16 settembre 2019
Aggiornato 17:00

Se la Grecia esce dalla Troika e l'Italia rischia di entrarci

«Salvini e Di Maio non hanno capito che per finanziare il nostro debito e il loro programma economico l'Italia ha bisogno dei mercati finanziari»

Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta
Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta ANSA

Per una Grecia che esce (anche se su questa fantomatica uscita noi nutriamo non pochi dubbi come vi abbiamo spiegato qui), ci saranno altri Paesi che entrano. Chi, ad esempio? Noi. A lanciare l'allarme, Renato Brunetta, che è certo del futuro che ci attende: «Sin troppo facile, in questo contesto, prevedere quali saranno i giudizi sul nostro paese. Per una Grecia che esce finalmente dal programma di osservazione internazionale, dopo molti anni di riforme lacrime e sangue, c'è un Italia che rischia di entrarvi presto».
«Difficile poter pensare - prosegue l'azzurro nel suo ragionamento - che Luigi di Maio e Matteo Salvini possano pensare di vincere la guerra contro la finanza globale, che non ha interesse a far affondare l'Italia ma, più semplicemente, non è più interessata ad investirci. Quello che i due vicepremier non hanno capito, secondo lui, è che per finanziare il nostro debito e il loro programma economico l'Italia ha bisogno dei mercati finanziari. Sono purtroppo i mercati finanziari che, al contrario, non hanno bisogno dell'Italia», conclude Brunetta.

«Mercati né buoni né cattivi»
«I mercati finanziari - prosegue Brunetta - non sono né buoni, né cattivi. Si limitano ad osservare, esprimere valutazioni e decidere dove spostare i loro capitali. Averli dalla propria parte è semplicemente un incommensurabile vantaggio economico». Ma, avverte, se un paese, per effetto delle politiche economiche e delle dichiarazioni dei suoi governanti, non dà affidamento, questi decidono di portare i loro investimenti altrove: «Esattamente quello che sta succedendo in Italia».

«Alle agenzie di rating non piacciono i governi sovranisti»
«E' sin troppo evidente - insiste - che alle agenzie di rating non piacciano i governi poco democratici o 'sovranisti', il cui obiettivo è quello di aumentare la loro sfera d'ingerenza nell'economia, togliendo spazio al libero mercato e all'iniziativa privata e di aizzare il popolo contro i presunti 'speculatori', con il solo obiettivo di ottenere maggior consenso. E' un 'film' che stiamo vedendo in questi giorni in Turchia, dove il presidente Erdogan sta accentrando sempre più il controllo dell'economia, lanciando proclami incendiari contro Stati Uniti e la comunità finanziaria internazionale, mentre la sua valuta sta colando a picco, l'inflazione ha ormai raggiunto la doppia cifra e l'economia rischia presto di entrare in recessione. Proprio queste sono state le motivazioni scritte nel rapporto delle agenzie di rating che hanno abbassato il rating della Turchia, portandolo a livello spazzatura».

«Italia come la Turchia»
«Lo stesso film rischiamo ora di vederlo proprio in Italia» avverte Brunetta. «Stessa situazione di fragilità finanziaria, stesso governo autoproclamatosi 'populista' e 'sovranista', come quello turco, che intende proporre esattamente quanto proposto da Erdogan: politiche fiscali e monetarie espansive, anche se i bilanci pubblici non le consentirebbero, accentramento decisionale nelle mani di poche persone e attacco incondizionato alla comunità finanziaria internazionale, disinteressandosi delle conseguenze».