20 ottobre 2018
Aggiornato 07:30

Persino Travaglio scarica Di Maio: il M5s punta su un nuovo leader?

Picconato da Fico e minacciato da Di Battista, ora il vicepremier subisce pure due attacchi in pochi giorni dal Fatto quotidiano, il giornale pentastellato per eccellenza
Il leader del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, con Marco Travaglio, direttore del Fatto quotidiano
Il leader del Movimento 5 stelle, Luigi Di Maio, con Marco Travaglio, direttore del Fatto quotidiano (Alessandro Di Marco | ANSA)

ROMA – Perfino il Fatto quotidiano, il più pentastellato di tutti i giornali pentastellati, quello che negli ultimi anni (pur giurando e spergiurando di essere libero e indipendente) si era trasformato gradualmente in un vero e proprio house organ del Movimento 5 stelle, ora prende le distanze da Luigi Di Maio.

Che uno-due!
In pochi giorni, sulla prima pagina del quotidiano diretto da Marco Travaglio, si sono registrati due attacchi. Il primo è stato firmato dal suo direttore in persona, in un editoriale dedicato al reddito di cittadinanza, ma nel quale ha criticato pesantemente le uscite del vicepremier: «Che bisogno c’era di dire, come ha fatto Luigi Di Maio a Porta a Porta il 25 settembre, 'noi con questa manovra di bilancio, in maniera decisa, avremo abolito la povertà'? Già è imprudente vendersi una legge prima che sia approvata dalle Camere, firmata dal Colle e stampata sulla Gazzetta Ufficiale (e il reddito non entrerà in vigore neppure col Def, ma con una norma che nessuno ha letto né scritto). Ma promettere effetti iperbolici di una legge che ancora non c’è è proprio da incoscienti». Il secondo attacco è meno violento, ma più sarcastico, e quindi forse per questo ancora più ficcante: viene da una vignetta firmata da Mannelli, che dipinge Di Maio come un pesce, incartato dai giornali («vecchi, vabbè, ma ancora servono», scrive il disegnatore nella didascalia) contro i quali si è scagliato negli ultimi giorni.

Fronda interna al Movimento
Insomma, due botte piuttosto dure una in fila all'altra, proprio all'indirizzo del leader di quel partito che fino a ieri il Fatto quotidiano aveva difeso a spada tratta, contro tutto e contro tutti. Difficile pensare che si tratti soltanto di una coincidenza. Più probabilmente, questa campagna di stampa va letta come un tentativo di riposizionamento, tutto interno al Movimento 5 stelle. Non è una novità, infatti, che la posizione di Di Maio come capo politico dei pentastellati appaia oggi decisamente meno solida che in passato. Picconata dal presidente della Camera Roberto Fico, che strizza l'occhio all'ala sinistra e che è considerato molto vicino proprio allo stesso Travaglio, e minacciata dal suo compagno di partito Alessandro Di Battista, pronto tra pochi mesi a tornare in Italia dal suo tour in Sudamerica e a prendere il comando del partito. L'ultima speranza per il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico sembra dunque legata al reddito di cittadinanza: se la misura simbolo del M5s verrà incassata nella manovra finanziaria, come sembra, per lui arriverà un po' di respiro. Ma se dovesse arrivare anche un minimo passo indietro, magari per colpa di Tria o dello spread che costringerà a stringere i cordoni della borsa, allora sì che per Di Maio sarebbero guai.