19 agosto 2019
Aggiornato 06:00
Nomine

Lega e M5s allo scontro con il ministro Tria: «O cede o va a casa»

Caos nel governo sulle nomine. Il titolare dell'Economia insiste per Scannapieco a Cassa depositi e prestiti, ma la maggioranza non ci sta: «Tutta colpa sua»

Il ministro dell'Economia Giovanni Tria in commissione Finanze del Senato
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria in commissione Finanze del Senato ANSA

ROMA – Il giovedì del governo è stata una giornata che si potrebbe definire quantomeno convulsa. L'atteso vertice a tre tra Salvini, Di Maio e Tria è stato prima convocato alle 15, poi rinviato: alla fine il ministro dell'Economia si è recato da solo a palazzo Chigi, per una riunione già programmata. Ma questi cambi repentini di agenda nascondono un'indicibile realtà: il tentativo di mediazione del premier Giuseppe Conte, per ora, sembra miseramente fallito. Al centro dello scontro c'è la nomina dei vertici di Cassa depositi e prestiti, slittata per la quinta volta e che dovrebbe (ormai il condizionale è d'obbligo) arrivare tra quattro giorni. Il titolare di via XX settembre insiste infatti su Dario Scannapieco, vicepresidente della Banca europea degli investimenti, come amministratore delegato, e sull'attuale direttore finanziario della Cassa Fabrizio Palermo da promuovere a direttore generale. Alla Lega, che su questo fronte gode del pieno appoggio del M5s, invece, Scannapieco non piace, ma non sembra esserci ad oggi un nome alternativo. «Tutta colpa di Tria, non fa squadra, se non cede se ne vada», sono le voci che trapelano dalla maggioranza.

Il Pd se la ride
Il Partito democratico, manco a dirlo, non attende un minuto per gettarsi in soccorso del ministro isolato dal resto della maggioranza: «Il ministro Tria non vuole farsi dettare le nomine da Di Maio e Salvini? Fa bene a chiedere il rispetto della legge e delle sue prerogative, fa bene a non voler incontrare i due vicepremier per parlare di spartizione e lottizzazione – scrive su Facebook il deputato Michele Anzaldi – Vedremo dai nomi che saranno proposti per Cdp e Rai se Conte e il titolare dell'Economia dimostreranno davvero di essere indipendenti e di rispettare la legge, ad esempio sul presidente di garanzia del servizio pubblico. Il pasticcio del vertice di palazzo Chigi prima convocato, poi sconvocato e alla fine addirittura disconosciuto dai suoi stessi partecipanti, gli stessi che probabilmente lo avevano addirittura chiesto, è l'ennesima conferma di quanto sia debole l'idea di un Governo con due vicepremier che si sentono entrambi premier senza esserlo».

Di Maio getta acqua sul fuoco
Ma i vicepresidenti del Consiglio, per ora, non sono ancora pronti a far esplodere pubblicamente il caso. Così, interpellato a Montecitorio, Luigi Di Maio minimizza: «Con il ministro Tria non ci sono contrasti, non ho mai chiesto le sue dimissioni. Per Cassa depositi e prestiti cerchiamo i migliori, e se c'è una discussione su questo ben venga». Il punto è capire quanto durerà questa discussione, ovvero se il nodo si scioglierà entro il 24 luglio, data alla quale è programmata (per ora) la prossima assemblea. Altrimenti, per Tria, potrebbero essere davvero guai seri.