chi del caso del teologo conservatore lefebvriano Richard Williamson. Non vogliono credere a una scelta compiuta consapevolmente. Ma la mia coscienza è a posto».

Mario Draghi, continua Ratzinger, «speriamo che riesca a risolvere la crisi. È un uomo molto stimato anche in Germania», mentre su Joe Biden esprime qualche riserva sul piano religioso: «È vero, è cattolico e osservante. E personalmente è contro l'aborto. Ma come presidente, tende a presentarsi in continuità con la linea del Partito democratico... E sulla politica gender non abbiamo ancora capito bene quale sia la sua posizione».

Infine, sulla prossima visita di Papa Francesco in Iraq, Benedetto XVI osserva: «Credo che sia un viaggio molto importante. Purtroppo cade in un momento molto difficile che lo rende anche un viaggio pericoloso: per ragioni di sicurezza e per il Covid. E poi c'è la situazione irachena instabile. Accompagnerò Francesco con la mia preghiera».

Papa: «Far risplendere ovunque la luce di Gesù»

«A volte capita di attraversare momenti di oscurità nella vita personale, familiare o sociale, e di temere che non ci sia una via d'uscita. Ci sentiamo spauriti di fronte ai grandi enigmi come la malattia, il dolore innocente o il mistero della morte. Nello stesso cammino di fede, spesso inciampiamo incontrando lo scandalo della croce e le esigenze del Vangelo, che ci chiede di spendere la vita nel servizio e di perderla nell'amore, invece di conservarla e difenderla. Abbiamo bisogno, allora, di un altro sguardo, di una luce che illumini in profondità il mistero della vita e ci aiuti ad andare oltre i nostri schemi e i criteri di questo mondo. Anche noi siamo chiamati a salire sul monte, a contemplare la bellezza del Risorto che accende barlumi di luce in ogni frammento della nostra vita e ci aiuta a interpretare la storia a partire dalla sua vittoria pasquale». Lo ha detto Papa Francesco commentando, prima della recita dell'Angelus in piazza San Pietro, la lettura del Vangelo odierno che presenta ai fedeli l'episodio della trasfigurazione di Gesù sul monte, davanti a tre dei suoi discepoli, aggiungendo che si tratta di «un invito a ricordarci, specialmente quando attraversiamo una prova difficile, che il Signore è Risorto e non permette al buio di avere l'ultima parola».

«Stiamo attenti, però», ha avvertito il Santo Padre. «Quel sentire che 'è bello per noi stare qui' non deve diventare una pigrizia spirituale. Non possiamo restare sul monte e godere da soli la beatitudine di questo incontro. Gesù stesso ci riporta a valle, tra i nostri fratelli e nella vita quotidiana». «Dobbiamo guardarci dalla pigrizia spirituale: stiamo bene noi, con le nostre preghiere e liturgie, e ci basta questo. No! Salire sul monte non è dimenticare la realtà; pregare non è mai evadere dalle fatiche della vita; la luce della fede non serve per una bella emozione spirituale. Questo non è il messaggio di Gesù», ha proseguito Papa Francesco. «Siamo chiamati a fare esperienza dell'incontro con Cristo perché, illuminati della sua luce, possiamo portarla e farla risplendere ovunque. Accendere piccole luci nei cuori delle persone; essere piccole lampade di Vangelo che portano un po' d'amore e di speranza: questa è la missione del cristiano. Preghiamo Maria Santissima, perché ci aiuti ad accogliere con stupore la luce di Cristo, a custodirla e a condividerla», ha aggiunto il Pontefice.

«Digiunare dai pettegolezzi e dalle maldicenze»

Al termine dell'Angelus di oggi, Papa Francesco ha consigliato ai fedeli di Roma e ai pellegrini dei vari paesi del mondo «un digiuno che non darà fame». «Digiunare dai pettegolezzi e dalle maldicenze. 'In questa Quaresima non sparlerò degli altri, non farò chiacchiere': è un digiuno che farà bene, questo», è stato l'invito del Pontefice, che ha poi chiesto di «leggere il Vangelo», perché «farà aprire il cuore al Signore».