14 novembre 2018
Aggiornato 04:30

«Il ponte prima si è storto poi è crollato»: le possibili concause che hanno provocato il disastro

Le prime ipotesi cui è giunta la commissione d'inchiesta del ministero delle Infrastrutture
Il ponte Morandi crollato a Genova
Il ponte Morandi crollato a Genova (ANSA/ MINISTERO DEI TRASPORTI)

GENOVA - Il crollo di ponte Morandi potrebbe esser stato determinato da "una serie di concause" e non solo dalla rottura di uno strallo. Lo ha detto Roberto Ferrazza, presidente della Commissione ispettiva del Mit, al termine del sopralluogo sulle macerie di Ponte Morandi. "Il ponte si è prima piegato e poi è caduto", ha detto al termine del sopralluogo sulle macerie del ponte. "Ci sono stati diversi fattori che hanno determinato il crollo del viadotto: invecchiamento della struttura e dei materiali, inquinamento locale come umidità e salsedine e un aumento negli anni del traffico leggero e pesante sul ponte». Non è ancora chiara la dinamica del disastro. Da subito l'attenzione si è concentrata sugli stralli, i tiranti trasversali in cemento armato. Non si conosce, però, quale sia stato l'innesco della dinamica, come Ferrazza stesso ha chiarito. Occorrerà, dunque, individuare quale sia stato l'elemento che si è rotto per primo, innescando il crollo. Gli stralli saranno oggetto di approfondimento, così come le solette e i materiali da costruzione. "Bisognerà lavorare ancora sul posizionamento e ribaltamento delle macerie, considerando che c'è stata una rottura che ha provocato un movimento della struttura non equilibrato".

L'ipotesi della rottura di una «mensola»
Una seconda ipotesi è quella di un cedimento strutturale delle «mensole» o «seggiole» sulle quali poggia l’enorme piano stradale del Morandi. Si tratta di strutture simili appunto a mensole sulle quali sono posizionati gli impalcati stradali. In questo caso sarebbe stato il cedimento di uno dei tratti di strada ad innescare un effetto domino e a provocare la successiva rottura dello strallo e il crollo del pilone. «Attendiamo le analisi sui materiali e sui campioni di ferro e cemento che sono stati recuperati dai consulenti della Procura sul luogo del disastro - ha spiegato -. Al momento si tratta solo di ipotesi». Intanto la procura ha autorizzato le verifiche per la messa in sicurezza dei monconi proposte da Anas, dopo aver avuto il parere favorevole dei consulenti. Le verifiche verranno effettuate dai tecnici di Autostrade con i consulenti della procura.

La «frustata» sulla strada
Ferrazza ha però spiegato che alcuni tratti di strada crollati sono stati trovati in posizione ruotata rispetto ad una semplice caduta verticale, segno che il crollo ha innescato una «rotazione» delle masse del ponte. Conseguenza proprio della rottura degli stralli precompressi che tengono in equilibrio la struttura e che, in pratica, hanno innescato un effetto elastico, tipo frusta, sulla struttura del ponte e provocato la rotazione, l’inclinazione e in alcuni casi anche il ribaltamento delle porzioni di piano stradale durante la caduta. I soccorritori hanno infatti trovato una parte della strada «sottosopra» tra le macerie, con l’asfalto quindi rivolto al terreno segno che i piani stradale hanno avuto una rotazione di quasi 180 gradi durante la caduta. Ora la commissione sta procedendo all’analisi con speciali droni con telecamere in grado di osservare l’area sottostante al ponte rimasto ancora in piedi e a un sopralluogo congiunto con Autostrade nelle aree del cavalcavia rimaste integre, quelle rivolte verso Ponente, per le verifiche di sicurezza e stabilità della struttura.