19 agosto 2018
Aggiornato 22:30

L'inchiesta sulla famiglia di Renzi diventa un terremoto politico

Il cognato dell'ex premier ed ex segretario Pd è indagato. Lui minaccia querele a chi tiri in ballo il suo nome, ma il Movimento 5 stelle lo attacca duramente
Il senatore del Pd, Matteo Renzi, nell'aula del Senato
Il senatore del Pd, Matteo Renzi, nell'aula del Senato (ANSA/FABIO FRUSTACI)

ROMA – Non è passata inosservata agli occhi del mondo politico, come era facile prevedere, la notizia dell'indagine che ha colpito il cognato di Matteo Renzi (e i fratelli dello stesso cognato) con l'accusa di aver fatto transitare sui propri conti correnti personali delle donazioni che sarebbero dovute invece finire in beneficenza ai poveri dell'Africa.

Le querele non spaventano
L'ex premier ed ex segretario del Pd ha subito reagito con forza, ribadendo che avrebbe adito le vie legali contro chiunque si fosse permesso di accostare il suo nome ai guai giudiziari in cui sono stati coinvolti i suoi parenti. Eppure queste parole non hanno frenato il Movimento 5 stelle dal muovere pesanti addebiti politici al senatore di Scandicci. «Invece di minacciare querele per chi accosta il suo nome all'inchiesta che riguarda il marito di sua sorella, Renzi dovrebbe sforzarsi di accettare il fatto che non è possibile imporre il bavaglio all'informazione. Non è colpa dei giornalisti se suo cognato è coinvolto in una indagine della procura di Firenze, o se ha il papà e la mamma indagati». È quanto affermato, in una nota dal presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Sarti (M5s). «La vicenda descritta dai quotidiani – aggiunge – non è affatto trascurabile, con accuse che, a vario titolo, vanno dal riciclaggio all'autoriciclaggio fino all'appropriazione indebita aggravata. Si tratterebbe di milioni di euro destinati da alcune associazioni ai bambini africani e confluiti, almeno in parte, su conti riconducibili agli indagati. Ovviamente, le eventuali responsabilità dei protagonisti di questa storia, saranno valutate dai magistrati, ma i fatti raccontati dalla stampa sono quantomeno allarmanti. Come se non bastasse – conclude Sarti – uno dei reati che sarebbero stati contestati, l'appropriazione indebita aggravata, non è più procedibile a d'ufficio dagli inquirenti, ma serve una denuncia da parte di chi subisce il torto. Questo perché appena qualche mese fa, a fine legislatura, il vecchio governo, con un decreto legislativo, ha modificato un articolo del codice penale. Il nostro impegno, in commissione, sarà anche quello di riparare ai problemi creati dalla riforma Orlando, così come abbiamo già cominciato a fare, a partire dal nostro parere sull'ordinamento penitenziario, e come ha fatto il ministro Bonafede con lo stop alla riforma delle intercettazioni».

Chi di inchiesta ferisce...
I pentastellati fanno notare anche come Renzi stesso aveva tirato in ballo, non molto tempo fa, le indagini che riguardavano la Lega, aspettandosi contraccolpi negativi sul governo. Invece ora è proprio la sua famiglia a finire nel mirino dei magistrati: «Solo qualche giorno fa Matteo Renzi profetizzava su presunte inchieste che in autunno avrebbero 'fatto vacillare il governo', ma è probabile che a vacillare sarà lui». Lo afferma Francesco Silvestri, vicepresidente del gruppo M5s alla camera. «Non bastava il padre indagato per traffico di influenze illecite nell'inchiesta Consip, non bastava la madre indagata per false fatturazioni, non bastava l'amico fraterno Lotti indagato per rivelazione di segreto istruttorio e favoreggiamento sempre nell' inchiesta Consip. Senza dimenticare i conflitti di interessi del suo ex ministro Boschi. Adesso anche il cognato viene indagato per riciclaggio e appropriazione indebita», afferma Silvestri, a giudizio del quale «l'inchiesta che riguarda suo cognato fa emergere uno scenario scandaloso. Si parla di 6,6 milioni di dollari che sarebbero dovuti arrivare a bambini africani, ma che a quanto pare sarebbero stati invece dirottati su conti riconducibili a lui e ai suoi due fratelli. Matteo Renzi prima ha sentenziato pubblicamente che il governo sarebbe caduto per inchieste ed ora dice che i processi si fanno in aula e non sui media. Anche stavolta l'ex segretario Pd ha perso l'ennesima occasione per rimanere in silenzio. Piuttosto, sarebbe interessante sentire qualche sua spiegazione sui 400 mila euro in contanti utilizzati per pagare la caparra della villa in Toscana. Su questo tema chissà perché Renzi tace – prosegue Silvestri, che conclude – Al di là delle parole non dette e quelle dette a sproposito, una cosa è certa e cioè che questa dei fondi riciclati è davvero una brutta storia. Noi siamo convinti che la giustizia farà presto il suo corso, però sappiamo che a causa di una modifica apportata dal vecchio governo, uno dei reati contestati, l'appropriazione indebita aggravata, non è più procedibile d'ufficio. Serve una denuncia da parte di chi subisce il torto. Vista l'entità di questa ingiustizia, che oltre a contravvenire alla legge danneggia molti bambini africani, ci auguriamo quindi che qualcuno trovi il coraggio di denunciare».