2 dicembre 2020
Aggiornato 19:30
Mafie

Conti in tasca a Saviano: quanto ha guadagnato con Gomorra (e non solo)

Dal 2006, quando diede alle stampe il suo libro più famoso, tra contratti con case editrici e di produzione cinematografica e televisiva, ha incassato 13 milioni

ROMA - Sono lontani i tempi del 2006, quando Roberto Saviano era soltanto uno sconosciuto scrittore emergente che incassava «appena» (si fa per dire) 50 mila euro dalla Mondadori come anticipo per il suo romanzo Gomorra, che già si stava imponendo nelle prime posizioni delle classifiche di vendita. Oggi, ad oltre dieci anni di distanza, lo scrittore campano ha guadagnato la bellezza di 13 milioni di euro netti, a botte di circa un milione di reddito imponibile all'anno (ma anche di più, in alcune stagioni particolarmente fortunate, come il 2017, quando portò a casa quasi 2,3 milioni).

Dodici anni di guadagni

A fargli i conti in tasca ci ha pensato il quotidiano La Verità. I suoi ingenti introiti non derivano ovviamente tutti soltanto dai contratti con le case editrici dei libri, ma anche da quelli con le produzioni televisive e cinematografiche che hanno realizzato film e serie tv dai suoi soggetti (quasi mezzo milione), o con La7 (circa 400 mila euro), la Fascino di Maria De Filippi e Maurizio Costanzo (intorno ai 350 mila), Rai ed Endemol per le sue apparizioni, o con il gruppo Gedi di Espresso-Repubblica per i suoi articoli. E se in Italia non risultano case o società intestate a lui, al di là dell'Atlantico Saviano sembra aver messo riccamente a frutto i soldi che si è guadagnato: negli Stati Uniti detiene il 100% di una società da un milione di euro, probabilmente un'immobiliare, e in effetti è proprietario di un bell'appartamento a New York dove vive per alcuni mesi all'anno con la sua compagna, la cantante Meg.

La questione della scorta

Insomma, occuparsi della camorra si è rivelato un affare piuttosto lucrativo per lo scrittore di Napoli. Lui obietta continuamente che il prezzo che ha pagato, a livello umano, è stato altrettanto elevato: vive da anni sotto scorta, praticamente in cattività. Ma anche su questo punto i dubbi, sollevati dal quotidiano di Maurizio Belpietro, sono parecchi. Per quali minacce ricevute, infatti, Saviano è stato messo sotto protezione? A questa legittima domanda le risposte sono poche e scarse: il giornalista ha denunciato alcune telefonate mute e lettere anonime, in un'occasione è stato additato da due giovani a piazza dei Martiri che era convinto volessero sparargli e in un'altra un ristoratore gli ha chiesto di non presentarsi più nel suo locale. Di altri pericoli per la sua incolumità non si ha contezza, e al giornale non risultano nemmeno i documenti che li dimostrino. Il processo ai padrini Antonio Iovine e Francesco Bidognetti con l'accusa di progettare i presunti attentati a Saviano si è conclusa con la loro assoluzione. Iovine, oggi pentito, nel 2016 commentò con queste eloquenti parole l'interesse del suo clan nei confronti dello scrittore: «Tu sei scemo, ma chi è, ma che ce ne importa a noi di questo Saviano?».