17 novembre 2019
Aggiornato 10:00

«Vizietti grillini»: Il Giornale aumenta la pressione contro il M5s e se la prende con Dibba e il padre

Botta e risposta tra Il Giornale di casa Berlusconi e il grillino. E ci si mette pure Matteo Renzi

Alessandro Di Battista
Alessandro Di Battista ANSA

ROMA - «Ebbene sì, la nostra azienda va avanti, con enormi difficoltà. Mio padre, ad oltre 70 anni, lavora come un matto. Il carico fiscale è enorme. L’azienda ha avuto difficoltà a pagare puntualmente i 3 dipendenti (tra cui mia sorella). Ciononostante l'azienda tira avanti, così come tante altre, sperando che i colpevoli, che oltretutto oggi provano, in modo scomposto, a fare i carnefici, vengano cacciati, una volta per tutte, dalle istituzioni». Alessandro Di Battista difende a spada tratta l’azienda di famiglia dopo l’attacco di Matteo Renzi che segue l’articolo pubblicato su Il Giornale che parla di «53.370 euro di debiti verso i dipendenti; 151.578 euro di debiti verso le banche; 135.373 euro di debiti verso i fornitori; 60.177 euro di debiti tributari» proprio a carico dell'azienda di famiglia Di Battista, secondo «quanto emerge dalla visura camerale della Di.Bi Tec. S.r.l., società della famiglia di Alessandro Di Battista, che è uno dei due soci di maggioranza.

La Di.Bi Tec della famiglia Di Battista
Costituita il 20 settembre 2001 dal padre di Alessandro, Vittorio, che è presidente del consiglio di amministrazione, la Di.Bi Tec ha sede a Roma e ha come oggetto sociale «la produzione industriale, la lavorazione di manufatti in ceramica e affini, di apparecchi igienico sanitari», ricostruisce Il Giornale. Tra i prodotti più commercializzati c'è Sanisplit, una cassetta per la triturazione ed evacuazione delle acque reflue. La società ha un capitale sociale di 15mila euro e a lavorarci sono due dipendenti, almeno al 30 settembre. I soci della Di.Bi Tec s.r.l sono cinque e si sono così suddivisi le quote: Alessandro Di Battista (30%), Maria Teresa Di Battista (30%), Vittorio Di Battista (20%), Leonardo Salvini (15%), Carmela Traversari (5%). Lo stesso Alessandro, in maniera trasparente, ha in passato dichiarato, durante il mandato parlamentare, di essere membro della società fondata dal padre, che, puntualizza il giornale di casa Berlusconi, lo scorso maggio consigliava, e scriveva, di assaltare il Quirinale come fecero i parigini con la Bastiglia: «Il Quirinale è più di una Bastiglia, ha quadri, arazzi, tappeti e statue. Se il popolo incazzato dovesse assaltarlo, altro che mattoni».

Di numeri e presunti bilanci
La società ha presentato l'ultimo bilancio nel 2016. A mancare sarebbe secondo Il Giornale quello del 2017. Disattendendo quanto disciplinato dal codice civile, una delle ragioni della mancata presentazione secondo gli analisti potrebbe essere la sofferenza della società che in passato aveva raggiunto ottimi risultati in termini di fatturato, ma che oggi è scesa a 426.352 euro. Negli ultimi esercizi, i numeri dimostrerebbero che la Di.Bi Tec è gravata da importanti debiti verso le banche oltre che verso i fornitori. La Di.Bi Tec s.r.l. dovrebbe alle banche 151.578 euro mentre i debiti verso i fornitori sarebbero pari a 135.373 euro. «Potrebbero essere debiti di un'azienda che tenta coraggiosamente di sconfiggere la crisi proteggendo i dipendenti, ma dalla visura camerale sono proprio i dipendenti i soggetti che vantano dalla famiglia Di Battista importanti crediti» specifica ancora il giornale diretto da Alessandro Sallusti. I debiti verso i dipendenti ammonterebbero, nell'ultimo esercizio, a 53.370. Ad attestarlo sarebbe sempre la visura alla voce «Altri debiti». L'anno precedente (2015) il debito sarebbe stato di 38.238 euro. Insomma, in un anno la voce sarebbe aumentata nonostante si sia ridotto di quasi il 20% il costo del personale. I revisori dei conti, visionati i dati, registrano che la società ha ridotte dimensioni (non ha dirigenti). «Un debito di 53.370 euro verso i dipendenti è spia di ritardi notevoli nei pagamenti» sottolinea Il Giornale, e «nonostante numeri così compromessi, in realtà la Di.bi Tec srl possiede dei titoli bancari 'Carivit' pari a 116.227 euro. In pratica, titoli che potrebbero dare sollievo e ripianare i debiti, ma che, a leggere i bilanci, si è preferito accantonare anziché utilizzare per estinguere e risanare».

Debiti verso lo Stato?
La Di.Bi Tec S.r.l. sarebbe debitrice anche nei confronti dello Stato. A pesare ci sarebbero i mancati versamenti tributari. Si tratterebbe di 60.177 euro, in cui grossa parte lo fa il debito Iva, e anche questi si sarebbero innalzati rispetto all'esercizio precedente, quando a bilancio erano iscritti 40.550 euro. Oltre ai debiti tributari, la società della famiglia Di Battista registrerebbe debiti anche verso gli istituti di previdenza e sicurezza sociale. I debiti verso l'Inps sarebbero di 7.715 euro e questi, «a conferma della buonafede con cui si estrapolano i dati», sono leggermente diminuiti: nell'esercizio precedente erano di 8.244 euro.

Renzi attacca, Dibba risponde
Renzi riportando la notizia lamenta la scarsa attenzione che ne è stata data soprattutto dai tg del servizio pubblico e conclude così: «Ricapitolando. Fico con la colf in nero in casa. Di Maio prestanome di un’azienda che scappa dal fisco. Di Battista che semina debiti come fossero post. Ma con quale faccia questi attaccano noi che su queste cose abbiamo sempre querelato per diffamazione (e spesso vinto)? Ma con quale faccia parlano di onestà? Ma con quale faccia ci fanno la morale?». La replica di Dibba non si fa attendere: «Vi dico una cosa: Grazie - scrive il grillino su Facebook -. Pensate di indebolirmi ma ottenete il contrario. Oggi, grazie a voi, ogni piccolo imprenditore italiano sa che un ex-parlamentare, quando era in Parlamento, non si è occupato dell’azienda di famiglia». E a Renzi dice: «Caro Matteo, so che ti brucia ancora che uno come me, senza guru della comunicazione, senza Tv dalla sua parte, solo con un motorino, ti ha fatto il ‘culo’ al referendum costituzionale. Cerca però di essere più discreto, così si nota troppo».

Dibba e la letterina di B.
Il pentastellato ne ha anche per Sallusti e Il Giornale: «Se provocate mi tocca tornare ad Arcore sotto la villa del vostro padrone. Stavolta però per leggere dei pezzi della sentenza sulla trattativa Stato-Mafia. L’avete voluto voi evidentemente». E ancora «vi ricordate quando B. si burlò di me dicendo, per l’appunto, che non avevo studiato, che ero fuori corso etc etc. L’ho querelato e lui alla fine ha accettato di scrivere la letterina che vi allego qui sotto (e pubblica su Fb la lettera firmata Silvio Berlusconi, ndr). Quando torno me la stampo, ci faccio una gigantografia e l’attacco al muro tra il diploma di laurea e quello del master. Ovviamente dopo averne mandata una copia a Sallusti chiedendogli, come sempre, di obbedire al suo padrone e di chiamarmi ‘Illustre Signor Dottor Di Battista’».