26 settembre 2018
Aggiornato 00:00

Immigrazione, è Babis il vero problema del 'governo del cambiamento'

Giuseppe Conte non è riuscito a convincere il premier ceco: resta il secco «no» di Praga al ricollocamento dei migranti
Giuseppe Conte con Andrej Babis
Giuseppe Conte con Andrej Babis (ANSA/ CHIGI PALACE PRESS OFFICE/ FILIPPO ATTILI)

ROMA - Se Giuseppe Conte voleva trovare una apertura da parte del gruppo di Visegrad sul ricollocamento dei migranti, l'obiettivo non è stato centrato. Il premier italiano ha ricevuto ieri a Palazzo Chigi il primo ministro della Repubblica Ceca Andrej Babis, che ha condiviso la necessità di aiutare l'Italia nella gestione dei migranti, ma ha anche ribadito il suo «no» all'accoglienza. Babis ha dunque confermato in pieno la linea che i Paesi del gruppo di Visegrad (oltre alla Repubblica Ceca ne fanno parte Polonia, Ungheria e Slovacchia) portano avanti ormai da tempo, senza alcun cenno di ripensamento.

L'incontro tra Conte e Babis
L'incontro tra Conte e Babis, spiegano fonti di Palazzo Chigi, è stato «molto franco, diretto e cordiale» e ha avuto al centro proprio il tema dell'immigrazione. Conte e Babis hanno condiviso «pienamente» l'obiettivo di combattere l'immigrazione illegale, di intensificare la cooperazione con i Paesi da cui hanno origine le partenze e, in quest'ottica, di aumentare le risorse europee destinate al Fondo per l'Africa. Però restano «distanti» le posizioni dei due governi sull'approccio generale al fenomeno immigrazione e, in particolare, sulla richiesta dell'Italia di una gestione comunitaria dei flussi.

La trattativa di Conte
Conte ha insistito con Babis sulla necessità di «un sistema condiviso del fenomeno migratorio da tutta l'Unione europea», spiegando che «quando arrivano migranti nel nostro Paese non si può continuare a dire che è un problema solo italiano». Poi il tono si è fatto più duro: «Rispetto il fatto che non vogliate partecipare alla redistribuzione dei migranti - ha detto il premier italiano - ma chiedo che non venga demonizzato un sistema condiviso dell'immigrazione in cui l'Italia crede fermamente e che si creino incentivi economici per chi partecipa alla redistribuzione e disincentivi economici per chi non vi prende parte».

Il richiamo all'impegno europeo
In quest'ottica, Conte ha anche ribadito che bisogna dar seguito alle conclusioni dell'ultimo Consiglio europeo, conclusioni che rappresentano un «buon compromesso» per tutti i 28 paesi che le hanno sottoscritte e che pongono le basi per un approccio al fenomeno migratorio non più emergenziale, ma strutturale. Il richiamo alle conclusioni del Consiglio europeo di giugno, alla cui stesura l'Italia ha dato un contributo fondamentale, è servita a Conte per ribadire la necessità per il governo italiano di arrivare ad »una politica europea dell'immigrazione».

Il muro di Babis
Una posizione, quella di Conte, su cui Babis non ha fatto aperture. Se infatti il leader ceco ha condiviso il fatto che sul fronte immigrazione l'Italia vada aiutata, ha anche ribadito la sua forte contrarietà alla politica dei ricollocamenti. Si è dichiarato disponibile, invece, ad incrementare le risorse finanziarie per contrastare l'immigrazione dai paesi africani.