15 ottobre 2019
Aggiornato 13:30
Criminalità

L'immigrazione clandestina tra i principali «business» delle mafie

Dalla Relazione semestrale della Dia: «Su questo terreno le organizzazioni criminali straniere e quelle italiane si incontrano e formano alleanze»

Foto di repertorio
Foto di repertorio ANSA

ROMA - «Il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina è uno dei principali e più remunerativi business criminali»: lo sottolinea la Relazione semestrale della Dia, spiegando che su questo terreno le organizzazioni criminali straniere e quelle italiane si incontrano e formano alleanze. «Lo scenario criminale nazionale continua ad essere segnato da una interazione tra i sodalizi italiani e quelli di matrice straniera, assumendo connotazioni particolari a seconda dell'area geografica in cui tali sinergie vengono a realizzarsi», si legge nella Relazione, che spiega: «Nelle regioni del sud Italia i gruppi stranieri agiscono, tendenzialmente, con l'assenso delle organizzazioni mafiose autoctone mentre, nelle restanti regioni, tendono a ritagliarsi spazi di autonomia operativa, che sfociano anche in forme di collaborazione su piani quasi paritetici». 

I settori 'illeciti' più remunerativi
E «in tale contesto, il traffico di stupefacenti, quello delle armi, i reati concernenti l'immigrazione clandestina e la tratta di persone da avviare alla prostituzione e al lavoro nero (anche attraverso il 'caporalato'), la contraffazione, i reati contro il patrimonio e i furti di rame, sono solo alcuni dei settori dell'illecito maggiormente rappresentativi dell'operatività della criminalità straniera in Italia». Ma - avverte la Dia - «accanto al narcotraffico ed alla contraffazione su scala mondiale, gestiti da ramificate holding malavitose transnazionali, il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, con tutta la sua scia di reati satellite, per le proporzioni raggiunte e grazie ad uno scacchiere geo-politico in continua evoluzione, è uno dei principali e più remunerativi business criminali».

Le infiltrazioni mafiose a Roma
La situazione si rivela particolarmente grave a Roma, dove le indagini rivelano complesse infiltrazioni mafiose, con organizzazioni siciliane, campane e calabresi attive con «qualificate proiezioni». Nella Capitale anche organizzazioni criminali locali ormai sono diventate mafiose, adottando metodi e struttura della mafia. Le indagini della Dia hanno messo nel mirino «tutte quelle ulteriori formazioni criminali, come quelle stanziate in alcune aree della Capitale, che, basate su stretti vincoli di parentela, evidenziano sempre di più modus operandi assimilabili alla fattispecie prevista dall'articolo 416 bis c.p. e funzionali alla gestione di attività illecite tipiche, come traffici di droga, usura, estorsioni e reati contro la persona». Nella realtà della Capitale si sono viste all'opera «qualificate proiezioni delle organizzazioni di tipo mafioso italiane (siciliane, calabresi e campane in primis) che sono riuscite agevolmente ad adattarsi alle caratteristiche socio-economiche del territorio di elezione», sottolinea la Dia, avvertendo: «All'occorrenza, queste compagini criminali sanno perfettamente intersecare i propri interessi non solo con i sodalizi di matrice straniera ma, anche, con le formazioni delinquenziali autoctone che, pur diverse tra loro, in termini di modello strutturale e di azione connessa all'esercizio del potere criminale, hanno adottato il modello, organizzativo e operativo, di tipo mafioso, per acquisire sempre più spazi nell'ambiente territoriale di riferimento».