15 ottobre 2019
Aggiornato 23:00
Appalti

Appalti in Calabria, corruzione e 'ndrangheta: presidente Regione del Pd e sindaco omonimi sotto inchiesta

Il gip di Catanzaro ha disposto l’obbligo di dimora per il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, e per il sindaco di Pedace, Marco Oliverio

Il Presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, con Matteo Renzi a Cosenza
Il Presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, con Matteo Renzi a Cosenza ANSA

COSENZA - Abuso d’ufficio aggravato dal metodo mafioso. Con questa accusa il gip di Catanzaro ha disposto l’obbligo di dimora per il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, eletto nelle file del Pd. L’inchiesta è stata condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Procura retta da Nicola Gratteri. Al governatore quindi è stato disposto l’obbligo di dimora nel suo comune di San Giovanni in Fiore, nel Cosentino. Le fiamme gialle stanno notificando provvedimenti di sospensione dall’attività anche nei confronti di alcuni funzionari della Regione Calabria. Oltre che al governatore Mario Gerardo Oliverio, nell’inchiesta condotta dalla Dda di Catanzaro l’obbligo di dimora è stato disposto anche per il sindaco di Pedace, Marco Oliverio.

In manette anche presunti esponenti del clan Muto di Cetraro
L’indagine delle fiamme gialle monitora alcuni appalti pubblici, reati di falso, corruzione e frode in pubbliche forniture. In manette anche presunti esponenti del clan Muto di Cetraro. Nel mirino degli inquirenti le mire delle cosche su lavori e opere pubbliche tra cui la funivia di Lorica, uno dei principali siti sciistici della regione. L'inchiesta sugli appalti pubblici coordinata dalla Dda di Catanzaro riguarda nello specifico due appalti, uno sul Tirreno Cosentino, ed uno riguardante un impianto sciistico in Sila. Nei confronti di alcuni indagati viene ipotizzata anche l'aggravante dell'articolo 7, per avere agevolato proprio la cosca di 'ndrangheta Muto di Cetraro.

16 misure emesse
Complessivamente le misure emesse dal gip distrettuale su richiesta della Procura distrettuale antimafia catanzarese al termine delle indagini condotte dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria diretto dal colonnello Michele Merulli, sono 16, due delle quali riguardano appunto l'ex sindaco di Pedace Marco Oliverio e l'imprenditore Giorgio Barbieri, già arrestato nel febbraio dello scorso anno nell'ambito di un'altra inchiesta perché accusato di essere intraneo alla cosca Muto.

Grillo: «Si lamentava per la sanità»
«Ma è la stessa persona che qualche giorno fa si lamentava delle scelte del Governo di nominare i commissari in Calabria per riportare trasparenza, legalità e merito, e per garantire una sanità migliore ai cittadini calabresi?» twitta la ministra della Salute Giulia Grillo, postando una foto del presidente della Regione Calabria Mario Oliverio. «Continuerò a battermi per dividere politica e sanità!»

Morra chiede dimissioni
Sulla vicenda interviene su Facebook anche il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra, senatore del M5S eletto in Calabria e residente proprio a Cosenza: «Su Oliverio bisognerà attendere la sentenza passata in giudicato, ma se il gip ha convalidato le richieste della Procura la cosa è grave: spero che, avendo senso dello Stato e delle istituzioni, Mario Oliverio rassegni in tempi rapidissimi le dimissioni dalla carica che riveste. Siamo convinti che potrà dimostrare la sua innocenza, ma dovrà farlo tutelando le istituzioni, e questo significa dimissioni in tempi celeri»«Se ritieni di essere al di sopra di ogni sospetto e di dover difendere le istituzioni - ha continuato Morra rivolgendosi a Oliverio - un gesto importante e nobile sarebbe la presentazione delle tue irrevocabili dimissioni da governatore della Calabria: non possiamo permetterci che la classe politica della Regione sia al centro di ipotesi accusatorie così gravi».

Un altro Pittella?
Altrimenti «sarai uno come tanti altri o come Pittella, che pur essendo stato raggiunto da mesi da una misura analoga continua ad essere governatore della Regione Basilicata ingessando l'attività dell'istituzione e soprattutto disonorando i cittadini lucani». «Lo stesso invito sarebbe stato rivolto anche a esponenti non del Pd, ma anche del Movimento 5 Stelle: la legge ha valore per tutti e i reati contestati sono gravissimi. È un abuso d'ufficio con metodo mafioso e noi con le mafie tutte non vogliamo avere a che fare», ha concluso Morra.