23 ottobre 2018
Aggiornato 07:30

Di Maio: «Non facciamo sconti a nessuno, gli italiani sono con noi»

Il vicepremier fa il punto sull'azione dell'esecutivo in un'intervista ad Avvenire: «Difendiamo i diritti, non i privilegi. E abbiamo un consenso del 70%»
Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico e vicepremier Luigi Di Maio con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in aula al Senato
Il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico e vicepremier Luigi Di Maio con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in aula al Senato (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA«Il test a livello politico non è la manovra, il test io lo faccio nelle piazze. Anche se siamo al governo continuiamo ad incontrare i cittadini, spostandoci di città in città. L'accoglienza è commovente. Inoltre, stando ai sondaggi, segnalo che questo governo ha un consenso attorno al 70 per cento». Lo afferma il vice premier Luigi Di Maio, oggi, in un'intervista pubblicata sulle pagine di Avvenire. «Questo è un governo che ha sottoscritto un contratto che garantisce i cittadini e le forze politiche che lo sostengono. Il dibattito è vivo ma è sempre corretto e riguarda temi che non sono nel contratto – sottolinea – Abbiamo obiettivi prefissati e che vogliamo portare a termine. Il governo è solido e sta cambiando in meglio il Paese. E siamo solo all'inizio». Nemmeno Ilva, Tav e Tap incrinano i rapporti con l'alleato Salvini? «Nel contratto di governo è previsto di ridiscutere la Tav e il ministro Toninelli sta agendo in quest'ottica. Anche sulla Tap stiamo lavorando perché i cittadini devono essere ascoltati: il presidente del Consiglio Conte ha incontrato il sindaco di Melendugno, cosa che il suo predecessore non ha mai fatto – spiega – Ma la questione più imminente è senz'altro l'Ilva di Taranto, che rappresenta l'esempio più lampante della totale inadeguatezza di chi ci ha preceduto: anni e anni di decreti, una gara piena di criticità come evidenziato dall'Anac, un contratto stipulato con una società senza aver prima firmato l'accordo sindacale, un disastro ambientale prolungato nel tempo, migliaia di lavoratori a rischio salute, un problema occupazionale mai gestito. Ora, in tre mesi, mi si chiede di risolvere ogni aspetto. Ce la metteremo tutta, ma sia ben chiaro che questo governo non intende fare sconti a nessuno», conclude Di Maio.

Aperture domenicali
Questo governo, per il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, «è il governo dei diritti e non dei privilegi». Il ministro annuncia che il prossimo fronte sarà la stretta sul lavoro festivo: «Intendo rivedere le liberalizzazioni e le misure introdotte dal decreto Monti e dal Pd, che hanno permesso agli esercizi commerciali italiani di eliminare il giorno di chiusura settimanale e le regolamentazioni degli orari di apertura. Queste misure – spiega – hanno favorito l'alienazione dei tempi di vita e lo sfaldamento del nucleo familiare del negoziante e dei dipendenti, un sacrificio che si è rivelato inutile alla luce degli incassi, che sono sempre gli stessi, mentre la qualità di vita di chi lavora è peggiorata. La mia proposta è individuare dodici giorni festivi l'anno e Comuni e Regioni potranno decidere, in base alle loro specifiche esigenze, di chiudere un quarto degli esercizi commerciali per sei giorni. La domenica e durante le feste le famiglie hanno tutto il diritto di stare insieme: questo è il principio che voglio affermare con questa norma».

Torna la dignità
Quanto alle polemiche sul decreto dignità Di Maio aggiunge: «Noi siamo dalla parte di chi vuole fare impresa in un modo nuovo e contro quelli che io chiamo 'prenditori'. Vogliamo che le imprese crescano e si sviluppino. Questo è possibile farlo se le persone hanno soldi in tasca e la serenità per progettare un futuro facendo aumentare i consumi. Abbiamo messo un freno al precariato, impedendo il rinnovo 'selvaggio' – aggiunge – del contratto a tempo determinato, perché siamo convinti che dopo 24 mesi di contratto un imprenditore serio che vuole far crescere la sua azienda deve puntare sulla forza lavoro che ha testato e, se valida, assumerla a tempo indeterminato. Finalmente siamo in media con i Paesi europei: in alcuni Stati il limite è di 18 mesi».