27 giugno 2019
Aggiornato 15:00
Viaggi Apostolici

Il Papa in Romania incontrerà una comunità di 2.000 rom transilvani

La Romania è il Paese con il numero più significativo di rom in Europa. Secondo i dati dell'ultimo censimento del 2011, ci sarebbero 621.753 rom, su un totale di 19,5 milioni di abitanti, cioè il 3,3% della popolazione

Papa Francesco in Romania
Papa Francesco in Romania ( ANSA )

ROMA - Durante il viaggio in Romania Papa Francesco incontrerà una comunità di 2.000 rom transilvani. Alle spalle dell'altare dal quale saranno proclamati beati i sette vescovi martiri al tempo della persecuzione comunista, nella cittadina di Blaj, si trova infatti il quartiere Barbu Lautaru, che ha accolto con grande gioia l'iniziativa del Papa di farle visita, ultimo appuntamento prima di tornare a Roma.

Padre Lucian Lechintan spiega, sull'ultimo numero della Civiltà cattolica, il quindicinale del gesuiti stampato con l'imprimatur della Segreteria di Stato vaticana, che «un primo atto di giustizia sociale è quello di rivedere con urgenza i clichés con i quali vengono considerati i rom. La presunta coincidenza tra povertà, delinquenza ed etnia rom è uno stereotipo molto pericoloso. Il fenomeno della delinquenza o dell'emarginazione non si può spiegare su basi razziali, ma attraverso meccanismi sociali complessi, che vanno dalla progressiva esclusione alla discriminazione diretta. Ancora oggi, con troppa facilità associamo ai rom stereotipi degni di un grottesco repertorio medievale: basti ricordare la psicosi che si è creata a Parigi all'inizio dell'anno sul «furgone bianco» dei rom che tentano di rapire i bambini. Queste dicerie vogliono mettere in cattiva luce i rom. Il necessario compito di agire contro pregiudizi atavici riguarda non soltanto le istituzioni dello Stato, ma anche le Chiese, le prime a doversi interessare dell'inclusione dei rom e dei modi per evitare simili distorsioni».

Oggi, scrive ancora il gesuita, «si rischia di ritornare a quel 'cristianesimo congelato' che era servito a sopravvivere durante le persecuzioni. Per evitare questo, il primo compito delle Chiese oggi nei confronti dei rom è quello di accoglierli. Ilona Lacková, una scrittrice rom slovacca, annotava nelle sue memorie del 1984: 'Nessun gadje (non-rom) avrebbe mai messo piede nel nostro villaggio. Soltanto i gendarmi'. Questo passato di diffidenza condiziona ancora le nostre relazioni. I pastori delle Chiese tradizionali negli ultimi anni hanno speso le loro energie in dispute patrimoniali e nel rispondere al bisogno concreto di costruire nuovi edifici di culto; ma ci rendiamo sempre più conto che tali energie devono essere indirizzate di nuovo verso le periferie sociali ed esistenziali, in cui nessuno, neppure i movimenti della nuova evangelizzazione, ha messo realmente piede».

Il secondo compito indicato da padre Lucian Lechintan è «guarire la memoria storica»: L'Olocausto dei rom della Romania conta più di 19.000 vittime. I tentativi di deportazione sono continuati anche durante il comunismo, quando gruppi di rom furono relegati nella pianura di Bãrãgan. Nel 2007 lo Stato romeno ha riconosciuto le proprie responsabilità in questo crimine, ma le Chiese hanno un ruolo di primo piano nel ridurre il sospetto e la diffidenza».

Il terzo compito «urgente, l'annuncio del Vangelo, ci pone - scrive il gesuita - di fronte a un'evidenza: i primi evangelizzatori nelle periferie sono i movimenti della nuova evangelizzazione. Tuttavia la loro lettura della realtà, che spinge a prendere le distanze dal mondo considerato corrotto, fa intravedere ai rom stessi i suoi limiti. Talvolta l'annuncio degli evangelizzatori delimita le comunità, sradica i rom dalla loro cultura tradizionale, facendo loro prediligere quelle attività che non implicano più alcuna forma di nomadismo. Il vero annuncio, invece, non può partire se non da quelle proiezioni comunitarie dell'identità del popolo rom: quella caratterizzata dalla venerazione dei veri e nobili rom, dal rispetto per gli anziani, da un'etica sessuale del pudore e del rispetto della donna, dal concetto di autorità del capofamiglia (l'eredità del calice) ecc».

La Romania è il Paese con il numero più significativo di rom in Europa. Secondo i dati dell'ultimo censimento del 2011, ci sarebbero 621.753 rom, su un totale di 19,5 milioni di abitanti, cioè il 3,3% della popolazione, il che rappresenta un aumento del 16,18% rispetto al censimento del 2002. Questi numeri però non rispecchiano la realtà. Molti rom non dichiarano la propria etnia per vari motivi: paura di esclusione, ricordo delle deportazioni subite durante la Seconda guerra mondiale ecc, spiega la Civiltà cattolica. La maggioranza dei rom vive ancora in ambiente rurale (64,1%) e, secondo la stima del sociologo Dumitru Sandu5, oltre il 60% della popolazione è segregata in grandi comunità di più di 500 persone, il che spiega parzialmente il fenomeno della ghettizzazione e l'essere esposti all'esclusione.

Oggi, secondo i dati dell'ultimo censimento, il 76,33% dei rom si dichiara ortodosso, mentre nel 2002 lo era l'81,87%. Paragonando questi dati al numero dei fedeli che appartengono ai movimenti della nuova evangelizzazione (pentecostali, battisti, avventisti e molteplici altri gruppi degli stessi movimenti) si osserva che, mentre questi ultimi raddoppiano il loro numero da un censimento all'altro, la crescita del numero degli ortodossi non è altrettanto rilevante. Inoltre, il fenomeno dell'abbandono delle Chiese tradizionali avviene soprattutto nell'ambiente rurale, considerato generalmente più conservatore. Il numero dei rom cattolici latini, dei riformati (calvinisti) e dei greco-cattolici è rimasto stabile, se non in lieve diminuzione (7%).