18 novembre 2018
Aggiornato 18:00

Psicodramma Pd: perdono milioni di voti, ma pensano solo a litigare tra loro

Nei quattro anni di segreteria Renzi, il partito ha lasciato sul campo cinque milioni di elettori. Ma intanto i suoi vertici si producono solo in terribili scazzi
Il senatore del Pd, Matteo Renzi, nell'aula del Senato
Il senatore del Pd, Matteo Renzi, nell'aula del Senato (ANSA/FABIO FRUSTACI)

ROMA – I fischi ai funerali di Stato per le vittime del crollo del ponte di Genova hanno dato l'immagine del malcontento degli italiani nei confronti del Partito democratico. Ma sono le cifre, ancora una volta, a certificare meglio di tutte una realtà impietosa per il centrosinistra. Le mette in fila il quotidiano Italia Oggi: negli ultimi quattro anni, ovvero durante la segreteria di Matteo Renzi, i dem hanno perso la bellezza di cinque milioni di voti, crollando dal 25,4% delle elezioni 2013 al 18,7% dello scorso 4 marzo. Da allora, ovvero da quando l'ex premier è stato sostituito dal suo fido Maurizio Martina, le cose sono andate ancora peggio: i sondaggi attribuiscono al Pd meno del 15%, mentre le due forze di governo insieme veleggiano oltre il 50%.

Niente esami di coscienza
Ciò che più colpisce, però, è la reazione dei democratici di fronte a questa disfatta. Invece di tentare un'autocritica, invece di riflettere sugli errori che hanno commesso negli ultimi sette anni trascorsi al governo, continuano a dare la colpa agli altri, ad accusare i cosiddetti populisti. E a litigare tra di loro, uno degli sport storicamente preferiti dalla sinistra italiana. La misura dello psicodramma in cui ormai sono immersi i vertici del partito lo dà un fatto apparentemente minore, di colore, ma quantomai significativo: lo scazzo scoppiato su Twitter tra Filippo Sensi, ex guru della comunicazione di Renzi, Chiara Geloni, fedelissima di Bersani, e Mario Lavia, giornalista renziano.

Rissa tra comunicatori
Sensi aveva tentato di attaccare il premier Giuseppe Conte, che non sarebbe stato considerato dal suo omologo ungherese Viktor Orban in occasione della sua visita di ieri a Matteo Salvini a Milano: «Comunque un premier europeo che non incontra il suo collega italiano in Italia e vede un suo ministro - magari mi sbaglio e pronto a riconoscerlo - io non me lo ricordo. Un segno inequivocabile di chi conta nell'esecutivo sovranista e di chi non Conte». A lui ha risposto puntualmente la Geloni: «Angela Merkel ricevette Matteo Renzi quando il premier era Enrico Letta. Cristo santo, Filippo». Sensi vuole evitare il litigio e non raccoglie la provocazione, ma a rispondere è invece Lavia: «Ma Letta l'aveva visto 100 volte, Orban ha scavalcato Conte!». Lo scontro prosegue con toni sempre più piccati, finché la Geloni chiosa: «Quel gesto di Renzi fu uno sfregio a Letta. Non è questione di prima o di dopo, non si tratta di non rovinargli la sorpresa ma di rispetto dei ruoli», e infine «Ciao Mario, stammi bene. E non mollare il bidone mi raccomando». Dovevano prendersela con il governo, hanno finito per menarsi tra di loro...