24 febbraio 2020
Aggiornato 16:46
Immigrazione

Vietarono l'uso di immobili privati per accogliere migranti: condannati tre sindaci leghisti

Tre comuni lombardi sono condannati per discriminazione ai danni dei richiedenti asilo dal Tribunale Civile di Milano

MILANO - Adottare ordinanze sindacali sulla base della presunta pericolosità dei richiedenti asilo costituisce una «molestia discriminatoria per ragioni etniche e razziali». È questo il principio sancito dal Tribunale Civile di Milano che ha condannato i comuni lombardi di Inzago, Cologno Monzese (in provincia di Milano) e Gallarate (Varese) per discriminazione in danno dei richiedenti asilo. A darne notizia è l'Asgi, l'Associazione per gli Studi Giuridici dell'Immigrazione, che insieme a Naga (associazione che fornisce assistenza sanitaria, sociale e legale ai cittadini stranieri) e ad Apn (avvocati per niente), avevano proposto ricorso contro il modello unico di ordinanza sindacale «contingibile e urgente» approvato nel 2017 da alcuni comuni lombardi amministrati da sindaci della Lega per imporre «una serie di oneri procedimentali» a chi voleva mettere a disposizione i propri immobili per attività di accoglienza dei richiedenti asilo.

Il ricorso
Nel ricorso, firmato dagli avvocati Alberto Guarisio e Livio Neri, si faceva riferimento al «carattere discriminatorio delle ordinanze che qualificavano la presenza dei richiedenti asilo come un pericolo per la salute pubblica e la sicurezza urbana». Un'impostazione che il giudice Paola Gandolfi, della prima sezione civile del Tribunale di Milano, ha pienamente accolto, condannando i comuni di Inzago, Cologno Monzese e Gallarate al pagamento di un risarcimento «simbolico» del danno «da discriminazione» pari a 1000 euro a favore di ciascuna associazione. 

Le pene accessorie e le reazioni
I tre comuni condannati, ha inoltre stabilito il giudice, dovranno pubblicare la sentenza sul proprio sito internet istituzionale oltre che su «La Prealpina», quotidiano locale del Varesotto e dell'Alto Milanese. Soddisfatte le associazioni che hanno proposto ricorso: «Questa decisione mette un freno a quell'opera di diffusione della paura e della avversione nei confronti dei richiedenti asilo perseguita da alcune forze politiche e spesso anche dalle istituzioni e che rischia di condurre alla demolizione del sistema di accoglienza».

Cosa prevedeva l'ordinanza
Come spiegato da Angelo Rocchi, sindaco di Cologno Monzese sulla sua pagina Facebook, l'ordinanza impone ai privati che intendono accogliere «presunti profughi» nelle abitazioni di loro proprietà, l'obbligo di comunicarlo all'amministrazione Comunale, pena una sanzione amministrativa. «Con quest'atto» ha spiegato al momento della firma, l'8 settembre di un anno fa, «voglio essere informato di chi sottoscrive accordi con la Prefettura per essere certo di chi entra nel territorio di Cologno. Io devo far rispettare la legge, tutelare la sicurezza dei cittadini e le condizioni igienico-sanitarie ottimali per i miei cittadini ed è per questo che credo sia sacrosanto sapere, dove, come e quanti soggetti aggiuntivi vengono alloggiati nella Città per valutare l'impatto sui servizi che l'amministrazione è chiamata a garantire».