14 novembre 2018
Aggiornato 06:00

Forza Italia vicina alla rottura? Ecco cosa sta accadendo nel partito

I deputati di Fi si scagliano contro chi parla di divisioni. Ma Toti torna all'attacco: «Il problema non è Berlusconi, sono i dirigenti». Cosa accadrà?
Il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi
Il presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi (Matteo Bazzi | ANSA)

ROMA - «Ci dissociamo fortemente dalle parole riportate oggi in un articolo a firma Gianluca Rosselli su Il Fatto Quotidiano che, senza basi concrete e sicuramente con fonti poco attendibili, racconta di una Forza Italia divisa al suo interno. Niente di più lontano dalla realtà». Nell'articolo i deputati di Fi vengono appellati come «nuove leve che processano la vecchia guardia». Ma «evidentemente la gola profonda de Il Fatto, un quotidiano che da sempre si contraddistingue per attacchi furiosi e volgari nei confronti del presidente Berlusconi e del movimento azzurro, vuole il male di un partito vivo, pronto a rilanciarsi». La verità, secondo i deputati di Fi, «è che durante l'assemblea del Gruppo Forza Italia alla Camera dei deputati, intercorsa mercoledì sera, non sono mai stati nominati i vertici del partito, né la senatrice Ronzulli, né il senatore Ghedini». A firmare la nota congiunta sono i deputati Annagrazia Calabria, Francesco Cannizzaro, Alessandro Cattaneo, Raffaele Nevi, Matteo Perego, Giorgio Silli e Maria Tripodi.

«Nel partito è in corso un confronto democratico»
Ma che qualcosa stia accadendo dentro Forza Italia lo si capisce leggendo tra le righe le posizioni dei deputati: «Quello che infastidisce i 'non amici' del Fatto è che in Forza Italia ci sia un confronto democratico e costruttivo (a differenza di quanto avviene nel M5S, dove i deputati sono ostaggio di Casalino e della Casaleggio&co)», che «mira ad individuare attraverso l'ascolto reciproco e un dibattito proficuo la linea politica da seguire di fronte allo scempio che questo governo sta perpetrando con una manovra finanziaria aberrante e con scelte di politica economica lontane anni luce dalla nostra visione liberale, di crescita e sviluppo del Paese, che ripetiamo passa da un abbattimento della pressione fiscale, da più incentivi alle imprese e di certo non dal reddito di cittadinanza», spiegano i deputati azzurri.

«Il problema non è Berlusconi»
Chi però torna a rincarare la dose è Giovanni Toti, per il quale «Berlusconi è il fondatore del partito» e «non è mai stato un problema» per Forza Italia. «Il problema è una classe dirigente che si è sempre adagiata dietro a Berlusconi e che non ha mai saputo prendersi le responsabilità di mettersi in gioco e di confrontarsi con il mondo che cambia, anche in modo competitivo». La pensa così il presidente della Regione Liguria che dal palco di 'Destralnuovo' - la due giorni di dibattiti sul futuro del centrodestra promossa da Fdi al Teatro Nuovo di Milano - non ha risparmiato critiche ai suoi colleghi di partito: «Ho parecchie perplessità quando vedo esponenti di Forza Italia fare il tifo per lo spread, che non può essere l'unico elemento per fare politica in questo paese. Personalmente non ho nessun problema per il deficit al 2,4%. Ho invece qualche difficoltà in più a spendere quei soldi per spesa corrente anzichè per investimenti. Ma questo l'ho già detto agli amici della Lega».

«Il problema è la classe dirigente»
Poi ancora parole di censura per «la classe dirigente di Forza Italia» e «l'incapacità di mettersi in discussione» di un partito che secondo il governatore ligure «deve profondamente cambiare per tornare a prendere voti». Perchè il rilancio di Forza Italia è possibile soltanto «mettendo in discussione tutti, dai massimi vertici fino all'ultimo militante, e contandosi su idee diverse. Quando la classe dirigente di Forza Italia si renderà conto che c'è bisogno di ripartire, di riposizionare il partito, ritrovare un dialogo con le categorie sociali, che bisogna pensare una Paese diverso da quello che pensavamo nel '94, io ci sono come ci sono sempre stato».

Cosa accadrà?
Non c'è dubbio che la scalata di Matteo Salvini fino alla poltrona di vicepremier e ministro dell'Interno abbia sconvolto l'assetto del centrodestra per come lo abbiamo conosciuto fino al 4 marzo. Più delle percentuali elettorali, però, è il peso mediatico e politico assunto al leader della Lega ad aver fatto saltare gli equilibri. Berlusconi ha già annunciato la sua candidatura alle Europee, che non sanciranno la riunione dell'asse elettorale della scorsa primavera. Giorgia Meloni guarda più verso Steve Bannon e Viktor Orban. Matteo Salvini ha ormai come partner - e viceversa - Marine Le Pen. Forza Italia continuerà nella linea 'europeista' di Antonio Tajani. Da qui i malumori di diversi big, Giovanni Toti in primis, che teme come il progetto del Cavaliere sia ormai ai titoli di coda. La strada è segnata: due destre all'orizzonte. Una, più 'governista', guidata da Matteo Salvini. L'altra, più 'movimentista', con a capo Giorgia Meloni. E se fosse proprio Toti il ponte tra le due?