23 settembre 2020
Aggiornato 05:00
Governo

Ingroia: «Contro Salvini un'inchiesta politicizzata? Tutte sciocchezze»

L'ex pm commenta al DiariodelWeb.it l'indagine sul ministro dell'Interno: «Il procuratore è al di sopra di ogni sospetto. Ma è stato davvero sequestro di persona?»

ROMAAntonio Ingroia, ex pubblico ministero ed ex candidato premier, vedendola da un punto di vista giuridico ma anche politico, come valuta l'inchiesta aperta nei confronti di Salvini?
Ho stima professionale per il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio. Siamo sostanzialmente coetanei, da pm siamo stati colleghi e abbiamo svolto indagini insieme nella procura di Caselli. So che è un magistrato serio e merita tutta la solidarietà per gli attacchi ingenerosi che ha ricevuto. Sospettano che sia ispirato politicamente? Tutte sciocchezze. Nel merito non mi sento di sbilanciarmi, perché la vicenda è molto delicata e complessa. Non so se sia davvero tecnicamente configurabile il sequestro di persona, ma confido nel valore e nel rigore del tribunale dei ministri di Palermo. Paradossalmente, Patronaggio ha agito nel modo più garantista possibile: se avesse proseguito lui le indagini, con il rischio di sovrapporsi ad una competenza non sua, quella sì che sarebbe stata una forzatura. Così ha ritenuto di iscrivere il ministro nel registro degli indagati e di trasmettere il fascicolo al tribunale dei ministri: dal punto di vista formale è ineccepibile. Ovviamente, in una vicenda così politicamente sensibile si determinano critiche e strumentalizzazioni.

Lei ne sa qualcosa dell'accusa di inchieste politicizzate...
Sì, esatto. Purtroppo è un vecchio sport molto diffuso in Italia. Da questo punto di vista, ripeto, mi sento di dire che Patronaggio è al di sopra di ogni sospetto.

Che idea si è fatto di questi primi mesi del governo Conte?
Ha un limite di fondo evidente: è formato da due forze politiche eterogenee, con due storie diverse alle spalle. Il M5s è di opposizione; mentre la Lega, per quanto Salvini interpreti la contestazione, è stata a lungo partito di governo del Paese, tuttora governa molte Regioni con il centrodestra e ha condiviso molti errori e responsabilità del ventennio berlusconiano. Era illusorio aspettarsi segnali profondi in quattro mesi, ma abbiamo avuto delle promesse di cambiamento. Ad esempio il modo in cui è stato affrontato il crollo del ponte di Genova: è positiva la posizione netta contro certi interessi privati, che in passato sono stati certamente agevolati. Oppure la minor subalternità all'Europa delle lobby finanziarie e bancarie, rispetto ai governi del passato. Questi sono gli aspetti positivi.

E quelli negativi?
Credo ci siano ritardi e timidezze, in particolare su alcuni cavalli di battaglia del Movimento 5 stelle: le politiche sociali e del lavoro, la giustizia, la lotta alla corruzione e alla mafia. Finora il governo è stato caratterizzato piuttosto dalla strategia comunicativa di Salvini, che è già in campagna elettorale per le prossime europee. Su questo i pentastellati dovrebbero manifestare maggiore coraggio.

Quindi lei promuove Di Maio, anche se con riserva, e boccia Salvini.
Se la vogliamo semplificare, direi di sì. Salvini ha fatto molte chiacchiere, ma pochi risultati. Pensiamo anche alla vicenda della Diciotti, per la quale si è beccato un'indagine, benché questo abbia aumentato i suoi consensi anziché farli diminuire. Oltretutto non ha risolto nulla: gli immigrati che avrebbe voluto bloccare si trovano sul territorio nazionale.

Ha parlato di coalizione innaturale: ma pensa che durerà o, come molti, che si sfarinerà al test della legge di bilancio?
Non ho la sfera di cristallo, ma la mia convinzione è che Salvini sia un ottimo tattico e quindi, come un giocatore di poker, sta al tavolo pronto ad alzarsi quando avrà incassato il massimo. Che questo avvenga già alla prossima legge di bilancio, o all'immediata vigilia delle elezioni europee non lo so, ma sono convinto che non andrà oltre il 2019. Certo è che il 4 marzo ha chiuso una stagione, quindi non si può più ragionare come nella seconda Repubblica, anche se non siamo ancora entrati nella terza. Il M5s, come hanno dimostrato le ultime elezioni, non può reggere da solo, perciò dovrebbe cercare di costruire intorno a sé quel terzo polo di cui c'è bisogno: un'alleanza democratica, costituzionale e popolare.

Lei sarebbe disponibile a spendersi per questa alleanza?
Sono disponibile, ma occorre che il M5s dimostri di voler seguire questa strada. Salvini ha una sua strategia in cui i 5 Stelle non ci sono. Quindi loro rischiano di essere relegati per sempre all'opposizione, a meno che non si muovano per costruire questa alleanza.