19 novembre 2018
Aggiornato 21:00

Cottarelli: «La manovra del governo? Un gioco delle tre carte»

L'economista analizza la legge di bilancio ai microfoni del DiariodelWeb.it: «Non cambierà niente, e non risolverà nemmeno le debolezze strutturali dell'Italia»

Carlo Cottarelli, direttore dell'Osservatorio conti pubblici, questa manovra finanziaria, per come è stata anticipata dalle dichiarazioni del governo, renderà più ricchi o più poveri gli italiani?
Assumiamo che non ci si attesti su un deficit del 3%, che causerebbe un immediato rialzo dello spread. Mi aspetto un livello del 2-2,1%: più o meno quello di quest'anno, magari con delle entrate una tantum. Se fosse così, è possibile che i mercati non rispondano subito negativamente: ma questo ci lascerebbe comunque esposti ai rischi di un Paese che ha un debito pubblico troppo alto e che viene ridotto troppo lentamente. Magari scenderà dell'1%, una velocità che non ci mette certo al riparo.

E quali sono questi rischi?
Mettiamo che ci sia un rallentamento dell'economia europea e che l'Italia entri in recessione. A questo punto il rapporto debito pubblico/Pil ricomincerebbe ad aumentare, perché il Pil scenderebbe, e ci ritroveremmo esattamente nella stessa situazione del 2011. Con lo spread che va su, il debito che aumenta e magari la necessità di tagliare la spesa o aumentare le tasse perché non si sa come finanziarci, visto che non si possono prendere soldi in prestito a interessi così alti. Conclusione: è possibile che questa manovra, se anche non causerà problemi immediati, comunque non risolverà questa debolezza di fondo che ci portiamo dietro da diversi anni. E che, devo dire, neanche i governi precedenti hanno cercato di risolvere in modo deciso.

Però il governo punta a varare una manovra che aiuti la crescita.
Se davvero ci credono, che portino il deficit al 3%. Secondo me non funziona, ma se vogliamo spingere l'economia bisogna aumentare il deficit. Se lo si tiene più o meno al livello dell'anno scorso, non cambia niente: nel recente passato il deficit si è ridotto, ma solo per il pagamento degli interessi; l'avanzo primario netto del 2% è stato mantenuto.

Pur mantenendo lo stesso deficit, non è possibile che i soldi vengano spesi in modo più efficace?
C'è anche chi dice questa cosa. Lì bisogna essere degli esperti chirurghi, per scegliere cosa tagliare e cosa aumentare. Credo che gli economisti non sappiano abbastanza, per compiere operazioni di questo genere: sarebbe troppo bello. Ditemi i Paesi che sono riusciti in questo modo a fare più crescita, e magari a ridurre il rapporto debito/Pil. O tutti gli altri Paesi del mondo sono diversi da noi, oppure ci sarà qualche esempio di questa strategia che ha avuto successo. Io, invece, vedo Paesi che hanno ridotto il rapporto debito/Pil rafforzando i propri conti pubblici, tagliando qualche spesa, meglio se inutile, in qualche caso addirittura aumentando le entrate.

In sostanza, lei dice, questa manovra fa un po' il gioco delle tre carte.
Sì, esattamente. Se io uso gli 80 euro di Renzi per finanziare un pezzo della flat tax, elimino uno sgravio fiscale e ne introduco un altro. Se prendo il reddito di inclusione e gli cambio il nome in reddito di cittadinanza, magari potenziandolo un pochino, ma non tanto perché 800 euro al mese costerebbero troppo, cosa cambia?

Almeno questi toni più moderati nei confronti dell'Europa hanno ridotto la pressione sullo spread?
Questo è importante. E dimostra che non c'è una congiura internazionale contro l'Italia. Se questo governo modera i toni, lo spread va giù.

Forse questo governo risulta più ragionevole di quanto ci si aspettasse?
Io dico da settimane che, secondo me, la legge di bilancio 2019 non sarà disastrosa, non causerà immediatamente una crisi. Il governo sa benissimo di non potersi permettere uno spread che sfonda quota 300. E questo, in qualche modo, lo ricavo dalla mia esperienza dei quattro giorni da premier designato. A un certo punto, la Lega ha capito responsabilmente che era meglio formare un governo politico, per fermare lo spread, piuttosto che andare a nuove elezioni. Magari avrebbero guadagnato in termini di voti, ma il Paese avrebbe sofferto la crisi economica. Lo stesso, bisogna riconoscerlo, stanno facendo oggi. Al di là delle sparate del tipo: «Noi ascoltiamo la gente al bar e non i mercati finanziari»...

...poi bisogna farci i conti.
Quindi penso che un atteggiamento più prudente sia appropriato e darà risultati, nel senso che non si causa una crisi immediata. Ma questo è diverso, secondo me, dalle soluzioni che sarebbero necessarie per evitare problemi futuri più gravi, ovvero ridurre il deficit.

E quando il governo dice che questa manovra è solo il primo passo, ma che nella prospettiva della legislatura rispetterà tutte le promesse, lei gli crede?
Che altro dovrebbero dire: che non faranno quello che hanno promesso? No: si comincia, poi vedremo...

Però si rischia di fermarsi al primo passo?
Io spero che si fermino lì. Se fanno le cose promesse...