18 dicembre 2018
Aggiornato 11:05

Un'altra inchiesta sulla famiglia Renzi: stavolta nei guai finisce il cognato

Andrea Conticini, marito della sorella di Matteo, è indagato insieme ai due fratelli per presunte frodi sulle donazioni che dovevano finire in beneficenza in Africa

Matteo Renzi in un fermo immagine del video pubblicato sul suo profilo Facebook
Matteo Renzi in un fermo immagine del video pubblicato sul suo profilo Facebook (PROFILO FACEBOOK DI MATTEO RENZI)

ROMA – Il cognato, almeno in politica, sembra essere il parente più serpente che ci sia. Pensate a Gianfranco Fini, che per colpa del suo, Giancarlo Tulliani, vide praticamente collassare una carriera politica in quel momento in piena ascesa. Oggi, invece, la maledizione del congiunto rischia di colpire un altro esponente illustre: Matteo Renzi. Il suo, di cognato, si chiama Andrea Conticini, marito della sorella Matilde, e anche lui ha la sua bella dose di guai: è indagato dalla procura di Firenze per riciclaggio, insieme ai suoi due fratelli Luca e Alessandro, per i quali i magistrati ipotizzano anche il reato di appropriazione indebita aggravata.

Affari di famiglia
La vicenda riguarda la Play Therapy Africa, un'organizzazione no profit di cui proprio Alessandro Conticini era socio e direttore, e che avrebbe dovuto raccogliere donazioni per i poveri dell'Africa. Usiamo il condizionale, però. Perché dalle indagini dei pm Luca Turco e Giuseppina Mione e della Guardia di finanza emergerebbe che almeno una parte di questi soldi (gli inquirenti parlano di ben 6,6 milioni) sarebbe transitata sui conti correnti personali di Conticini, e utilizzata per finalità molto diverse da quelle umanitarie: investimenti immobiliari all'estero e acquisto di quote di società. Quali società? Quelle più vicine alla famiglia Renzi: come la Eventi6 (di cui sono socie sia la sorella che la mamma, la stessa società che assunse Matteo prima della sua discesa in politica), che avrebbe ricevuto ben 133 mila euro solo nel 2011, e la Dot Media (l'agenzia di comunicazione che gestiva le kermesse renziane della Leopolda), alla quale sarebbero andati nello stesso anno 4 mila euro. Una storia poco edificante, insomma, in cui a vario titolo, indagati e no, spuntano i nomi di diversi parenti dell'ex premier ed ex segretario del Pd.

C'è poco da gongolare
Ma quest'ultimo sbraita e intima la stampa a non accostare «il suo nome a una vicenda giudiziaria che da due anni ciclicamente viene rilanciata sulla stampa e che riguarderebbe un fratello del marito di una sorella di Renzi», altrimenti ha dato mandato ai propri legali di procedere in sede civile e penale. L'ufficio stampa del senatore di Scandicci tuona infatti in una nota: «I processi si fanno in aula, non sui media. Al termine del processo si fanno le sentenze. E le sentenze si rispettano. Anche quelle sui risarcimenti». Giusto, bisogna essere garantisti. Quello che stupisce, politicamente s'intende, è però che lo stesso Renzi fino a pochi giorni fa si sfregava le mani promettendo che «ci sarà da divertirsi con le inchieste sulla Lega», e invece ora è proprio lui a ritrovarsi l'ennesima indagine in famiglia, dopo quelle che hanno riguardato il papà Tiziano. Un'indagine, peraltro, che potrebbe presto affondare, per una questione puramente tecnica: per l'appropriazione indebita, il reato per il quale sono indagati Alessandro e Luca Conticini, si può procedere solo per querela di parte. Ovvero se i cognati di Renzi saranno direttamente denunciati dalle organizzazioni internazionali che avevano donato il denaro per i bimbi africani. Gli stessi pm di Firenze hanno informato gli enti umanitari con una lettera: «In Italia la legge è cambiata, se non presenterete una denuncia non potremo proseguire l'inchiesta per appropriazione indebita. E dunque non avrete alcuna possibilità di reclamare i soldi elargiti». E chi l'ha cambiata quella legge sull'appropriazione indebita? L'ex ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Del Partito democratico.