15 dicembre 2018
Aggiornato 19:30

Toninelli congela la Tav, Salvini e Di Maio restano dubbiosi

Gli appalti già finanziati slittano al 2019, in accordo con la Francia. Il vicepremier leghista è vago: «Non faccio l'ingegnere». Quello pentastellato vuole evitare ricorsi

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli (ANSA)

ROMA – La Tav finisce ancora una volta in freezer. Gli appalti già finanziati e che sarebbero dovuti scattare nelle prossime settimane, infatti, sono stati congelati fino al 2019. E dunque i relativi bandi di gara non saranno pubblicati subito, come era previsto, ma i termini slitteranno al prossimo anno. La decisione è stata presa dal governo italiano in condivisione con quello francese e la ragione la spiega, con un post su Facebook, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli: «La Francia condivide il nostro metodo e l'opportunità di una analisi costi-benefici approfondita e finalmente obiettiva sul Tav Torino-Lione». Sempre sulla sua pagina ufficiale sui social network, l'esponente del Movimento 5 stelle ha fornito anche i dettagli della decisione: «Ieri, a margine del Consiglio Ue dei Trasporti, ho siglato con la mia omologa di Parigi, Elisabeth Borne, una lettera per chiedere congiuntamente a Telt, il soggetto attuatore, di pubblicare oltre la fine del 2018 i bandi dapprima attesi a dicembre – dice il ministro – Con la Francia stiamo conducendo un iter condiviso, ordinato e di chiarezza. Adesso condivideremo il percorso con la Commissione europea, applicando in pieno il contratto di governo. Nessun pregiudizio sull'opera, ma solo l'obiettivo di fare quanto mai fatto prima: usare bene i soldi di tutti i cittadini italiani».

Chiamparino furibondo
Un annuncio giunto proprio alla vigilia dell'incontro tra il governo e una delegazione di imprenditori locali sulla Torino-Lione, guidata dal presidente dell'Unione Industriale di Torino, Dario Gallina. E che quindi ha gelato anche l'auspicio del presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, che Toninelli sbloccasse l'opera a inizio 2019: «Mi auguro che le parole che ho letto del ministro Toninelli, da cui per altro aspetto sempre un appuntamento per capire le sue reali intenzioni sul completamento dell'Asti-Cuneo, significhino che domani, nell'incontro con i rappresentanti delle categorie economiche, il governo annuncerà lo sblocco dell'opera all'inizio del 2019. Perché è chiaro anche in inglese: time is over, il tempo è scaduto», ha concluso il governatore piddino.

Due punti di vista
Ma la decisione ha anche un ovvio risvolto politico. Sulla vicenda della ferrovia ad alta velocità, e delle grandi opere in generale, infatti, continua ad esserci un'evidente differenza di vedute tra i due azionisti di maggioranza del governo. Da un lato la Lega continua a dichiararsi tendenzialmente favorevole: «Quando parte la Tav? Non faccio l'ingegnere. Non sono Batman, non sono un super pigiamino, in sei mesi abbiamo fatto tante cose... – ha risposto, mantenendosi piuttosto sul vago, il ministro dell'Interno Matteo Salvini parlando alla presentazione del libro di Bruno Vespa – Io sono per l'Italia che va avanti, per l'Italia dei sì. Mi si portino dei numeri, la politica deve assumersi le responsabilità». Quindi ha ipotizzato che l'ultima parola sulla questione spetti alle Camere: «Sul global compact si esprimerà il parlamento. Il mio modello è la Svizzera, votano ogni mese su tutto». Il Movimento 5 stelle, dal canto suo, è storicamente vicino ai movimenti No Tav, ma ora in effetti sembra pronto ad un'apertura razionale all'infrastruttura. Sempre sulla base della famosa verifica varata dal governo sulle grandi opere pubbliche, che dovrebbe arrivare a conclusione «gran parte dei conti entro fine anno»: lo ha detto nel corso della registrazione di Porta a Porta su Rai1 il vicepremier Luigi Di Maio. «Questo controllo sul rapporto costi-benefici nasce – ha precisato – da una esigenza di entrambe le forze politiche (M5S e Lega, ndr): dobbiamo capire dove sono gli sprechi, abbiamo avuto casi di corruzione legati ai grandi appalti». Quanto alla Tav in val di Susa, «lì il tunnel principale non è mai partito. Io sono contento che il ministro Toninelli stia portando avanti il processo con il suo omologo francese». Più in generale, nelle valutazioni «non ci saranno impostazioni ideologiche, terremo conto – ha detto il ministro – dell'avviamento dell'opera, dei contratti, lo abbiamo dimostrato anche col Tap, non ci andiamo a infilare in un vespaio». Ovvero, in una catena di contenziosi, cause in tribunale e richieste danni che rischia di rivelarsi ancora più lunga e soprattutto costosa per le casse dello Stato italiano.