23 ottobre 2018
Aggiornato 01:00

Il «decreto Salvini» approvato all'unanimità: dura stretta contro l'immigrazione irregolare

Il Consiglio dei Ministri approva all’unanimità il decreto sicurezza e immigrazione. Salvini: «Un passo in avanti per rendere l’Italia più sicura»

ROMA - Il Consiglio dei Ministri approva all’unanimità il decreto sicurezza e immigrazione. «Sono felice - afferma su Facebook il ministro dell'Interno Matteo Salvini - un passo in avanti per rendere l’Italia più sicura. Per combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un’immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle forze dell’ordine. Dalle parole ai fatti, io vado avanti!». Salvini spiega in conferenza stampa a Palazzo Chigi che «non lediamo nessuno diritto fondamentale: se entri a casa mia e spacci ti accompagno da dove sei arrivato. Se sei condannato in via definitiva è di buon senso toglierti la cittadinanza». Salvini ha ringraziato il premier Conte, Di Maio «e tutti i colleghi che hanno approvato all'unanimità», smentendo così tutte le polemiche e le divisioni che, secondo alcuni giornali, avrebbero tempestato la vita di questo decreto e che, assicura comunque Salvini, arriverà in Parlamento «dove potranno esserci modifiche importanti. Non è un decreto blindato». A quanto pare le critiche dell'ex comandante De Falco e della Cei non hanno inciso più di tanto.

Modello Sprar e il resto
«In 42 articoli ci sono parecchi passi in avanti in tema di sicurezza e di diritti dei profughi veri» spiega il vicepremier. Dunque, via libera alla stretta sulla concessione della protezione umanitaria, via la cittadinanza in caso di condanna definitiva per terrorismo internazionale, sospensione della domanda di asilo in caso di pericolosità sociale e condanna in primo grado, sistema Sprar limitato ai beneficiari di protezione internazionale e a minori non accompagnati: questi i punti principali del decreto. Confermata anche la permanenza più lunga, fino a 180 giorni, nei centri di trattenimento e iter più «spediti» per le espulsioni. In caso di pericolosità sociale o in caso di condanna in primo grado di un richiedente asilo, questo sarà motivo sufficiente per accompagnarlo in un Cpr e avviarlo alla pratica di espulsione. Per quanto riguarda il sistema Sprar, è stato ridimensionato: se fino a oggi era destinato anche all’accoglienza dei richiedenti asilo, in base al decreto sarà limitato a chi ha già ricevuto la protezione internazionale e ai minori non accompagnati.«Continua a esistere - ha precisato Salvini - ma solo per la protezione internazionale e per i minori non accompagnati: ci sarà una maggior attenzione e cura per il sistema che oggi è lasciato all’indeterminatezza».

Protezione umanitaria con limiti
La protezione umanitaria è stata normata con la previsione di 6 fattispecie specifiche, ha spiegato a Palazzo Chigi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e sarà concesso solo alle vittime di grave sfruttamento lavorativo, vittime di violenza domestica, tratta, calamità naturali, cure mediche, e ai protagonisti di atti di particolare valore civile. Il motivo della stretta lo ha illustrato invece il capo del Viminale: «Dovrebbe trattarsi di un provvedimenti residuale, invece in Italia viene concessa nel 26%dei casi, più di quanto avvenga negli Paesi dell’Unione a fronte del 7% del diritto di asilo. Già dopo le mie circolari la concessione di questo tipo di protezione è scesa a 21% e ora calerà ancora di più», ha proseguito Salvini, che ha quindi sciorinato dati relativi alla concessione del diritto di asilo: «Si sono ridotte da 105mila a 42mila le domande complessive e quelle accolte sono state il 33%».

E i rom?
Mentre a chi gli chiede conto della questione rom, risponde: «Non è compresa in questo decreto, sennò non riesco a immaginare le reazioni nazionali ed internazionali... Ma non è oggi in questo decreto. Ci stiamo lavorando con tutti i sindaci d'Italia, l'obiettivo è chiudere i campi rom. Campi rom zero». Salvini ha promesso anche più fondi e uomini per l’antimafia, più poteri alle polizie locali che verranno dotate di taser, una stretta sulle occupazioni abusive e più volontari per i Vigili del Fuoco.

La questione dei 35 euro
Anche in seguito alle polemiche dei giorni scorsi sui dubbi di incostituzionalità sollevati anche dal Colle, il premier Giuseppe Conte ha precisato che il decreto Salvini risponde a «un quadro di assoluta garanzia per la tutela dei diritti fondamentali delle persone e delle convenzioni internazionali a cui l'Italia aderisce, e ai principi costituzionali. Andiamo a operare un sistema del tutto nuovo di riordino e di revisione di una più efficace disciplina». In autunno il Viminale varerà il taglio dei costi per la diaria che oggi viene assegnata ad ogni immigrato che arriva nel nostro Paese e viene ospitato in un centro. Salvini ha spiegato che questa però è una questione rimasta fuori dal dl sicurezza e immigrazione approvato dal Cdm. «La revisione dei costi - ha detto Salvini - ci sarà in autunno. I 35 euro verranno rivisti in base alla media europea con un netto taglio dei costi ed un risparmio che calcoliamo in circa un miliardo e e mezzo di euro l'anno che verrà reinvestito in sicurezza».

Accordi con Tunisia e altri Paesi
Fuori dal decreto ma pur sempre fondamentali, ha ribadito Salvini ai giornalisti, i nuovi accordi per i rimpatri dai Paesi di provenienza. «In questo momento, come tutti sanno, l'unico che funziona davvero è quello con la Tunisia. Nei prossimi mesi mi recherò, ad esempio, in missione in Nigeria con il commissario Ue Avramopoulos perché proprio da lì sono giunti negli ultimi anni 60mila persone mentre siamo riusciti ad espellerne solo 200. Evidentemente qualcosa non funziona». Altre missioni nei Paesi nordafricani ci saranno già a partire dalle prossime settimane ad iniziare con la Tunisia, conclude Salvini, mentre altri accordi si stanno perfezionando con due Paesi asiatici «dai quali provengono molti migranti»: il Pakistan e il Bangladesh.