14 ottobre 2019
Aggiornato 20:30
Morte Imane Fadil

«Nel corpo di Imane Fadil tracce di metalli pesanti»: gli esami sul sangue della modella

Quale livello di radioattività avevano lo diranno gli esiti di ulteriori accertamenti che saranno resi noti nei prossimi giorni. Imane quindi avrebbe ingerito quei veleni

Imane Fadil
Imane Fadil ANSA

MILANO - Nel sangue e nelle urine c'erano quattro metalli pesanti - molibdeno, cadmio, cromo e antimonio - in concentrazioni elevatissime, in certi casi anche di oltre 100 volte superiori rispetto agli standard. Ma questo non significa affatto che Imane Fadil sia stata uccisa da un mix letale di sostanze radioattive. Prima, infatti, bisognerà aspettare l'esito degli accertamenti investigativi in programma nei prossimi giorni: tra giovedì e venerdì sono attesi i risultati dei test disposti dalla procura per verificare se gli isotopi che compongono i quattro metalli rintracciati nel corpo dell'ex modella siano o meno radioattivi.

Dopo questo accertamento preliminare, gli specialisti del pool dell'anatomopatologa Cristina Cattaneo (la stessa che si occupò degli omicidi di Yara Gambirasio e di Elisa Claps) potranno procedere con l'autopsia. Soltanto a quel punto, come ha sottolineato il procuratore di Milano Francesco Greco, sarà possibile individuare con esattezza le cause della morte dell'ex modella marocchina, che dopo aver partecipato alle serate di Arcore rese testimonianza contro Silvio Berlusconi nelle aule dei processi sul caso Ruby, facendo una serie di rivelazioni scottanti sui festini del «bunga bunga».

In attesa di elementi certi, gli inquirenti milanesi preferiscono insomma non sbilanciarsi. Il procuratore Greco ha convocato una conferenza stampa nel suo ufficio per precisare che, almeno per il momento, non ci sono elementi per poter ipotizzare una contaminazione radioattiva. «Congetture suggestive, forse si è creata una leggenda», sono state le sue parole. L'ipotesi di una morte provocata da sostanze radioattive resta però in piedi. Altrimenti non si spiegano le «precauzioni» adottate dalla Procura per l'autopsia. Che verrà effettuata con «una serie di apparecchiature tecniche» e, proprio per questo, richiederà l'intervento del Nucleo Radiologico e Batteriologico dei Vigili del Fuoco. Specialisti che, come ha chiarito il procuratore aggiunto Siciliano, «hanno seguito un addestramento specifico per fronteggiare il rischio radioattività». Segno che il pericolo contaminazione è concreto. E che è necessario procedere con le dovute cautele proprio per «evitare di esporre a rischi i medici legali che effettueranno l'esame».

Oggi è stato anche il giorno dell'audizione di Michele La Gioia, direttore sanitario dell'Humanitas, la clinica di Rozzano, comune alle porte di Milano, dove la 34enne è stata ricoverata dal 29 gennaio al 1 marzo, giorno della sua scomparsa. Il medico, sentito come persona informata dei fatti, ha confermato che l'autorità giudiziaria venne informata della morte di Imane nel giorno stesso del decesso. Prima di allora nè Procura nè forze di polizia erano stati informati. E questo nonostante già il 12 febbraio Imane avesse rivelato per la prima volta di essere stata avvelenata.

Non a caso, quel giorno venne effettuato un test per verificare un eventuale avvelenamento arsenico, sostanza tossica facilmente reperibile in commercio. I risultati, arrivati il 22 febbraio, diedero esito negativo. E' anche emerso che, già da qualche mese prima del ricovero, Imane non viveva più nella cascina vicino all'Abbazia di Chiaravalle, all'estrema periferia Sud di Milano. Si era infatti trasferita a casa di un caro amico. Secondo l'uomo, sentito negli ultimi giorni dagli inquirenti, negli ultimi Imane non era affatto depressa.