15 novembre 2018
Aggiornato 09:00

Vaccini, i biologi chiedono un vero dibattito: «Ma a 'vincere' sia sempre la scienza»

In una lettera aperta il presidente dell'ordine nazionale dei biologi, Vincenzo D'Anna: «No a leggi coercitive e atteggiamenti ottusi»
Vaccinazioni all'ospedale Annunziata di Napoli, 8 settembre 2017
Vaccinazioni all'ospedale Annunziata di Napoli, 8 settembre 2017 (ANSA/CESARE ABBATE)

ROMA - Al momento l'unica cosa certa, a meno di colpi di scena, è che alla riapertura delle scuole i genitori dovranno comunque presentare l'autocertificazione delle avvenute vaccinazioni obbligatorie dei figli per nidi e materne. Il motivo è semplice: il decreto Milleproroghe non sarà approvato alla Camera prima della pausa estiva prevista da martedì. Qualsiasi approvazione 'post vacanze' sarà quindi, in ogni caso, fuori tempo massimo per le iscrizioni a scuola. Resterà quindi, in assenza del varo definitivo del decreto Milleproroghe, in vigore la circolare dello scorso luglio dei ministri della Salute e dell'Istruzione, Giulia Grillo e Marco Bussetti. 

Cosa devono fare i genitori per iscrivere i figli a scuola
Il testo, che va in «deroga transitoria» alla legge Lorenzin, prevede che per la frequenza dell'anno scolastico 2018-19 basterà l'autocertificazione, ovvero una dichiarazione sostitutiva delle vaccinazioni effettuate, da presentarsi alle scuole. In ogni caso, ha però precisato la ministra Grillo, «la mancata presentazione della documentazione non comporterà la decadenza dell'iscrizione scolastica». Quindi, «per i minori da 6 a 16 anni», quando non si tratta di prima iscrizione scolastica, «resta valida la documentazione già presentata per l'anno scolastico 2017-2018». 

I biologi chiedono un vero dibattito
«Non si converte la gente a colpi di crocefisso sulla testa, né i genitori dei bambini con leggi coercitive ed atteggiamenti ottusi e tracotanti. Se l'interesse è quello della salute pubblica si può e si deve agire solo col consenso degli interessati». Così scrive in un passo della sua lettera aperta Vincenzo D'Anna, presidente dell'ordine nazionale dei biologi rispetto al tema dei vaccini. «In Italia è ben difficile tenere a bada la vis polemica - spiega - evitare di esercitare l'antica arte del discreditare coloro che sono di opinione contraria, soprattutto quando l'argomento introduce la tutela di cospicui interessi elettorali ed economici. Risulta, pertanto, necessario che dal vasto e libero mondo della scienza e dagli Enti che a vario titolo lo rappresentano, debba venire una pacata e serena discussione, volta a chiarire taluni aspetti del problema dibattuto ed a sedare faziosità e forzature polemiche. I vaccini rappresentano un argomento che in queste ore ritorna prepotentemente all'attenzione del mondo politico, dell'opinione pubblica ed anche del mondo scientifico».

La pericolosità di «mettere un veto sulle vaccinazioni»
Mettere un veto sulle vaccinazioni, «criminalizzando i vaccini come portatori essi stessi di patologie ancor più gravi di quelle patologie che essi, vaccini, sconfiggono, sembra un'esagerazione inammissibile» spiega D'Anna. Ma bisogna sempre ricordarsi che «i dogmi assoluti non si confanno con la prassi scientifica che si confronta sempre con il dubbio che alimenta la costante ricerca del vero e del meglio». Pertanto, «va dato ascolto a tutte le tesi che abbiano un significato ed un portato scientificamente valido, confutando, per le stesse vie scientifiche, spropositi ed incongruenze diffuse come verità accertate». 

I vaccini possono avere effetti pericolosi?
«Come professionisti» spiega D'Anna «dobbiamo ammettere che la vaccinazione, al pari di un farmaco, può avere effetti avversi ed indesiderati, ecco l'importanza di un consenso informato e condiviso, come la stessa Carta Costituzione ci indica agli articoli 32 e 33, sul consenso informato e la non obbligatorietà delle cure praticate, nonché la libertà di scienza e di insegnamento della stessa che evita i santuari scientifici unici possessori della verità del sapere».

Cosa rende i vaccini «pericolosi»?
I vaccini, spiega ancora il presidente dell'ordine dei bilogi, «come tutti i farmaci», possono contenere eccipienti «e di questi si dovrebbe discutere non della bontà del vaccino, interrogarsi e verificare l'innocuità di tali sostanze, comunque presenti ed iniettate nel corpo umano, ripeto iniettate non ingerite». Tra questi eccipienti i più utilizzati come «adiuvanti e stabilizzanti» dei vaccini sono alcuni metalli come l'alluminio «che certamente è meno tossico rispetto al thiomersal, ovvero al mercurio. Essendosene ravvisata la nocività, il mercurio è stato eliminato dai vaccini e sostituito con l'alluminio che risulta meno tossico».

Il mercurio è meno tossico dell'alluminio? Ci sono altre sostanze pericolose?
La domanda da porsi, per D'Anna, è soprattutto un'altra: «È possibile discutere senza campagne di discredito e d'odio verso coloro che studiano le interazioni tra metalli pesanti ed organismo umano? E di questi metalli oggi abbiamo consapevolezza che causano danni molecolari finanche di natura epigenetica, come provano gli esami del liquido seminale fatti su vasta scala con ricerche ad hoc, nonché lo stato tossico generato da questi metalli pesanti, anche frutto dell'alimentazione e dell'inquinamento (vedi le diverse 'Terre dei fuochi' esistenti in Italia) e rilevabili attraverso l'esame tossicologico del capello. Quindi un argomento che non riguarda solo i vaccini ma una più vasta gamma di sostanze che assumiamo dall'ambiente, dagli alimenti e dai farmaci».

Cosa fare
«Occorre ridurre, in ogni caso, l'esposizione della popolazione a questi metalli pesanti che causano danni molecolari e al Dna, non combattere le vaccinazioni, ma migliorando sempre più la purezza dei vaccini ed essere così attenti a ridurre nel nostro corpo la presenza di tali sostanze tossiche». In conclusione, «lavoriamo per rendere sempre più puri i vaccini e riduciamo i metalli che attaccano il nostro sistema nervoso come proprio l'alluminio fa ed è sotto osservazione per molte malattie neurodegenerative».

Cosa deve fare un genitore?
Una cosa è chiara: «La necessità di praticare le vaccinazioni tenendo conto del principio di cautela come si fa coi farmaci, mediante un consenso informato, con vaccini sempre più puri, con riguardo ai casi di particolare sensibilità alle malattie allergiche e del sistema immunitario. Insomma non si converte la gente a colpi di crocefisso sulla testa, né i genitori dei bambini con leggi coercitive ed atteggiamenti ottusi e tracotanti. Se l'interesse è quello della salute pubblica si può e si deve agire solo col consenso degli interessati».