21 aprile 2024
Aggiornato 19:30
Mafia

Sequestro da 62 milioni a un manager 'vicino' a Messina Denaro

Giovanni Savalle è considerato il tesoriere del boss. Fra i beni coinvolti anche un resort a Mazara del Vallo. Nelle indagini anche un prestito da Banca Etruria

L'ultimo identikit del capomafia Matteo Messina Denaro, latitante ormai dal 1993
L'ultimo identikit del capomafia Matteo Messina Denaro, latitante ormai dal 1993 Foto: ANSA/UFFICIO STAMPA GUARDIA DI FINANZA ANSA

ROMA - Nel giorno in cui il Consiglio dei Ministri è chiamato ad approvare il potenziamento dell’Agenzia Nazionale per i beni sequestrati e confiscati alle mafie, passando da 30 a 200 persone, con l'obiettivo - come ha spiegato il ministro dell'Interno Matteo Salvini - di «restituire velocemente ai cittadini i 15.000 beni sottratti ai mafiosi», si continua a stringere il cerchio intorno al super-boss Matteo Messina Denaro. Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo ed il R.O.S. dei Carabinieri hanno dato esecuzione, in un'operazione congiunta coordinata dalla Procura della Repubblica di Palermo, ad un provvedimento di sequestro nei confronti di Giovanni Savalle, esperto fiscale-tributario ed imprenditore operante nel settore alberghiero ed immobiliare. In tutto sono stati sequestrati beni per 60 milioni di euro.

Il sequestro record
Al manager - si spiega in una nota - sono stati sequestrati una pluralità di beni (quote o intero capitale sociale delle società, complesso dei beni aziendali, beni immobili e mobili registrati, rapporti bancari e finanziari anche esteri) nella disponibilità anche dei suoi più stretti familiari, per un valore complessivo superiore ai 60 milioni di euro. Alla luce delle indagini svolte è risultato essere contiguo ad esponenti del mandamento mafioso di Castelvetrano, inseriti nel circuito di favoreggiamento del latitante Matteo Messina Denaro.

Il blitz nel Trapanese
Questi rapporti - si sottolinea - hanno consentito, nel tempo, alle imprese di Savalle di assumere rilevanti dimensioni nel tessuto economico della provincia di Trapani. Un vero e proprio boom imprenditoriale grazie «all'appoggio e alla vicinanza» di «influenti membri dell'associazione mafiosa quali Guttadauro (cognato di Matteo Messina Denaro) e Rosario Cascio, rispettivamente già reggenti del mandamento di Castelvetrano il primo e della storica famiglia di Partanna il secondo, nonché di personaggi quali Giovanni Franco Becchina, Girolamo Bellomo, Giovanni Risalvato e Giuseppe Grigoli, accumulando così un enorme patrimonio personale solo formalmente lecito». 

I precedenti
La pericolosità sociale di Giovanni Savalle - si spiega - è riscontrabile sia in numerosi procedimenti penali nel settore tributario (relativi a dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, mancato pagamento di imposte etc.) e nel settore fallimentare (bancarotta fraudolenta), sia in alcuni filoni di indagini condotte dal R.O.S. nell'ambito della ricerca del noto latitante castelvetranese.

Dagli appalti di Pompei ai finanziamenti di Banca Etruria
Emergono significativi elementi dalle dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia nonché dall'esito di una indagine della Procura di Torre Annunziata del 2014, avente ad oggetto l'esame dei numerosi appalti affidati per il recupero ed il restauro dell'area archeologica di Pompei, «pilotati» in direzione sempre delle stesse imprese, tra le quali la Società Mediterranea S.p.A. aggiudicataria dei servizi di ristorazione, riconducibile a Savalle. Nel corso delle indagini è emerso, inoltre, come Savalle abbia ricevuto un finanziamento da Banca Etruria grazie ai rapporti privilegiati avuti con un membro del C.d.A..

I beni sequestrati
Tra i numerosi beni sottoposti a sequestro spiccano il fabbricato adibito ad albergo di lusso, a Mazara del Vallo (TP), attualmente gestito da una società totalmente estranea al provvedimento giudiziario, la quale quindi prosegue regolarmente la propria attività di impresa, nonché alcuni conti correnti bancari attestati in Svizzera. Il provvedimento ha quindi interessato, nel dettaglio, 22 complessi aziendali, 12 pacchetti di partecipazione al capitale di altrettante società, 28 rapporti bancari (sia in Italia che all'estero), 47 fabbricati e 8 autoveicoli, per un valore complessivo stimato in 62.9 milioni di euro. Le società sottoposte a sequestro sono state già affidate ad un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale di Trapani - S.M.P., il quale già da oggi gestisce le aziende nell'interesse della collettività, dei clienti, dei fornitori e dei dipendenti.