10 dicembre 2018
Aggiornato 18:30

Su legittima difesa e nomine la prima spaccatura M5s-Lega

Il ministro pentastellato della Giustizia, Bonafede, frena sulla battaglia leghista per riformare la legge sulla sicurezza. Nessun accordo nemmeno su Cdp
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il ministro dell'Interno Matteo Salvini durante il giuramento del Governo al Quirinale
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e il ministro dell'Interno Matteo Salvini durante il giuramento del Governo al Quirinale (ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

ROMA – Rischia di spaccare la maggioranza la battaglia della Lega per modificare la normativa sulla legittima difesa. Appena iniziato il percorso della riforma in commissione Giustizia, infatti, non si è fatta attendere la frenata del Movimento 5 stelle, che ha manifestato le prime nette divergenze rispetto alla posizione dell'alleato di governo. «In considerazione della delicatezza della materia trattata, della complessità e dell'impatto a livello sociale è necessaria un'analisi approfondita delle norme esistenti, dei testi presentati con attenzione e con saldi riferimenti nella giurisprudenza – ha affermato il senatore pentastellato Francesco Urraro – Ciò è doveroso per il Movimento 5 Stelle, così da rendere la legge realmente efficace ma nella piena sicurezza dei cittadini. Il nostro sarà un lavoro scrupoloso, di sintesi e ragionato nel solco delle garanzie Costituzionali, senza muoversi sull'onda emotiva». Rispondendo al question time alla Camera, anche il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha puntualizzato che nessuna legge potrà portare alla liberalizzazione delle armi, «la detenzione ed il porto delle quali risultano disciplinate da disposizioni normative rigorose sulle quali il governo non avverte alcuna esigenze di intervenire, trattandosi di leggi che rappresentano, per altro, strumenti irrinunciabili nella lotta alla criminalità. Occorre intervenire, si vedrà se attraverso progetti di origine parlamentare o iniziative legislative governative, affinché siano eliminate quelle zone d'ombra che attualmente rendono quantomeno accidentato il percorso attraverso cui un cittadino, che si sia legittimamente difeso da un'aggressione ingiusta, possa provare la propria innocenza», ha sottolineato il ministro.

Disaccordo giallo-verde
Sulla spaccatura venutasi a creare intorno a questo tema ha subito affondato il colpo Forza Italia, con una dura presa di posizione e l'invito ad attenersi alle promesse elettorali: «L'annuncio di 'approfondimenti' sulla riforma della legittima difesa, che noi preferiamo chiamare 'diritto alla difesa', suona come un insulto al programma votato dalla stragrande maggioranza degli italiani alle ultime elezioni, quello del centrodestra – ha tuonato la vicepresidente della Camera Mara Carfagna – La Lega non dovrebbe tollerare questo rallentamento. Forza Italia non cesserà di chiedere che sia dato immediato seguito all'impegno preso in campagna elettorale. Il testo presentato dal nostro partito è estremamente approfondito, è stato oggetto di accurata valutazione e resta il più equilibrato. Nessuno vuole il far west, ma non è pensabile che la legge metta sullo stesso piano rapinatori e vittime. È ora che questo principio sia sancito dal Parlamento». Le fa eco il collega di partito Maurizio Gasparri, neo-presidente della Giunta per le immunità del Senato: «Come era prevedibile il governo, in particolare con i grillini, frena sulla legge riguardante la legittima difesa. Per Forza Italia, invece, bisogna provvedere con urgenza. Che ha da dire la Lega di fronte alla frenata dei 5 Stelle? Il grado di incapacità e di irresponsabilità del governo Conte ha raggiunto livelli incredibili. È il momento di cominciare a dare una pagella quotidiana a questi autentici somari che non sono in grado di governare l'Italia». Tenta di mediare Matteo Salvini, che ha immediatamente aggiustato il tiro assicurando la totale sintonia con Bonafede e precisando che, da parte della Lega, non c'è alcuna volontà di liberalizzare le armi o la giustizia fai da te: «Non si parla assolutamente di Far West. Leggo con stupore e simpatia crescente il quotidiano la Repubblica che ogni giorno è meglio di Dylan Dog, e riescono a inventarsi la qualunque – ha affermato il ministro dell'Interno in conferenza stampa alla Camera – Il modello che preferisco è quello svizzero, non quello americano».

Il tormento della Cassa
Non si è trovato l'accordo tra M5s e Lega nemmeno sui nuovi vertici di Cassa depositi e prestiti, che ha rinviato ancora una volta la nomina del consiglio di amministrazione. «L'Assemblea ha rinviato la nomina del nuovo consiglio di amministrazione al 24 luglio 2018», ha comunicato il gruppo partecipato dal Tesoro dopo l'assemblea degli azionisti di ieri. Anche su questo punto si affretta a gettare acqua sul fuoco il premier Giuseppe Conte: «Non ci sono divergenze sulle nomine importanti. Sulla Cassa depositi e prestiti ci stiamo riflettendo bene, è uno strumento chiave e strategico». E anche Luigi Di Maio conferma: «Stiamo cercando i migliori, ci stiamo lavorando». Davvero, dunque, si risolverà il nodo delle nomine alla Cdp entro il 24 luglio? «Sì, anche se confesso che non sono partite che seguo direttamente», ha chiosato Salvini, rispondendo ai giornalisti alla Camera.