14 novembre 2019
Aggiornato 04:00

Renzi contro Zingaretti: si apre la nuova guerra nel Pd

Da una parte il governatore del Lazio, tuttora l'unico candidato. Dall'altra il leader ombra, che sostiene che «Nicola non va bene», ma non ha un nome su cui puntare

Matteo Renzi con Nicola Zingaretti
Matteo Renzi con Nicola Zingaretti ANSA

ROMA – Le certezze, dentro il Partito democratico, sembrano solo due. La prima, che il leader ombra Matteo Renzi non intende ricandidarsi alla segreteria: «No, il mio ciclo alla guida del Pd si è chiuso, io farò altro a partire dalla stazione Leopolda di fine ottobre», ha ribadito ancora una volta ieri da Lilli Gruber a Otto e Mezzo su La7. La seconda, che comunque non voterà per Nicola Zingaretti: «Non credo che vada bene come candidato – lo ha stroncato – La posizione di Nicola verso l'accordo con i 5 stelle è molto ambigua. Per me il punto fondamentale è dire che non possiamo fare l'accordo con quelli che rinviano l'obbligo dei vaccini. Dopodiché, chiunque vincerà il congresso io non farò quello che hanno fatto a me».

Calendario ancora sospeso
Insomma, all'interno del Pd si è riaperta l'ennesima spaccatura, l'ennesima faida, come da miglior tradizione del centrosinistra. Da una parte l'unico attuale candidato alla segreteria, dall'altra il fronte renziano, ancora molto rappresentato nei quadri dirigenti del partito, nonostante le ultime batoste elettorali, che però non ha ancora deciso il nome su cui puntare: «Aspettiamo la data del congresso», ha nicchiato ieri. Sembra il classico cane che si morde la coda, perché se Renzi sostiene di voler attendere la data per fare il nome, è vero anche il contrario, ovvero che finché non ci sarà un nome rischia di non essere fissata nemmeno la data. Non a caso, mentre a microfoni accesi tutti dicono di volere le primarie al più presto, dietro le quinte crescono i sospetti che siano in atto delle manovre per rinviarlo. «Da giorni, i giornali spiegano che il Pd potrebbe rinviare il suo congresso perché manca un'alternativa a Zingaretti e i cosiddetti renziani vorrebbero far saltare tutto per evitare il rischio di perdere – dice l'assessore Pd di Milano Pierfrancesco Majorino al Messaggero – Sarebbe una scelta semplicemente folle». Per ora si continua a parlare del prossimo marzo, solo due mesi prima delle difficili elezioni europee.

Voglia di alternativa
Così, al momento in campo rimane il solo governatore del Lazio, che continua a ripetere all'infinito il mantra della necessità di cambiamento: «Guardando un livello del confronto, usando un eufemismo poco costruttivo, credo che sia giunto il momento di cambiare – ha dichiarato a Stasera Italia su Rete 4 – Perché quello che sta avvenendo è brutto, c'è una tesi che dice 'basta, è finita, va sciolto tutto', e io non credo che sia vero. E c'è un'altra tesi, anch'essa sbagliata, che dice 'non è successo niente, abbiamo comunicato male ma in fondo dobbiamo solo fare opposizione'. La verità è che dobbiamo cambiare: perché quando un partito perde il referendum, le elezioni amministrative, le elezioni politiche, le elezioni amministrative deve avere l'umiltà di dire: 'Ragazzi, bisogna e rappresentare e ricostruire un'alternativa'».