17 novembre 2018
Aggiornato 21:00

Nuovo «caso Aquarius»: Abbiamo 141 miganti a bordo. Fateci sbarcare

La richiesta all'Unione Europea di un «porto sicuro» da parte di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere dopo il rifiuto della Libia
Migranti a bordo della Aquarius
Migranti a bordo della Aquarius (TWITTER MSF SEA/KARPOV/SOS MEDITERRANEE)

ROMA - «In risposta alla crisi umanitaria in corso nel Mediterraneo Centrale, venerdì la nave di ricerca e soccorso Aquarius, noleggiata da SOS Mediterranee e gestita in collaborazione con Medici Senza Frontiere (MSF), ha tratto in salvo 141 persone». Entrambe le organizzazioni ora chiedono ai governi europei di assegnare un luogo sicuro di sbarco più vicino possibile «in conformità con il Diritto Internazionale Marittimo in modo che le persone salvate in mare possano essere sbarcate e l'Aquarius possa continuare a fornire la necessaria assistenza umanitaria». Questa la richiesta all'Unione Europea da parte di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere dopo il rifiuto della Libia. 

La situazione
Venerdì mattina, 10 agosto, l'Aquarius ha salvato 25 persone trovate alla deriva su una piccola barca di legno senza motore a bordo. «Si ritiene che siano rimaste in mare per quasi 35 ore». Più tardi, nel corso della stessa giornata, l'Aquarius ha avvistato una seconda barca di legno sovraffollata con 116 persone a bordo, compresi 67 minori non accompagnati. Più del 70% delle persone salvate proviene dalla Somalia e dall'Eritrea. «Le condizioni di salute delle persone soccorse sono stabili al momento, ma molti sono estremamente deboli e denutriti. Molti riferiscono di essere stati detenuti in condizioni disumane in Libia».

Il no della Libia allo sbarco
Durante entrambe le operazioni di salvataggio, l'Aquarius ha informato delle operazioni svolte tutte le autorità competenti tra cui i Centri Nazionali di Coordinamento del Soccorso Marittimo (MRCC) di Italia, Malta e Tunisia oltre al Centro di Coordinamento Congiunto di Soccorso (JRCC) libico, il quale ha confermato di essere l'autorità che coordina i salvataggi. Il Centro di Coordinamento Congiunto di Soccorso libico ha informato l'Aquarius che non avrebbe assegnato un luogo sicuro di sbarco e ha ordinato alla nave di richiederlo a un altro Centro di Coordinamento. Così l'Aquarius si sta ora dirigendo verso nord per richiedere il luogo di sbarco più vicino a un altro Centro di Coordinamento.

L'appello all'Unione Europea
«In questo momento stiamo seguendo le istruzioni del Coordinamento Congiunto di Soccorso libico e contatteremo gli altri Centri di Coordinamento per un posto sicuro dove sbarcare le persone soccorse che abbiamo a bordo», ha dichiarato Nick Romaniuk, coordinatore per la ricerca e il soccorso di Sos Mediterranee. «Ciò che è di massima importanza è che i sopravvissuti siano portati senza ritardi in un luogo sicuro dove si possa rispondere ai loro bisogni di base e dove possano essere protetti dagli abusi». I governi europei «hanno fatto tutto il possibile per sostenere il Centro di Coordinamento dei Soccorsi libico Centro di Coordinamento Congiunto di Soccorso libico», tuttavia «gli eventi di venerdì mostrano che non hanno assolutamente la capacità di coordinare un salvataggio», ha dichiarato Aloys Vimard, coordinatore di MSF a bordo di Aquarius. «Un soccorso non è completo fino a quando non avviene lo sbarco in un luogo sicuro».