16 ottobre 2019
Aggiornato 01:00
Genova

Autostrade «addolorata» crea un nuovo fondo per le vittime. E l'ipotesi di nazionalizzare si fa sempre più onerosa

Autostrade per l’Italia ha risposto all’appello lanciato da un giovane sulla piattaforma Change.org. Intanto Fillea Cgil calcola i costi della nazionalizzazione

L'ad di Autostrade Giovanni Castellucci
L'ad di Autostrade Giovanni Castellucci ANSA

GENOVA - Come segno di profondo, e "sentitissimo", mea culpa, Autostrade per l’Italia ha risposto all’appello lanciato dal giovane Luigi Galvano sulla piattaforma Change.org e ha istituito un nuovo fondo per le vittime del viadotto Polcevera. Lo rende noto l’azienda in un comunicato. Queste risorse – si legge nella nota di Autostrade – si aggiungono allo stanziamento nei confronti del Comune di Genova annunciato nella conferenza stampa di sabato scorso per soddisfare le prime esigenze delle famiglie colpite dalla tragedia e i bisogni degli sfollati. Per raccogliere bisogni e richieste, da oggi pomeriggio sarà aperto un punto Autostrade per l’Italia all’interno del Centro Civico di Buranello. Le richieste potranno essere inviate anche via mail all’indirizzo autostradepergenova@autostrade.it. "Profondamente vicina al dolore di chi è stato colpito dalla tragedia, la società continuerà a collaborare con le istituzioni locali per ridurre il più possibile i disagi causati dal crollo" si legge ancora nel comunicato.

Giorgetti: "Non sono persuaso a una gestione diretta dello Stato»
Intanto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, dal Meeting di Cl fa sapere che "non ci sono i termini per revocare la concessione delle infrastrutture autostradali affidate ad Autostrade per l’Italia attraverso una legge. Non vedo i termini – ha detto Giorgetti in conferenza stampa - anche se "è doveroso che la convenzione venga rivista. Ho detto che i margini di redditività che vedo nei confronti delle convenzioni mi sembrano leggermente spropositati – ha aggiunto -. Non sono persuaso a una gestione diretta dello Stato».

Quanto costerebbe il ritorno della autostrade allo Stato
Di fatto, il ritorno dello Stato a gestore diretto della rete autostradale, magari attraverso Anas, potrebbe arrivare a costare fino a 18,2 miliardi di euro. Anche mantenendo un margine di ricavi netti di circa 500 milioni l’anno, senza interventi straordinari di finanza pubblica, si rientrerebbe dei costi complessivi in circa 38-39 anni. A calcolarlo è la Fillea Cgil, mettendo nero su bianco tutte le voci economiche di un’eventuale revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia. I costi per la manutenzione ordinaria sostenuti da Aspi – ha spiegato il segretario generale della Fillea Cgi, Alessandro Genovesi – sono circa 310 milioni l’anno. Per manutenzione straordinaria, ampliamento opere esistenti, cofinanziamento grandi opere «servono minimo 1,3 miliardi l’anno per almeno i prossimi quattro anni (totale 5,2 miliardi)». I costi operativi e organizzativi (subentro Anas, clausola sociale Pavimental, acquisto e manutenzione mezzi) ammontano 175 milioni l’anno. Nella lista vanno poi inseriti il «mancato incasso da concessioni (per lo Stato) e mancate entrate di sovrapprezzo (Anas) per circa 430 milioni euro l’anno» e il «mancato incasso da imposte dirette per utili di azienda connessi ad attività ordinaria per concessione pari a 350 milioni circa».

Tra i 15,8 e i 18,2 miliardi di euro
I calcoli della Fillea Cgil tengono conto dei bilanci ufficiali presentati e delle proiezioni dello stesso ministero dei Trasporti. Teorizzando per il futuro gli stessi ricavi operativi da pedaggi di Aspi, pari a circa 3 miliardi l’anno, i diversi oneri di cui all’articolo 9 della concessione (al netto degli eventuali indennizzi di cui all’articolo 9 bis della Convenzione stessa, che potrebbero non essere riconosciuti per colpa grave o in compensazione di più sanzioni di importo massimo 150 milioni di euro) «costerebbero allo Stato, magari con il subentro di Anas, tra i 15,8 miliardi ai 18,2 miliardi di euro».

2,5 miliardi l'anno solo in capo allo Stato
Ipotizzando, quindi, «il ritiro della concessione per gravi colpe ed in decretazione di urgenza per tutela di interessi nazionali, quindi senza riconoscimento dell’eventuale indennizzo, e assumendo gli importi dovuti più bassi e gli attuali livelli delle tariffe (pedaggi), lo Stato dovrebbe farsi carico direttamente e tramite Anas di circa 2,5 miliardi di euro l’anno di nuovi costi (tra costi per manutenzione, investimenti e mancate entrate) e, anche mantenendo un margine di ricavi netti di circa 500 milioni l’anno, senza interventi straordinari di finanza pubblica, rientrerebbe dei costi complessivi in circa 38/39 anni», ha concluso Genovesi. Una strada per nulla facile, dunque.