16 novembre 2018
Aggiornato 14:00

Il mistero dell'incontro tra Salvini e Berlusconi: c'è già stato o no?

Secondo alcuni si è tenuto ieri, secondo altri è rimandato alla prossima settimana. L'ordine del giorno, però, è chiaro: le candidature alle regionali e la Rai
Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, e quello della Lega, Matteo Salvini
Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, e quello della Lega, Matteo Salvini (ANSA/ETTORE FERRARI)

ROMA – Sul «quando», le versioni divergono: c'è chi, come il Messaggero, sostiene che sia avvenuto già ieri, al rientro dell'ex Cavaliere ad Arcore; chi assicura che avverrà «la prossima settimana», come anonime voci forziste sentite dal Corriere. Il «cosa», invece, è chiaro: l'attesissimo vertice tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, nel quale si definirà (o, forse, si è già definito?) il futuro del centrodestra. Che potrebbe non assumere più la forma che conosciamo oggi, anzi, andare verso un partito unico.

Orgoglio forzista
Inutile dire che la Lega si siede al tavolo da una posizione di forza: è al governo e veleggia verso il 40% negli ultimi sondaggi. Forza Italia, invece, languirebbe appena al 7% (anche se Berlusconi giura che le sue rilevazioni puntano al 15%), ma ci tiene a non dare l'intenzione di un partito allo sbando. «È la somma a fare il totale e l'offerta del centrodestra dev'essere diversificata, ognuno deve mantenere la sua identità», insiste Antonio Tajani, il vice degli azzurri, che ieri ha partecipato al pranzo di famiglia allargato, proprio ad Arcore, con il presidente del partito, con Gianni Letta e con Nicolò Ghedini.

Nodo amministrative
Dunque, Forza Italia vuole tornare al centro della scena, a partire dalle prossime elezioni regionali: Abruzzo e Basilicata andranno al voto tra novembre e dicembre, poi toccherà a Piemonte, Sardegna, Trentino Alto Adige. Ai primi di agosto il Carroccio giurò di voler correre da solo, ma ora ha riaperto la porta: l'eventuale accordo per una candidatura unica rappresenterebbe certamente una garanzia per i berlusconiani, che capirebbero di potersi fidare ancora di Salvini. Ma, per tenere in piedi la coalizione, il vicepremier vuole qualcosa in cambio. Anzi, per meglio dire, vuole sempre la solita cosa: i voti che consentirebbero l'elezione di Marcello Foa alla presidenza della Rai. Una condizione che Silvio non sembra particolarmente disposto ad accettare: «Su Foa non ho cambiato assolutamente idea», continuerebbe a ripetere ai suoi. Insomma, tra i due partiti che un tempo furono alleati di ferro, oggi si rischia il muro contro muro. E, se un incontro c'è effettivamente già stato, non sembra ancora riuscito a sbloccare la situazione.