18 luglio 2019
Aggiornato 00:30
Infrastrutture

Ora è certo: quel che resta del ponte Morandi sarà demolito

Il commissario all'emergenza Giovanni Toti ha ribadito che «entro un anno saranno abbattuti i due monconi e il viadotto sarà ricostruito». Si candida Fincantieri

GENOVA – Quel che resta del ponte Morandi sarà demolito, senza se e senza ma. Lo ha ribadito con certezza il commissario delegato all'emergenza Giovanni Toti, dopo la riunione con Autostrade per l'Italia, annunciando entro cinque giorni l'arrivo di un piano. «Resto convinto che le operazioni, dall'abbattimento dei due monconi alla ricostruzione del ponte, dureranno un anno», ha detto il governatore della Liguria al termine del summit nella sede della Regione, sulla messa in sicurezza e l'abbattimento dei due tronconi del ponte rimasti in piedi.

La posizione di Toti
Già dopo l'arrivo della relazione sulla staticità, e dopo le discussioni con il prefetto, Toti aveva intimato che il moncone nell'area Est andasse «demolito nei tempi più brevi possibili. Uno, per garantire sicurezza, anche se oggi l'area è evidentemente sgomberata e dunque nessun essere umano corre alcun rischio; due, perché senza la demolizione non riparte la ricostruzione. C'è una questione di tempi, di modalità su cui i tecnici hanno più voce della politica. Ma la politica ha già detto chiaramente che di quel ponte non resterà neanche un guard rail, né dell'ala di levante, né di quella di ponente. Quel ponte nelle debite maniere, nei tempi che spero siano rapidi e in totale sicurezza per i cittadini, verrà completamente smantellato». Sempre nei giorni scorsi il presidente della Giunta regionale aveva affermato che «i costi sono certamente a carico di Autostrade che è il concessionario della tratta ed è l'unico interlocutore citato e autorizzato come tale per i lavori su quella tratta nell'ordinanza di protezione civile. Il commissario di protezione civile si rivolge alla società perché fino a quando i percorsi scelti dal governo non arriveranno ad una definizione, se vi arriveranno, il concessionario è detentore di un bene pubblico che deve custodire, manutenere e metterlo in sicurezza. Ogni mia richiesta e ingiunzione che riguardi quel ponte oggi e la sua ricostruzione domani va fatta ad Autostrade».

Chi ricostruirà?
Intanto, per la costruzione del nuovo ponte, arriva la candidatura di Fincantieri: «Noi possiamo rifare il ponte ma nessuno ce lo chiesto. Abbiamo tutte le tecnologie e le conoscenze per ricostruire un'opera di questo genere. Stiamo facendo quattro ponti in Belgio». Lo ha detto l'amministratore delegato, Giuseppe Bono, parlando di un possibile coinvolgimento dell'azienda nella ricostruzione del ponte Morandi, a margine di un sopralluogo nello stabilimento di Ansaldo Energia, a poche decine di metri dal viadotto autostradale crollato sul torrente Polcevera. Quanto alle possibili conseguenze per lo stabilimento del quartiere genovese di Sestri Ponente, Bono ha chiarito: «Non prevedo crisi per Fincantieri dopo il crollo di Ponte Morandi a Genova. L'unico problema potrebbe riguardare la viabilità visto che ogni giorno entrano ed escono dal nostro cantiere quaranta camion».