18 dicembre 2018
Aggiornato 22:30

Salvini: «Per una volta farò come Renzi». Ma solo per non far cadere il governo

I sondaggi lo danno favorito alle europee, come il Pd nel 2014. Ma lui non vuole far finire la legislatura in anticipo, proprio come l'allora premier. Anche se allora fu un errore

Il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini
Il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini (Alessandro Di Meo | ANSA)

ROMAMatteo Salvini come Matteo Renzi? Ad avanzare il paragone, ovviamente provocatorio, con il suo principale avversario politico è lo stesso vicepremier e ministro dell'Interno: «Per una volta farò come ha fatto lui». Le somiglianze tra il leader della Lega e l'ex segretario del Pd, tuttavia, sono ovviamente limitate ad una specifica questione: la strategia politica da adottare dopo un eventuale (e probabile) successo alle prossime elezioni europee.

Rispetto del contratto
Salvini viene infatti stuzzicato per l'ennesima volta, dalla giornalista parlamentare Claudia Fusani, sulla sua presunta convenienza a far cadere il governo in anticipo, capitalizzando i sondaggi che al momento vedono il Carroccio nettamente al primo posto. Un po' come accadde, appunto, al Partito democratico di Renzi nel 2014, che superò il 40% alle europee, ma decise di non chiudere immediatamente la legislatura portando gli italiani al voto. Come andò a finire lo sappiamo tutti: quella effimera ondata di consenso nei confronti del centrosinistra si è rapidamente dissolta e i dem sono andati incontro ad una consistente sconfitta alle successive consultazioni politiche. Eppure, nemmeno il precedente negativo del senatore di Scandicci sembra sufficiente a far cambiare idea a Salvini, che anzi continua a ribadire in tutte le sedi la sua intenzione di onorare l'accordo con il Movimento 5 stelle e, dunque, di far durare l'esecutivo per tutta la legislatura: «No, io ho fatto un contratto di governo per cinque anni – dichiara nell'intervista rilasciata a Tiscali news – E non faccio cadere un governo per convenienza di partito. Punto». Almeno su questo aspetto, insomma, seguirà la stessa strada dell'odiato Renzi, nonostante a posteriori si sia rivelata sbagliata: «Credo che su Renzi, all’epoca, abbiano pesato altro tipo di dinamiche interne», chiosa Salvini.

La risposta a Spataro
Nel corso della lunga intervista, il vicepresidente del Consiglio si esprime anche sul caso del giorno: la polemica con il procuratore di Torino, Armando Spataro, che lo ha accusato di aver comunicato l'operazione contro la mafia nigeriana mentre era ancora in corso, mettendo così a rischio i risultati del blitz: «Non capisco dove sia l’errore – ribatte il titolare del Viminale – Quando il Capo della polizia mi comunica alle 7.22 una notizia bella e importante che sottolinea, tra l’altro, le capacità operative delle nostre forze dell’ordine, non capisco perché sia un errore comunicarla. Io ho fatto il tweet un’ora e 22 minuti dopo che il prefetto Gabrielli mi aveva dato l'informazione. Non risulta che abbia danneggiato alcunché. Se ci sono stati alcuni nigeriani irreperibili, lo sarebbero stati a prescindere dal mio tweet. Quindi nessun errore. Io sono il ministro dell’Interno e rivendico il diritto che è anche il dovere di dare notizie per dimostrare che siamo un Paese dove gli apparati di sicurezza e prevenzione funzionano. Per il resto dovete chiedere al procuratore Spataro, è lui che ha fatto il comunicato attaccandomi. Io ero in aereo e non ci pensavo proprio, pensavo a ben altro...».