11 dicembre 2018
Aggiornato 12:00

Cosa farà il governo dopo lo stop alla manovra e il 'caso condono': le prossime mosse

Palazzo Chigi fa chiarezza: la norma sul condono «non è stata verbalizzata» perché giunta a riunione in corso. Ma le prossime 48 ore saranno comunque decisive
Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini
Luigi Di Maio, Giuseppe Conte e Matteo Salvini (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

ROMA - Fine del caso. Forse. La norma sul condono che ha causato la spaccatura della maggioranza non è stata verbalizzata in Consiglio dei ministri perché era giunta a riunione in corso e andava verificata. È questo il senso di una nota di palazzo Chigi che ribadisce la versione del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che oggi ha sostenuto che si è trattato di «un problema tecnico» nella trascrizione dell'accordo politico. «A ulteriore precisazione» scrive il portavoce del Governo «si chiarisce che la c.d. dichiarazione integrativa (condono: art.9) è stata oggetto di una discussione politica che si è protratta a lungo sino all'inizio dei lavori del Consiglio dei Ministri. Su di essa si è formato un accordo politico e sulla base di esso, riassunto dal Presidente Conte a beneficio dei presenti, si è entrati in consiglio dei ministri».

La nota di Palazzo Chigi
«La bozza del decreto fiscale che gli uffici hanno fatto trovare durante il Consiglio dei Ministri» prosegue la nota «non conteneva la dichiarazione integrativa di cui all'art. 9: questa norma risultava in bianco proprio perché l'accordo politico è stato raggiunto poco prima e gli uffici non hanno fatto in tempo a tradurlo sul piano della formulazione tecnico-giuridica. A Consiglio avviato è stato portato al presidente Conte un foglio contenente una prima traduzione tecnica dell'accordo politico: in pratica l'art. 9 sulla dichiarazione integrativa». Il foglio, si precisa ancora nel comunicato, «non è stato distribuito a tutti i Ministri presenti e il Presidente si è limitato a riassumere a beneficio di tutti i termini dell'accordo raggiunto sul punto, riservando a un momento successivo la verifica tecnica come è normale che sia per tutte le disposizioni giuridiche. Non c'è stata quindi la verbalizzazione specifica del contenuto dell'art. 9, il cui testo, appena arrivato, andava comunque verificato successivamente nella sua formulazione corretta dagli Uffici della Presidenza».

E ora?
Le prossime 48 ore, nonostante la nota di Palazzo Chigi che, di fatto, sta cercando di mediare tra Movimento 5 stelle e Lega, saranno comunque decisive. Al momento non c'è in programma nessun vertice a tre, anche se è normale che premier e vicepremier si incontrino prima del prossimo Consiglio dei ministri. Intanto il governo è al lavoro per rispondere alla lettera di richiesta di chiarimenti sulla manovra, consegnata dal commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici al ministro dell'Economia Giovanni Tria. c'è tempo fino a lunedì prossimo a mezzogiorno. «Risponderemo entro i tempi previsti, probabile che se ne parli già nel Consiglio dei ministri di domani», fanno sapere fonti di Palazzo Chigi. «C'è volontà di dialogare con la Commissione».

Il clima tra Lega e Movimento 5 stelle è teso
Mentre dalla Lega si protesta per le insinuazioni del vicepremier pentastellato, la base del Movimento ribolle, il presidente della Camera Roberto Fico come sempre fa la parte dell'alfiere e ribadisce, il condono come si struttura adesso è inaccettabile. Sulla stessa linea il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Chi vincerà? Intanto lo scontro sul condono all'interno della maggioranza allunga i tempi di trasmissione al Parlamento anche della legge di bilancio, che doveva approdare alle Camere entro domani 20 ottobre. In ogni caso, fanno notare fonti di governo, il termine del 20 è derogabile e per prassi non è stato quasi mai rispettato. Il nuovo passaggio in Consiglio dei ministri del decreto fiscale (che contiene il contestato articolo 9) previsto per le prossime ore blocca di fatto anche la trasmissione della manovra in quanto la cosiddetta 'pace fiscale' è una misura a copertura di altre norme contenute nella legge di bilancio. Quindi, a seconda di come verrà corretta la norma cambierà anche il gettito disponibile.

Di Maio: «Ripartiamo dai termini generali dell'accordo»
A indicare una possibile strada è Luigi Di Maio: «L'accordo in Consiglio dei ministri, dove il presidente del Consiglio ha enunciato solo i termini dell'accordo, è stato verbalizzato, io ero presente, ma poi andava tradotto in testo, chi dice invece che è stato letto in Consiglio dei ministri il condono tombale per l'autoriciclaggio, perchè non ha detto che non andava bene? Perchè in realtà in Consiglio tutti eravamo d'accordo su termini generali della dichiarazione integrativa». Parole condivise anche dal premier Conte, che ha provato, anche al termine del vertice Europa-Asia, a rasserenare gli animi: «La maggioranza? Stiamo lavorando molto bene, non c'è assolutamente motivo di dubitare che c'è una piena consapevolezza che stiamo facendo delle riforme importanti per il Paese, alcune le abbiamo già realizzate, stiamo in corso di realizzazione con molte altre riforme e ancora altre ne stiamo progettando». In fondo «capita che si arrivi senza un testo normativo. In questo caso il testo normativo è arrivato in corso di Consiglio dei ministri, ma io ho riassunto sostanzialmente i termini politici. Poi la traduzione tecnica se avesse qualche incongruenza, un difetto di coordinamento, non rispecchia bene, si può sempre intervenire». In ogni caso, ha precisato Conte «addirittura io sto offrendo un Consiglio dei ministri per dare maggior agio a tutti i ministri di rivedere con calma il tutto».