22 ottobre 2018
Aggiornato 07:00

Braccianti trattati come schiavi: arrestata una coppia

Ai domiciliari un tunisino e la compagna ucraina. Il blitz della Guardia di Finanza nel casertano. Davanti ai militari una scena drammatica
Le riprese della Guardia di Finanza
Le riprese della Guardia di Finanza (ANSA/ UFFICIO STAMPA GUARDIA DI FINANZA)

CASERTA - Turni massacranti dall'alba al tramonto, retribuzione ridotta per le donne, assenza di servizi igienici, carenza di regole per la sicurezza sul lavoro, divieto di poter comunicare con gli altri braccianti, nessuna maggiorazione per gli straordinari, spese per il trasporto sui campi e compenso per chi li recluta sottratto dalla misera paga. È quanto scoperto dalla Guardia di finanza sul litorale domizio, nel casertano, dove sono finiti agli arresti domiciliari due 49enni, un cittadino tunisino e la sua compagna ucraina, con l'accusa di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Le indagini
Secondo quanto emerso dall'indagine coordinata dalla procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, i due avrebbero reclutato quotidianamente decine di persone, dalle trenta alle novanta unità, soprattutto di nazionalità bulgara, ma anche ucraini e tunisini. I braccianti venivano reclutati a Mondragone e su tutto il litorale domizio per poi venir accompagnati, in furgoni, nei campi di Vairano, Pietravaivano e zone limitrofe dell'Alto-Casertano. I prodotti ortofrutticoli raccolti dagli immigrati erano destinati principalmente a due aziende agricole con sede a Fondi (Latina) vicino al locale Mercato Ortrofrutticolo, e a Falciano del Massico (Caserta). 

Il sistema per eludere la legge sul caporalato
I fatti contestati riguardano l'autunno e la primavera del 2016, e l'estate del 2017, ma gli accertamenti sono stati compiuti dagli inquirenti anche in relazione all'estate appena trascorsa. È emerso che i due caporali avevano creato ditte individuali per eludere la rigida legge sul caporalato vigente da due anni e assumevano a tempo determinato i braccianti senza adempiere ad alcun obbligo contributivo o previdenziale. Alle indagini hanno dato un utile contributo anche i racconti di alcune vittime che, nonostante intimorite, hanno raccontato le loro storie con modalità che hanno garantito loro la massima riservatezza.