20 ottobre 2018
Aggiornato 21:37

Casamonica, un cognome che fa sempre più paura: «Pronti a sfidare lo Stato»

Il gip Sturzo nell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato a 37 arresti tra Roma e la Calabria spiega «l'estrema pericolosità dei membri del clan»
Un momento della maxi operazione dei carabinieri contro il 'clan Casamonica',  17 luglio 2018
Un momento della maxi operazione dei carabinieri contro il 'clan Casamonica', 17 luglio 2018 (ANSA/ CARABINIERI)

ROMA - «L'estrema pericolosità dei membri del clan Casamonica» e «la paura che genera nella popolazione romana». Sono questi gli elementi posti in rilievo dal gip Gaspare Sturzo nella sua ordinanza di custodia eseguita nei confronti di 37 persone. Il giudice sottolinea: «Abbiamo prova della continuità criminale costante nel tempo attraverso cui sono acquisite le risorse economiche dai profitti e proventi illeciti della struttura criminale mafiosa e poi reinvestiti massicciamente in attività legali mediante la costituzione di schermi fisici e giuridici attraverso ad oggi si continuano ad esercitare attività commerciali anche sottoposte a licenze pubbliche (come discoteche e ristoranti)». Significativo come «la maggior parte degli indagati è priva di un'attività lavorativa stabile e trae sostentamento unicamente da attività illecite, in primis quella di cessione delle sostanze stupefacenti». Un passaggio, contenuto nelle oltre 1230 pagine emessa nei confronti di 37 persone in relazione al clan dei Casamonica, che spiega le modalità con le quali il sodalizio criminale gestisca i suoi affari: «L'attività di spaccio viene quasi sempre praticata in casa, nel chiuso degli appartamenti ritenuti sicuri».

«Erano pronti a sfidare lo Stato»
«Una irreversibile condotta criminale dell'associazione che ritiene di esser matura per sfidare lo Stato». Così scrive il gip Gaspare Sturzo in un altro passo dell'ordinanza di custodia emessi nei confronti di oltre 30 persone legate al clan dei Casamonica. Il giudice ricorda la vicenda di un testimone vittima della banda che dietro minaccia fece passo indietro proprio davanti al tribunale di Roma. «Deve essere qui evidenziato come tale sfida alle istituzioni, all'interno di un tribunale della Repubblica italiana, a fronte dell'esecuzione di un atto delicatissimo di un incidente probatorio in cui la vittima deve confermare le accuse contro il suo aguzzino innanzi ad un giudice, sia del tutto inaccettabile».

Il ruolo dei 'vip' nell'inchiesta
Nel provvedimento cautelare si ricorda anche il contributo delle stesse persone finite sotto il giogo dei malavitosi. A cominciare dallo show-man e autore comico Marco Baldini per arrivare al figlio del grande regista Franco Zeffirelli, Luciano Corsi Zeffirelli Bacchielli. In una intercettazione Baldini parlando con Consiglio Casamonica detto Simone spiega: «Io sono non alla frutta, di piu! Cioè io non so cosa fare... io non posso più campare, sono assediato da 20 persone, a tutti ho detto di aspettare un po', nessuno aspetta». Baldini poi aggiunge: «Mi ha detto non me ne frega un cazzo, trovali'. Cioè io così non posso fare, proprio non ce la faccio ma non sto parlando di te, ero assediato, non fila più nessuno e mi vengano tutti addosso Simone. Tutti, una violenza impossibile ed inimmaginabile». Casamonica risponde: «Lo so, io è una settimana che mi sto a segnà, quello che potevo l'ho rifatto, mica posso darli io». Baldini: «Ma se si tratta di poca roba, io la prossima settima ce l'ho. Tipo 3 mila, 4 mila, 5 mila posso anche avere... La prossima settimana ma di più non riesco».