15 dicembre 2018
Aggiornato 09:30

La novità nel decreto fiscale: torna la cassa integrazione straordinaria

La norma sulla proroga della Cigs per riorganizzazione o crisi aziendali rientra. Ma viene tolto il requisito dell'organico superiore alle 100 unità
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte (Riccardo Antimiani | ANSA)

ROMA - Rientra nel decreto fiscale la norma sulla proroga della cassa integrazione straordinaria per riorganizzazione o crisi aziendale. Dopo averla inserita in alcune bozze e poi averla tolta, il governo ha reinserito nell'ultima versione uscita dal consiglio dei ministri di sabato la proroga della Cigs.

Per riorganizzazione e crisi aziendali
Come spiegavano le relazioni tecniche allegate alle bozze, con la legge di stabilità per il 2018 è stata approvata la proroga, per imprese con organico superiore a 100 unità e che presentino rilevanti problematiche occupazionali anche a livello territoriale, dei programmi di riorganizzazione aziendale (sino ad un limite massimo di dodici mesi) o di crisi (sino ad un limite massimo di sei mesi) per gli anni 2018 e 2019. La proroga è disposta in deroga alla normativa a regime sulla durata massima dei trattamenti di Cigs, entro il limite massimo complessivo di spesa di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2018 e 2019, previo accordo stipulato in sede governativa presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, con la presenza della Regione o delle Regioni interessate, per imprese con unità produttive coinvolte ubicate in due più Regioni.

Tolto il requisito delle 100 unità
Per individuare l'interesse strategico delle imprese possibili beneficiarie della proroga di Cigs, la norma attualmente in vigore faceva riferimento al requisito dell'organico superiore a 100 unità. Mentre l'attuale testo inserito nel decreto fiscale cancella il riferimento alle 100 unità, «considerato che la rilevanza strategica dell'impresa, in base alla norma stessa, deve essere valutato anche a livello territoriale dalla Regione o dalle Regioni interessate, che sono chiamate a garantire le politiche attive del lavoro in favore dei lavoratori in esubero. È di tutta evidenza – si leggeva nella relazione tecnica – che a livello territoriale anche imprese con organico inferiore alle 100 unità possono avere un impatto occupazionale e una rilevanza strategica notevole».