15 dicembre 2018
Aggiornato 19:30

E ora Confindustria critica Salvini. Forse perché ha qualcosa da guadagnarci?

Improvvisamente sul ministro dell'Interno piovono le accuse dell'associazione degli industriali. Dietro potrebbe esserci un tentativo di fare pressione sul governo

Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini e il presidente dei Confindustria, Vincenzo Boccia
Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini e il presidente dei Confindustria, Vincenzo Boccia (Claudio Peri | ANSA)

ROMA – Botta e risposta tra il leader della Lega e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, e il capo di Confindustria, Vincenzo Boccia. In parte stemperato da un invito del vicepremier a «prendere un caffè» assieme. All'indomani della manifestazione di Torino, che ha visto gli industriali chiedere impegni sulle infrastrutture e sulla crescita economica, Salvini ha attaccato l'associazione di viale dell'Astronomia rimproverandola di aver taciuto per anni mentre gli imprenditori venivano «massacrati». Il governo è in carica da sei mesi: «Ci lasciassero lavorare», è stato lo sfogo. «C'è qualcuno – ha detto a margine della cerimonia di Santa Barbara, patrona dei Vigili del fuoco e della Marina militare – che è stato zitto per anni quando gli italiani, gli imprenditori e gli artigiani venivano massacrati. Ci lasciassero lavorare e l'Italia sarà molto meglio di come l'abbiamo trovata». Salvo, poco dopo, stemperare i toni affermando che «le porte del ministero e del governo sono sempre aperte. Credo che questo sia il governo che ascolti di più e passi di più dalle parole ai fatti. Se Boccia vuole lo incontro anche domani e gli offro un caffè», ha concluso Salvini lasciando la basilica di San Giovanni in Laterano.

Dalla tensione all'invito
La risposta del presidente di Confindustria non si è fatta attendere. «Apprezziamo la disponibilità del ministro, ma con due pregiudiziali la prima che un caffè non basta, questa volta ce ne vogliono dodici: chiaramente – ha detto Boccia – un invito deve riguardare tutte le categorie che ieri erano a Torino. La seconda è che l'invito deve essere da parte del segretario della Lega, e non del ministro dell'Interno». Ma il numero uno degli industriali ha anche accompagnato la sua risposta all'invito con nuovi richiami pressanti sulla concretezza della situazione. Bisogna «pensare anche alle ragioni dello sviluppo e non solo le ragioni del consenso legate ai tre grandi fini che il governo si è dato, ovvero pensioni, flat tax per gli autonomi e reddito di cittadinanza – ha avvertito Boccia – Depotenziare per esempio strumenti come Industria 4.0, ridurre della metà il credito d'imposta ricerca-investimenti, ridurre la piattaforma sul credito d'imposta investimenti sul Mezzogiorno, e dibattere sulla chiusura di certi cantieri non ci sembra vada nella direzione auspicata dal stesso governo della crescita. E siccome all'interno di questo governo c'è una idea in cui la crescita è un fondamentale della sostenibilità della manovra economica, le parti sociali stanno chiedendo al governo di occuparsi del sì Tav, delle infrastrutture e crescita. Occorrono fatti sulla coerenza della manovra economica che abbiamo posto ieri a Torino nell'interesse del Paese, e di chi intenderebbe anche rappresentare il mondo dei produttori del Paese». E a un Salvini che dice che «gli imprenditori del Nord li incontro e li ascolto tutti i giorni e quando hanno delle proposte le portiamo avanti», Boccia replica: «Voglio solo segnalare che ieri eravamo l'associazione che rappresenta tre milioni di imprese. Penso che sia un campione cosiddetto statisticamente valido rispetto agli imprenditori che incontra il ministro, penso in numero sicuramente inferiore dei nostri». Dopo questo scambio a distanza, i prossimi giorni saranno decisivi per verificare se ci sono margini di dialogo tra governo e imprenditori.

Motivi veri e presunti
Ma le dichiarazioni di Vincenzo Boccia hanno sollevato anche un altro dubbio: dietro all'improvviso battibecco con il governo c'è solo una legittima differenza di vedute sulla linea economica, oppure gli industriali hanno anche qualche altro loro interesse nascosto da difendere? Vedendo le richieste avanzate da Confindustria, il sospetto c'è: l'associazione degli imprenditori, infatti, insiste nella pretesa del taglio al cuneo fiscale, dei finanziamenti, delle detrazioni. Insomma di altri soldi da parte delle casse dello Stato, alla faccia della libertà del mercato. Ma non è tutto, perché c'è anche un'altra minaccia che pende sulla loro testa: «Un'eventuale decisione del governo di far uscire dal club le aziende di Stato (Eni, Fincantieri, Ferrovie, Rai, Poste, Leonardo) per Confindustria sarebbe un colpo mortale – mette in luce il quotidiano La Verità – Senza i contributori più pesanti, in viale dell'Astronomia non riuscirebbero a pagare neppure le bollette della luce». Non è che, con questa pressione mediatica, Boccia sta in effetti solo cercando di far recedere Salvini da questo suo intento?