21 settembre 2019
Aggiornato 15:00

Altro che alleati: Forza Italia è la più critica con la Lega

Meno male che erano uniti in coalizione... Dal partito di Berlusconi piovono attacchi contro la manovra. E il Carroccio reagisce: «Il centrodestra non c'è più»

Il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani
Il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani ANSA

ROMA – Le critiche più severe alla manovra finanziaria del governo Conte? Non vengono dall'Unione europea, né dal Partito democratico, bensì (a sorpresa, ma forse neanche troppo) da Forza Italia. La linea la detta Antonio Tajani, numero due del partito di Silvio Berlusconi e presidente del parlamento europeo: «Secondo me i numeri e la qualità non sono adatti e sufficienti ad ottenere l'approvazione. Ma questo è un giudizio che faccio da politico. Vedremo cosa dirà la Commissione. Al momento il giudizio dei mercati è negativo. Il problema non è a Bruxelles ma a Roma – ha detto Tajani ai microfoni di Giorgio Zanchini a Radio anch'io – Lo scontro tra M5s e Lega sulla vicenda del condono fiscale dimostra quanto sia innaturale questa alleanza. È l'inizio di un progressivo logoramento. I contrasti tra le due forze politiche sono destinati ad esplodere ogni giorno di più».

Pioggia di accuse
Ma il coro di affondi, da parte di tutti i deputati e i senatori azzurri, è unanime. Maurizio Gasparri tuona: «Le conseguenze sui mercati si avvertono in modo clamoroso. Noi tifiamo Italia, vogliamo evitare un tracollo e ricordiamo quanto siano insidiose le vicende internazionali. Però in questo caso siamo di fronte a una palese inadeguatezza. Che riscontriamo ogni giorno, in ogni ambito. Riteniamo che la Lega debba fare una valutazione su quanto sta avvenendo». Giorgio Mulè gli fa eco: «Questa manovra non si può aggiustare, si deve prendere e buttare nel cestino. Il governo del finto cambiamento è al capolinea. Le dichiarazioni di Luigi Di Maio, Matteo Salvini e dei loro 'bravi' sanciscono la fine politica di un esecutivo contro natura nel quale volano gli stracci». Deborah Bergamini aggrotta la fronte: «Guardo con costernazione e preoccupazione gli eventi degli ultimi giorni. Se non fosse che stiamo parlando del futuro del nostro Paese ci sarebbe da sorridere, ma non ci possiamo permettere nemmeno quello». Licia Ronzulli si schiera con le imprese: «Forza Italia sposa i dubbi delineati dai nostri imprenditori, e ribadisce la propria contrarietà a scelte di politica economica lontane anni luce dalla nostra visione liberale, di crescita e sviluppo del Paese». E infine Elvira Savino conclude: «Per gli investitori il governo Conte non è credibile mentre gli altri governi europei lo sono. Quindi non è la Ue che è contro l'Italia, ma è il governo italiano che ha fatto una manovra contro il buonsenso e giudicata inaffidabile dai mercati».

C'eravamo tanto amati
Insomma, una bocciatura senza appello da parte di tutti i collaboratori più stretti di Berlusconi. Con buona pace dell'ex Cav, che continua a predicare la tenuta di quella coalizione di centrodestra, che governa numerose Regioni e Comuni in tutta Italia e che è stata ribadita non più tardi di qualche settimana fa nell'ultimo vertice dei tre partiti. La stretta di mano, però, è durata poco, giusto il tempo di qualche scatto a beneficio dei fotografi: subito dopo è ripartita la guerra strisciante, contro una maggioranza di cui peraltro fa parte anche l'alleato (o forse, l'ex alleato) Salvini. Inevitabile che queste dichiarazioni così velenose abbiano un riflesso sui rapporti tra Lega e Forza Italia. E non è un caso se Giancarlo Giorgetti, il numero due del Carroccio, già sabato scorso ha di fatto messo una pietra tombale sui rapporti con Silvio: «Il centrodestra com'è stato fino a oggi non esiste più». Ora si fanno strada i sovranisti.