8 dicembre 2019
Aggiornato 08:00
Genova

Il ponte Morandi ricostruito da Autostrade: l'ipotesi è sempre più concreta

Per il governatore della Liguria, Toti, «resta un interlocutore». Intanto Confindustria avverte il governo: «Basta attacchi o scenderemo in piazza»

Lo stato della parte ovest di ponte Morandi a Genova, 23 agosto 2018
Lo stato della parte ovest di ponte Morandi a Genova, 23 agosto 2018 ANSA

MILANO - Chi ricostruirà il Ponte Morandi di Genova? Questa la domanda del momento. E diverse sono le ipotesi in campo. Ma più passa il tempo più prende piede l'ipotesi che a ricostruire il ponte crollato sia proprio Autostrade. E non è un caso che, mentre il Movimento 5 stelle continua negli attacchi al gruppo Benetton, il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, abbia tirato il freno. «Al momento Autostrade resta un interlocutore» per la ricostruzione «in quanto concessionario di quel ponte, così come è concessionario di una gran parte della rete autostradale del Paese». Un intervento quello del governatore alla presentazione della cinquantottesima edizione del Salone nautico a Milano che punta, in primis, a rasserenare gli animi. Il tutto mentre Confindustria avverte il governo Conte: «Se non si fermeranno gli attacchi alle imprese la piazza diventerà un'opzione concreta». Al centro misure come il decreto dignità, ma i malumori sono soprattutto per le continue critiche degli esponenti del Movimento 5 stelle agli imprenditori, ormai ribattezzati 'prenditori'.

Toti e Autostrade per il nuovo ponte
«Stiamo tenendo conto nei nostri colloqui di tutte le esigenze che sono state poste sia dal governo nazionale sia dal buonsenso. A Genova esiste una grande realtà come Fincantieri, che ha un ramo di infrastrutture importante e una mano pubblica perché é controllata al 60% da Cdp» ha spiegato Toti. L'amministratore delegato della Cassa, ha ricordato il presidente ligure, «è stato in città la settimana scorsa e ci rivedremo la prossima perché ha messo a disposizione l'intera struttura di quel colosso pubblico per dare una mano alla città e non solo per la ricostruzione del ponte». Ma al momento «non vedo alternative a un cantiere aperto e pagato da Autostrade perché gli spetta, non solo moralmente ma anche giuridicamente. È l'unico interlocutore possibile in questo momento. Il ponte deve essere costruito da un consorzio di imprese che veda certamente una mano pubblica di Cdp in maniera importante a garanzia di sicurezza per tutti e di quell'impegno statale che non deve mancare».

I tecnici di Ausotrade nella zona del crollo
Intanto i tecnici della Direzione del I Tronco Autostrade hanno avuto accesso alla zona del crollo del viadotto Morandi. Per loro è la prima volta dal giorno del disastro. La situazione nella zona continua a essere problematica per il traffico: code e rallentamenti da questa mattina si sono registrate lungo le direttrici tra la Valpolcevera e il centro di Genova e tra il ponente e Sampierdarena. Anche in autostrada si registrano rallentamenti in particolare all'uscita di Genova Est e il bivio della A7 Nord e all'uscita di Bolzaneto. Nel dettaglio, le zone della città dove si registrano maggiori criticità sono Bolzaneto dallo svincolo autostradale a San Quirico e fino a Rivarolo e poi Borzoli e Sampierdarena. Ma Genova, possiamo dire, ha superato il primo test del rientro da che è crollato ponte Morandi. 

La rabbia di Confindustria
E in questo scenario di caos, i 'prenditori', come li hanno ribattezzati più volte gli esponenti del Movimento 5 stelle, hanno preso parola per avvertire il governo: «Se non si fermeranno gli attacchi alle imprese la piazza diventerà un'opzione concreta» ha spegato il vicepresidente di Confindustria, Giulio Pedrollo, responsabile delle politiche industriali, in una intervista a La Repubblica. «Sono arrivate parecchie telefonate di colleghi che chiedono di scendere in piazza, subito». Fino ad ora i vertici degli industriali hanno frenato i mal di pancia: «Con senso di responsabilità abbiamo cercato di moderare queste spinte, abbiamo cercato il dialogo con il governo, perfino sul decreto dignità abbiamo mosso le nostre critiche in modo pacato. Io credo che sia arrivato il momento delle responsabilità. Per il governo, per noi imprenditori, per tutti i nostri collaboratori. Settembre e ottobre sono i mesi decisivi - avverte - più in là non si può andare».