16 dicembre 2018
Aggiornato 04:00

Renzi fuori dal Pd: ecco il piano segreto (che lui nega)

L'ex segretario smentisce la scissione, ma il progetto civico c'è. Intanto i suoi fedelissimi ragionano se presentare un altro candidato al posto di Minniti

Il senatore del Partito democratico Matteo Renzi
Il senatore del Partito democratico Matteo Renzi (Ettore Ferrari | ANSA)

ROMA – È caos nel Partito democratico dopo il forfait di Marco Minniti dalla corsa per la segreteria del partito, l'ipotesi di un nuovo partito guidato Matteo Renzi agita i democratici e mette in fibrillazioni gli stessi renziani. L'ex premier nega di essere al lavoro su progetti di scissione, ma proprio questo è l'elemento che agita i suoi dentro al Pd. Il progetto, confermano fonti renziane, esiste eccome, anche se nessuna decisione è stata presa: l'idea sarebbe quella di un movimento civico, come i comitati che Renzi ha iniziato a costituire ormai da qualche settimana. Un luogo dove possano sentirsi a proprio agio quelle persone e quelle energie (dai Sì Tav di Torino alla piazza anti-Raggi di Roma) che vogliono mobilitarsi ma non lo farebbero mai con il Pd. Un movimento senza nessuno degli attuali parlamentari renziani.

Movimenti civici
Del resto, un renziano di primissima fila già dopo la sconfitta dello scorso marzo teorizzava: «Con il proporzionale cambia tutto, non è più tempo di vocazione maggioritaria. Avere più liste può aiutare. Serve una forza che parli soprattutto ai liberali, ai moderati che non andranno mai con Salvini, e inevitabilmente ce ne sarà un'altra che presidia di più la sinistra. Se vinciamo noi il congresso, nascerà qualcosa a sinistra del Pd. Se vince Zingaretti potremmo essere noi a fare qualcosa a destra del Pd». Renzi, a fine giornata, nega appunto l'idea di una scissione del Pd: «Di scissioni ne abbiamo viste già abbastanza. Non è all'ordine del giorno, e non sto lavorandoci io, la costruzione di qualcosa di diverso». Ma ammette: «Tanta gente ha voglia di dare una mano. I comitati civici ci sono...». Si tratta, precisa, di uno strumento per fare «battaglie culturali e educative». Oppure, aggiunge, «chi vuole dare una mano dentro al Pd è il benvenuto». Il 16 dicembre, poi, si riuniranno i «Cittadini 2019 per la rivoluzione liberale», guidati da Gianfranco Passalacqua, ex consigliere di Sandro Gozi a palazzo Chigi. Renzi non ci sarà, ma Gozi sì.

Le paure dei colonnelli
Insomma, che si stia lavorando per offrire uno spazio a chi non si impegnerebbe mai nel Pd è un dato di fatto, e lo stesso Renzi lo riconosce. La convinzione è che il Pd non basti più e che serva appunto un soggetto del tutto nuovo, senza i volti già noti della politica, Renzi a parte. I tempi, viene spiegato, non possono essere troppo lunghi: «Se si parte, si deve partire prima del congresso Pd. Dopo sarebbe troppo tardi per le europee». Ovviamente, verrebbe presentato come un soggetto aggiuntivo del centrosinistra, e non in conflitto. Uno schema che fa temere a molti parlamentari renziani di ritrovarsi soli, senza leader, nella «bad company» del centrosinistra, in quel Pd che alle europee potrebbe subire un alto colpo, mentre Renzi lancia il suo progetto civico. Lotti, Guerini, Rosato e gli altri ragioneranno in queste ore se presentare un nuovo nome per la segreteria, cercare accordi con uno dei candidati in pista o restare alla finestra. Ipotesi, quest'ultima, che preoccupa la maggior parte dei renziani, perché significherebbe restare fuori da tutti i giochi. Renzi, per ora, si limita a chiamarsi fuori dalle beghe di corrente. Ma nel Pd tutto è in movimento.