28 settembre 2020
Aggiornato 20:00
Emergenza coronavirus

Coronavirus, il commissario Borrelli: «La cosa importante è fermare questa catena di contagio»

Il capo della Protezione Civile: «Noi italiani passiamo come un paese di indisciplinati, ma siamo molto ordinati quando c'è da rispettare delle precauzioni che riguardano la salute di tutti»

Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile
Angelo Borrelli, capo della Protezione Civile ANSA

ROMA - «Abbiamo i dati su tutte le rianimazioni possibili a in Italia e, qualora dovesse servire, si attrezzeranno nel nostro Paese ulteriori strutture per il ricovero della popolazione». Lo ha detto a Sky TG24 il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli parlando della capacità del Sistema Sanitario di gestire i casi di Coronavirus. Rispondendo a una domanda sulla forte crescita del numero di contagiati, Borrelli ha commentato: «Credo che il periodo di incubazione e contagio abbia fatto sì che siano esplosi tutti quanti i casi in un determinato momento. La cosa importante è individuare il cosiddetto paziente zero, capire da dove arriva e soprattutto fermare questa catena di contagio. Non parlerei di situazione critica: c'è una situazione di diffusione della malattia, che però è assolutamente sotto controllo per quello che riguarda le cure. Con queste misure ci auguriamo di limitare il contagio. Le misure di chiusura e interdizione di alcuni Comuni, alla circolazione della popolazione, presenze in luoghi affollati, mirano proprio a questo».

«Criticità gestita in modo ordinato»

Quella che si sta profilando nel nostro paese é una «criticità che però è gestita in modo ordinato e senza problemi», mentre malgrado alcuni allarme «non c'è nessuno senza assistenza sanitaria e senza il supporto della protezione civile». Borrelli ha sottolineato come da parte della macchina operativa c'è stata «una risposta immediata e tempestiva. Noi italiani passiamo come un paese di indisciplinati, ma siamo molto ordinati quando c'è da rispettare delle precauzioni che riguardano la salute di tutti», ha infine notato Borrelli.

Istituita task force mista medici Fimmg-Simg

A seguito della recrudescenza dei casi di nuovo coronavirus «Covid-19» registrati in queste ore in cinque diverse regioni settentrionali FIMMG e SIMG hanno attivato una task force di esperti, al lavoro senza soluzione di continuità, per gestire al meglio tutti gli aspetti che, in ordine a questa emergenza, investono la medicina generale. «Il gruppo di lavoro - spiega il presidente SIMG Claudio Cricelli - ha già provveduto ad aggiornare la scheda di valutazione fornita a tutti i colleghi della medicina generale per la valutazione del rischio da Covid-19. Si lavora senza sosta per monitorare l'evoluzione della situazione e rispondere in modo efficace al fine di garantire la migliore azione possibile in favore dei pazienti e la massima sicurezza per i medici che sono sul territorio».

Altro fronte molto importante sul quale FIMMG si sta muovendo è legato agli adempimenti organizzativi, non certo secondari in considerazione dell'attuazione delle zone di esclusione e delle necessarie misure di quarantena per i pazienti in età lavorativa venuti in contatto con il virus. «Abbiamo già inviato una lettera all'INPS e ai ministeri competenti per chiedere chiarimenti sulle modalità di redazione dei certificati di malattia, per i quali le norme vigenti rendono necessaria sia una visita medica da parte del medico di famiglia o di Continuità Assistenziale, sia una successiva rivalutazione di un medico fiscale. Aspetti sui quali è cruciale avere risposte chiare nell'ottica della riduzione del rischio di esposizione degli operatori sanitari».​​​​​​​ FIMMG ha inoltre attivato un monitoraggio delle Sedi di Continuità Assistenziale e delle procedure attuate nelle diverse Aziende sanitarie nelle quali esistono attività ambulatoriali a libero accesso per i cittadini per i quali non sono neanche state messe in atto procedure volte contenere almeno i casi a più alto rischio.

Mancano protezioni: Fimmg valuta invio diffida

«Stiamo valutando l'invio di una diffida ai direttori generali delle Aziende sanitarie che, in troppi casi, non hanno fornito i necessari dispositivi di protezione individuale ai Medici di Continuità Assistenziale, i quali con grande professionalità hanno continuato a visitare i pazienti che arrivano nelle Sedi senza un filtro telefonico preventivo ed in assenza dei dispositivi previsti Decreto Legislativo n. 81/2008 Tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro». Lo chiarisce il segretario della Federazione dei medici di Famiglia-Fimmg, Silvestro Scotti. «La nostra azione è estesa a tutta Italia ed è chiaro che intende essere ancor più forte. L'estensione ai medici della quarantena priverebbe i cittadini di un presidio basilare di assistenza», conclude.